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In partenza la 17a edizione del goEast Film Festival

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- Il prossimo appuntamento con l’evento di Wiesbaden punterà i riflettori su registe e protagoniste femminili

In partenza la 17a edizione del goEast Film Festival
My Happy Family di Nana Ekvtimishvili e Simon Groß

Registe provenienti dall’Europa centrale e orientale e personaggi femminili saranno al centro della 17a edizione di goEast Film Festival, che si terrà dal 26 aprile al 2 maggio nella città tedesca di Wiesbaden e dintorni. Quest’anno il festival punta in alto, con un programma ampliato che coinvolge l’intera regione e comprende proiezioni speciali, seminari, letture, tavole rotonde e una vivace sezione dedicata all’industria.

Rientrano nel concorso internazionale 16 pellicole - dieci lungometraggi di finzione e sei documentari – e ad aprire le danze troviamo My Happy Family [+leggi anche:
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intervista: Nana Ekvtimishvili, Simon …
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diretto dal duo di cineasti georgiano-tedesco Nana Ekvtimishvili e Simon Groß, che in passato si sono fatti conoscere nel circuito festivaliero con l’opera prima In Bloom [+leggi anche:
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intervista: Nana Ekvtimishvili e Simon…
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. Altro candidato georgiano è il documentario City of the Sun [+leggi anche:
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di Rati Oneli, già premiato a Berlino. Sempre dall’Europa centrale provengono anche i quattro lungometraggi di narrazione The Citizen [+leggi anche:
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dell’ungherese Roland Vranik, The Teacher [+leggi anche:
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intervista: Jan Hřebejk
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dell’acclamato regista ceco Jan Hřebejk, il vincitore di Rotterdam Filthy [+leggi anche:
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intervista: Tereza Nvotová
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dell’esordiente Tereza Nvotová e The Sun, The Sun Blinded Me [+leggi anche:
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intervista: Anka e Wilhelm Sasnal
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, adattamento polacco di un testo di Camus per la regia di Anka e Wilhelm Sasnal, oltre che due documentari, l’ultimo di Paweł Łoziński intitolato You Have No Idea How Much I Love You e Teaching War della ceca Adéla Komrzý. Altrettanto ben rappresentato è il cinema dei paesi del sudest europeo e dell’area balcanica, con tre film di finzione (Fixeur [+leggi anche:
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intervista: Adrian Sitaru
intervista: Tudor Aaron Istodor
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dell’autore rumeno Adrian Sitaru, Quit Staring at My Plate [+leggi anche:
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intervista: Hana Jušić
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dell’emergente croata Hana Jušić e il secondo lavoro di Bojan Vuletić, Requiem for Mrs. J. [+leggi anche:
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intervista: Bojan Vuletić
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) e il documentario Islands of Forgotten Cinemas di Ivan Ramljak. Figura nella lista anche la Russia, con i documentari All Roads Lead to Afrin di Arina Adju e Russia as Phantasma di Andrey Silvestrov e Daniil Zinchenko. Chiude la rosa di nominati la coproduzione tra Lettonia e Lituania Exiled [+leggi anche:
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di Dāvis Sīmanis, dramma sulla Grande guerra, e A Father’s Will di Bakyt Mukul e Dastan Zhapar Uulu, altra storia drammatica ambientata sull’altopiano del Kirghizistan.

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Al di là del concorso ufficiale, la sezione Homage renderà omaggio all’apprezzata regista e sceneggiatrice ungherese Márta Mészáros, i cui film, sempre incentrati su personaggi femminili, trattano di solito argomenti sociali scottanti senza mezzi termini e da una prospettiva critica. L’interesse per le donne nel cinema sarà alla base anche di Symposium, che attraverso 26 pellicole, nove letture e varie discussioni, cercherà di analizzare la questione del “Femminismo riluttante: cineaste dall’Europa centrale e orientale”. Oltre al tema del femminismo, punto focale della prossima edizione sarà la cinematografia ceca.

Parallelamente alle proiezioni, goEast organizza attività legate all’industria e alla formazione, ad esempio con la sezione innovativa OPPOSE OTHERING!, che mira ad risvegliare la consapevolezza riguardo i diritti umani attraverso l’anteprima di cinque pellicole dirette da coppie di giovani registi. E ancora, la nuova edizione di East-West Talent Lab permetterà a 30 professionisti di esplorare l’industria filmica partecipando a discussioni, workshop e corsi veri e propri.  Infine, la terza edizione di ‘Giovani registi per la pace’ si focalizzerà sulla possibilità di riunire registi provenienti da zone colpite dalla guerra.

(Tradotto dall'inglese)

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