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Être et durer: il parkour visto con gli occhi di una madre

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- Anteprima mondiale a Bologna per il doc diretto da Serena Mignani, dove la regista entra con suo figlio nell’universo di una disciplina spettacolare, rischiosa ma ricca di sani principi

Être et durer: il parkour visto con gli occhi di una madre

Capriole, volteggi, scalate, a decine di metri di altezza e in bilico sul vuoto. Dà le vertigini Être et durer: Essere e sopravvivere, il bel documentario che l’italiana Serena Mignani ha presentato in anteprima mondiale al 13° Biografilm di Bologna (9-19 giugno 2017), accompagnata da una vivace banda di giovani traceurs. Si parla infatti di parkour in questo primo lungometraggio della regista bolognese, anche produttrice audiovisiva (oltre che attrice, tra Italia e Stati Uniti): una disciplina metropolitana nata in Francia negli anni ’90, che vede coloro che la praticano tracciare un percorso da un punto a un altro e superare ogni tipo di ostacolo o barriera per raggiungerlo, che sia un muro, una ringhiera o lo stacco tra un tetto e l’altro. Immagini spettacolari di imprese atletiche al cardiopalmo, quindi, ma non solo: il doc di Mignani sa infatti mischiare il brivido con una profonda e sentita riflessione sul pericolo, il passaggio all’età adulta e la necessità per un genitore di liberare i propri figli.

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Alle prese con un figlio ipercinetico, che salta e si arrampica ovunque, la regista scopre una decina di anni fa, su Internet, un’attività che potrebbe fare al caso suo: il parkour. Entra così, proprio col suo Lorenzo (all’epoca poco più che un bambino) in questo mondo, lo segue nei suoi allenamenti e con la scusa di immortalare le imprese sue e dei suoi amici, videocamera alla mano, rimane al suo fianco nel suo percorso di scoperta del rischio e di crescita. Ma un giorno, nella notte, arriva una telefonata che tutte le madri di traceurs temono più di ogni altra cosa: uno di loro, appena dodicenne, è precipitato da un tetto. L’età dell’innocenza è finita, il gioco lascia il passo al dolore, madre e figlio separano le loro strade. Lui acquista la sua autonomia, lei impara a lasciarlo andare.

Straordinariamente ricco – di video adrenalinici, interviste, suggestioni, dubbi e riflessioni – Être et durer rappresenta un viaggio emotivo di una madre nell’adolescenza di un figlio, ma anche un’esplorazione di una filosofia di vita, quella di non fermarsi dinanzi agli ostacoli, condivisa da tanti ragazzi appassionati, consapevoli di quello che fanno e soprattutto fisicamente allenatissimi. Un viaggio che, partendo da Bologna e dalla propria esperienza personale, porta la Mignani a cercare risposte in altri luoghi del mondo, a Liverpool, Parigi, Shanghai, Hong Kong, persino a Gaza, dove si confronta con altre famiglie e concezioni differenti di pericolo e libertà (interessante, ad esempio, la diversa percezione del rischio per un palestinese, per ovvie ragioni). Un lavoro rigoroso, durato anni, coinvolgente, che ha anche il merito di mostrare il dialogo tra le generazioni, la condivisione e la comprensione reciproca come un qualcosa di possibile e naturale, e che per questo sa parlare sia ai giovani che agli adulti. “Come mamma, ho fatto il parkour anch’io, mentalmente, cercando di superare i miei limiti e affrontando le mie paure”, è la simpatica conclusione della Mignani. Un bell’esempio da tenere a mente.

Il film è prodotto da Imago Orbis.

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