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Júlia ist: biglietto di andata e ritorno

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- Elena Martín riesce a combinare freschezza tematica e polso narrativo nel suo primo film da regista, dove parla di passi vitali in avanti… e forse indietro

Júlia ist: biglietto di andata e ritorno
Elena Martín in Júlia ist

Nella sezione Zonazine dell’ultimo Festival di Málaga Cine Español ha trionfato l’opera prima di una giovane regista: Júlia ist [+leggi anche:
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intervista: Elena Martín
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 è il debutto dietro la macchina da presa di Elena Martín, che abbiamo visto recitare precedentemente in Las amigas de Ágata [+leggi anche:
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, un film di natura simile, diretto da altri quattro apprendisti cineasti. Entrambi i film escono dalla Universidad Pompeu Fabra, di Barcellona, poiché sono entrambi il lavoro di fine studi di allieve di Comunicazione Audiovisiva. Questi due, insieme a El inventor de la selva, indimenticabile documentario di Jordi Morató, sono esempi di lavori di formazione rilevanti che, grazie all’interesse suscitato nei festival, hanno finito per diventare il termometro dello stato di salute della magnifica, audace e abbagliante fucina del cinema spagnolo: resta ora da vedere se il box office li premierà come hanno fatto i critici.

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Lo spirito giovanile e la voglia di conoscere sono palpabili anche in Júlia ist, che ha contato su quattro sceneggiatori – la regista stessa, Pol Rebaque (anche direttore della fotografia), Marta Cruañas (anche produttrice) e María Castellvi – che hanno adattato la storia che narrano alle modeste condizioni di produzione. Girata a Berlino e Barcellona, la pellicola ha come interprete principale la stessa Elena Martín, che, anche se formatasi in teatro, con questo film e Las amigas de Ágata dimostra di avere un volto telegenico e una sensibilità particolare nel trasmettere le inquietudini, le ansie e le confusioni della “generazione Skype”.

La Júlia del titolo, studentessa di architettura, si reca nella capitale tedesca per fare il suo Erasmus. Dietro di sé lascia la sua famiglia protettiva e il suo fidanzato, Jordi, con cui ha una relazione da lungo tempo, in preda alla routine. Berlino sembra ai suoi occhi grandi e miopi come un paradiso dove cominciare una vita diversa, piena di stimoli nuovi. Ma così non sarà: la grande città risulta fredda, inavvicinabile, oscura e leggeremente ostile per chi non domina perfettamente la sua lingua e i suoi ritmi.  

Allo stesso tempo, tramite le conversazioni intrattenute dallo schermo del suo computer, il suo rapporto con Jordi comincia a mostrare le sue crepe: la distanza è la prova che bisognava superare per garantire il futuro della coppia. Dinanzi alla sua nuova e sconcertante vita, a Júlia non resta altro che lottare, andare avanti e sopravvivere, scovare gli aspetti più gioiosi della città e sperimentare, per la prima volta, qualcosa di simile alla libertà, senza legami familiari o affettivi.

Elena Martín ha intriso di esperienza personale il suo primo film, riempiendolo di amici, trasformatisi in attori e collaboratori di un’opera che è stata girata in forma assolutamente libera e liquida, con squadre ridotte composte da quattro o cinque persone. Elena Martín e i suoi compagni di studi, dopo mesi di riprese sporadiche, sono riusciti a plasmare, in un film piccolo nella sua fattura ma enorme per senso e sensibilità, ciò che significa lasciarsi ogni comfort alle spalle per addentrarsi in un’altra cultura, affrontando responsabilità, paure e insicurezze, in cerca di crescita personale. Anche se, ripercorrendo le tappe (a Barcellona, in questo caso), la sensazione di fallimento vitale può risorgere… e con essa la voglia di stabilirsi.

Júlia ist è una produzione di Lastor Media, S.L. e Antaviana Films. con la collaborazione dell’università Pompeu Fabra. Della sua distribuzione si occupaAvalon.

(Tradotto dallo spagnolo)

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