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CANNES 2017 Semaine de la Critique

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Ava: uscire dal cerchio nero

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- CANNES 2017: La giovane francese Léa Mysius dimostra tutto il suo potenziale con un lungometraggio d’esordio originale e d’atmosfera, che strizza l’occhio a diversi generi

Ava: uscire dal cerchio nero
Noée Abita e Juan Cano in Ava

Una spiaggia affollata, le file di ombrelloni, i bambini che giocano, l’acqua, l’azzurro del cielo, il sole e un grande cane nero, che avanza libero in mezzo alla folla fino a raggiungere una giovane adolescente addormentata. L’animale si mette a fissarla, fino a quando quest’ultima non si sveglia di soprassalto, quindi fa dietrofront e scompare. Con una sola scena d’apertura, qualche bella inquadratura e una luce dalla patina colorata delicatamente singolare e carnale, la giovane cineasta francese Léa Mysius dispiega in un sol colpo il suo universo e detta il tono del suo primo lungometraggio, Ava [+leggi anche:
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, molto apprezzato quest’oggi alla Semaine de la Critique del 70° Festival di Cannes.

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Senza cercare l’originalità ad ogni costo, la regista dimostra un’audacia particolarmente intelligente nella scelta di arricchire il quadro realistico - e tutto sommato piuttosto classico - del risveglio al desiderio di una giovane ragazza (tema trattato con straordinaria finezza) con una miriade di elementi presi in prestito da altri generi cinematografici: una punta di melodramma quando l’eroina rischia di perdere la vista a tredici anni, delle venature leggermente fantastiche, un ritratto familiare e quello del rapporto tra madre e figlia, un pizzico di cinema socio-politico con il fascismo della polizia che emerge discretamente sullo sfondo, e una fuga alla Bonnie and Clyde, una mattinata da Romeo e Giulietta con un gitano come oggetto del desiderio. Tanti gli ingredienti incastonati con abile fluidità in una messinscena ben controllata (soprattutto per la sicurezza nella gestione della potenza suggestiva della scenografia), sullo sfondo di un mondo che avanza verso l’oscurità.

“Il tuo campo di visione si riduce, perderai la visione notturna, presto perderai la vista”. La diagnosi dell’oftalmologo è senza appello e crudele per Ava (interpretata dall’attrice rivelazione Noée Abita), in vacanza per quindici giorni vicino all’oceano con la madre Maud (l’eccellente) e la sorella, la neonata Inès. Intrappolata in questa ragnatela, in questo cerchio nero che inesorabilmente si chiude su di lei, l’adolescente fa emergere ciò che sente e i suoi desideri più profondi, segreti e violenti, attraverso le pagine di un diario (“dei bambini giocano in giardino. Vorrei che annegassero e non se ne parlasse più”) e l’attrazione nei confronti di un gitano misterioso e laconico (Juan Cano), che vive in una caverna, sotto un fortino, poco più avanti sulla stessa spiaggia dove Ava pratica il carro a vela. Rubando il cane nero di un ragazzo per allenarsi ad un’esistenza da cieca, la giovane supera i confini di una vita fino a quel momento vissuta saggiamente…

Dotata della senso della misura necessario a restituire tanto l’autenticità dei rapporti familiari, quanto le impavide incertezze dell’adolescenza, Léa Mysius, che ha anche firmato la sceneggiatura del film d’apertura del 70° Festival di Cannes, Fantômes d'Ismaël [+leggi anche:
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di Arnaud Desplechin, cambia rapidamente registro con una facilità fuori dal comune e sfrutta al meglio la magnifica fotografia di Paul Guilhaume. Sebbene il finale del film, con i due giovani amanti che tentano di scappare dalla polizia, sia un po’ meno sorprendente, Ava rivela senza ombra di dubbio una giovane e brillante cineasta, da tenere sott’occhio.

Prodotto da F Comme Film e Trois Brigands Productions, Ava sarà distribuito in Francia a partire dal 21 giugno dalla Bac Films, che ne gestisce anche le vendite internazionali.

(Tradotto dal francese)

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