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TRANSILVANIA 2017 Romanian Days

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Prowl: il cinema femminista sbarca in Romania

di 

- Alexandra Bălteanu esplora gli abusi e i pregiudizi nel suo dramma sociale, presentato al Transilvania IFF

Prowl: il cinema femminista sbarca in Romania
Corina Moise in Prowl

Dopo un debutto internazionale nella sezione Registi emergenti allo scorso Festival di San Sebastián, Prowl [+leggi anche:
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, diretto dalla regista tedesca nata in Romania Alexandra Bălteanu, è stato proiettato fuori concorso nella sezione Romanian Days del Transilvania International Film Festival (2-11 giugno, Cluj-Napoca). Un film intrigante e freschissimo, che narra l’incontro tra tre prostitute sotto un ponte nei pressi di Bucarest.

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Raramente descritte nel recente cinema rumeno, e sovente usate come elemento decorativo ed esotico (con l’eccezione di Fixeur [+leggi anche:
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intervista: Adrian Sitaru
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di Adrian Sitaru, ugualmente presente al TIFF 2017), le prostitute sono mostrate in Prowl senza alcuna traccia di pregiudizio. Bălteanu non lascia trapelare commenti sulla loro occupazione e le guarda esattamente per come sono: persone che affrontano delle sfide e che coltivano desideri, sogni e preoccupazioni terrene. Un approccio, quello di Prowl, fresco, sincero ed obiettivo, che, assieme ad una recitazione controllata e priva di sbavature, avvicina la pellicola al genere documentario.

Ciò che realmente sorprende del film è che non cerca mai di “umanizzare” le sue protagoniste: il punto di vista non è mai quello del “anche loro sono persone”. Sarebbe facile ricorrere all’emozione e ad artifizi scandalosi per creare empatia, ma Bălteanu preferisce imboccare una strada più neutra e più impressionante e rimuovere ogni aspetto troppo colorito nel descrivere la movimentata giornata di questi personaggi. 

La regista costruisce un mondo convincente attorno alle tre donne, mostrandoci, ad esempio, Lidia (Corina Moise, già interprete in Double [+leggi anche:
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) nella propria casa, mentre prepara la cena per la sua famiglia. In un freddo mattino, lei e la sua migliore amica Denisa (Iulia Lumânare) si recano al lavoro, ma dato il rifiuto di Bălteanu di usare qualsivoglia elemento esibizionistico, potrebbero lavorare ovunque. Per il pubblico è stupefacente vedere come Lidia, Denisa e la loro amica/rivale Vanesa (Iulia Ciochină) offrano sesso orale per una decina di euro sotto un ponte così trafficato. 

Ed è qui che risiede la forza del film: la profonda differenza tra come le prostitute sono mostrate e come lo spettatore è abituato a vederle, crea un effetto sorprendentemente potente e liberatorio, facendo di Prowl una delle più efficaci pellicole femministe del cinema rumeno contemporaneo. L’apprensione rispetto a come una prostituta possa essere guardata è un tema ricorrente nelle conversazioni delle protagoniste ed è un ulteriore espediente utilizzato per scoraggiare ogni etichettatura. 

Dal punto di vista della filmografia della regione, Prowl rappresenta inoltre un buon esempio di una tendenza attuale: quella delle registe nate in Romania, che lavorano nelle nazioni rispettive e che, tuttavia, tornano a guardare al proprio paese d’origine con uno sguardo fresco e in cerca di storie interessanti. Pur con le dovute differenze, Prowl di Bălteanu, That Trip We Took with Dad [+leggi anche:
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di Anca Miruna Lăzărescu e The Miracle of Tekir [+leggi anche:
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di Ruxandra Zenide si spingono oltre la già comoda frontiera della New Wave rumena e offrono nuove prospettive a partire da racconti in tutto e per tutto rumeni. 

Prodotto da Deutsche Film & Fernsehakademie Berlin (dffb) con l’aiuto dell’Università d’arte teatrale e cinematografica di Bucarest (UNATC), Prowl incarna un altro interessante fattore: le opere realizzate dagli studenti del dffb nei propri paesi di origine (un altro esempio è Zhaleika [+leggi anche:
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di Eliza Petkova, selezionato alla Berlinale), evidenziano perfettamente come funzioni il cinema europeo.

(Tradotto dall'inglese)

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