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LOCARNO 2017 Piazza Grande

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Three Peaks, un gioco di poter ad alta quota

di 

- LOCARNO 2017: Il secondo lungometraggio del giovane regista berlinese Jan Zabeil è un dramma psicologico ad alta tensione che mette in scena un atipico ménage à trois

Three Peaks, un gioco di poter ad alta quota
Arian Montgomery, Bérénice Bejo e Alexander Fehling in Three Peaks

Per il suo debutto al Locarno Festival Jan Zabeil si lancia in un dramma psicologico, Three Peaks [+leggi anche:
intervista: Jan Zabeil
scheda film
]
, ad alta tensione che mette in scena un atipico ménage à trois, quello fra una mamma (Léa, interpretata dalla francese Bérénice Bejo), suo figlio Tristan di otto anni e il suo nuovo compagno Aaron per il quale ha lasciato il padre di suo figlio (Alexander Fehling). 

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A fare da sfondo a questo triangolo all’interno del quale si intercalano momenti di complicità e pura incomprensione, un decoro mozzafiato: quello delle Tre Cime di Lavaredo sulle Dolomiti italiane, a sua volta rinchiuso nella cornice della suggestiva Piazza Grande di Locarno. Una scelta sicuramente azzeccata per un film le cui maestose immagini hanno bisogno di spazioper essere apprezzate appieno. 

Il motivo per cui Léa, Tristan e Aaron si ritrovano confinati nella piccola dimora alpina di lui, è il tentativo di rinforzare la loro unione lontani dalle pressioni famigliari (il padre di Tristan si manifesta solo attraverso le telefonate regolari e assillanti a suo figlio) e sociali che li attorniano.

Sebbene all’inizio il decoro montano ci trasmetta un nonsoché di bucolico, quasi surreale nella sua beatitudine, con il passare del tempo e il mutare dei sentimenti che legano Tristan e Aaron, anche lui sembra trasformarsi: sottilmente, in modo quasi subdolo. Fra il neo/pseudo/quasi padre e il neo/pseudo/quasi figlio si istaura un pericoloso gioco di potere, un balletto maldestro e a tratti sadico che riflette l’ambivalenza dei sentimenti che li legano.

Ciò che rende estremamente moderno il dramma ad alta quota di Jan Zabeil è proprio la rappresentazione in tutta la sua complessità di una famiglia ricomposta. Il legame fra Tristan ed Aaron si trasforma (in senso proprio come figurato) in una vera e propria escursione intrapresa con piede malfermo.

La tensione palpabile che domina il film è credibile dall’inizio alla fine sapendo situarsi in quella zona di mezzo fra verosimiglianza e pathos. Come due cani che si annusano cercando ognuno di marcare il proprio territorio, i due protagonisti (spalleggiati da una mamma/compagna alleata a intervalli alterni all’uno come all’altro) si spingono più in là di quanto avrebbero mai creduto senza rendersi conto di essere arrivati sul bordo del precipizio. Cosa fare quando le certezze di una famiglia tradizionale si frantumano? Come riempire un posto lasciato vacante da qualcuno che ancora esiste? Malgrado la sua presenza granitica da uomo tutto d’un pezzo Aaron sembra, perso nel maestoso decoro montano, un piccolo sassolino come tanti. Alla fine del film e malgrado una straordinaria ”rinascita” del nostro protagonista dagli accenti quasi (esageratamente) sovrumani l’unica cosa che rimane ancora in piedi sono le millenarie Dolomiti.

Three Peaks è prodotto da Rohfilm Productions (Germania) e Echo Film (Italia) assieme a SWR. The Match Factory si occupa delle vendite all’internazionale.

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