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LECCE 2017

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Forest 4am: fuga dalla civiltà

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- L’ultimo film del regista polacco Jan Jakub Kolski, con protagonista un manager che dopo un grande dolore si ritira nella foresta, è in concorso al 18° Festival del cinema europeo di Lecce

Forest 4am: fuga dalla civiltà
Olga Boladz e Krzysztof Majchrzak in Forest 4am

Moto, cocaina, lavoro, sesso, palestra, discoteca, video di combattimenti e di corse d’auto: è in un vortice frenetico che ci catapulta, nelle sue prime scene, l’ultimo film (il sedicesimo) del regista polacco Jan Jakub Kolski, Forest, 4am [+leggi anche:
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. Sequenze iniziali che ci mostrano il protagonista, Forst, interpretato da Krzysztof Majchrzak (che con Kolski ha già lavorato in Pornografia [+leggi anche:
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, guadagnandosi una nomination ai Premi del cinema polacco 2004, e visto successivamente in Inland Empire di David Lynch), un uomo ben oltre la mezza età, dall’aspetto molto particolare: capelli alla moicana, tatuaggio tribale in testa, vistoso pendente all’orecchio, massa muscolare ben definita. Un uomo scontroso, un manager d’azienda che striglia pesantemente i suoi dipendenti, la sera va alle feste indossando una parrucca e non sopporta il rumore delle chiusure lampo.

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Ma che strano uomo è questo? Se lo chiede lo spettatore mentre sullo schermo si susseguono, sotto forma di flash onirici, dei piccoli indizi che soltanto alla fine del film, che supera di poco l’ora e mezza, riuscirà veramente a decifrare: quell’auto in strada, quella zip che si chiude, quell’ospedale… Ma ecco che dopo appena dieci minuti, lo scenario cambia completamente. Siamo nella foresta, al mattino presto, e c’è lui, lo stesso Forst, ma irriconoscibile: vive in una capanna, si nutre di selvaggina, indossa abiti logori, dorme in una buca ricavata nella terra. La sua unica compagnia è quella di un cane a tre zampe e di una prostituta gentile, Nata (incarnata da Olga Boladz), che batte la strada che costeggia la foresta. Più tardi, comparirà nella sua capanna una ragazzina, Jadzia (Marysia Blandzi), che sembra sbucata dal nulla e dice di essere orfana. Decide di restare lì con lui, ma anche nel suo caso, scopriremo solo molto più tardi chi è davvero.

E’ un film che non spiega, questo di Kolski (scritto dal regista insieme all’attore protagonista), in concorso al 18° Festival del cinema europeo di Lecce. O almeno, non lo fa in modo tradizionale. I dialoghi sono radi e poco o niente si sa del passato di questi tre personaggi – l’uomo, la donna e la ragazzina – diversamente fragili, dolenti e allo stesso tempo stoici, senza paura. Non sappiamo neanche dove vanno, cosa cercano. Vivono il presente accontentandosi di un po’ di conforto e di umanità. Il tutto calato in una natura materna, che accoglie e sfama, lontano da una civiltà che va sfumando insieme alla batteria del lettore musicale della 13enne, fino ad esaurirsi. E proprio l’evocazione musicale – quell’oboe tirato fuori dallo zainetto e quel Don Giovanni di Mozart che risuona quando e dove meno te l’aspetti – è un altro elemento che lo spettatore dovrà incastrare in questo puzzle, una storia di lutto, a tratti brutale, ma anche di salvezza, amore, solidarietà.

Forest, 4am, la cui prima mondiale è stata al 19° Shanghai International Film Festival e passato per Gdynia e Camerimage prima di approdare al Festival di Lecce, è il primo film prodotto dalla compagnia del regista, Wytwórnia Doświadczalna, in coproduzione con Centrala, K2, Audiovisual Technology Centre, EC1 Łodź – City of Culture, City of Łódź, e con il sostegno del Polish Film Institute.

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