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A Moment in the Reeds: una gioventù condivisa

di 

- L’opera prima del regista finlandese Mikko Makela, svelata al Festival di Londra, fa parte della prima ondata di film LGBT del paese

A Moment in the Reeds: una gioventù condivisa
Janne Puustinen e Boodi Kabbani in A Moment in the Reeds

L’apertura mentale tipica della società finlandese è spesso invidiata da altre società del mondo. Un esempio: la sua recente politica di accoglienza dei rifugiati durante la crisi migratoria. Eppure nessun lungometraggio finlandese con un omosessuale come personaggio principale era stato mai prodotto, prima di quest’anno.

Il regista finlandese Mikko Makela ha deciso di rimediare a questa anomalia con il suo primo film, A Moment in the Reeds, svelato nella sezione Love del 61° Festival di Londra. Il film s’iscrive in un’annata ricca per il cinema LGBT finlandese con, in particolare, Tom of Finland [+leggi anche:
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intervista: Dome Karukoski
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, che rappresenterà il paese agli Oscar. 

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Leevi (Janne Puustinen) è un giovane uomo finlandese, che studia letteratura a Parigi. Torna nel suo paese natale per le vacanze, dove ritrova suo padre, suo unico parente dopo la morte della madre. Va ad aiutarlo a sistemare il loro chalet delle vacanze, isolato, in riva a un magnifico lago. L’incompatibilità tra le aspirazioni bohémien di Leevi e il conservatorismo di suo padre sono manifeste sin dalla scena d’apertura: Leevi annuncia di voler sfuggire al servizio militare finlandese chiedendo la nazionalità francese, con grande scontento di suo padre.

Leevi viene raggiunto da Tareq (Boodi Kabbani), un architetto siriano rifugiato in Finlandia, impiegato dal padre di Leevi per aiutarlo ad aggiustare la casa. Malgrado la distanza geografica che li separa per gran parte della loro vita, le preoccupazioni di Tareq sono simili a quelle di Leevi: un ambiente conservatore molto vincolante, e un’omosesualità che fatica a farsi spazio all’interno della famiglia. Attraverso i silenzi che punteggiano le loro conversazioni triviali, una relazione intima si sviluppa poco a poco tra Tareq e Leevi, durante le assenze prolugate del padre di quest’ultimo.

Le scelte di messa in scena di Makela, tra cui quella di non scrivere quasi nessun dialogo prima delle riprese, lasciano volutamente una grande libertà agli attori, che improvvisano il loro testo nella maggior parte delle scene, e conferisce al film un naturalismo e una semplicità sorprendenti. Il naturalismo è rafforzato dalla lingua scelta: Leevi e Tareq si parlano in un inglese approssimativo, che non è la loro lingua madre. Questo riflette una realtà di oggi poco mostrata sullo schermo: l’utilizzo di un inglese internazionale come lingua comune ai giovani di tutto il mondo. Anche l’importanza dei telefoni e dei social network è presentata in maniera molto convincente come un linguaggio comune ai due giovani uomini.

Il film trova tutta la sua forza e la sua vitalità nel ritratto di questa gioventù: vediamo due ragazzi del nostro tempo che, malgrado le origini diverse, si comprendono, condividono le stesse preoccupazioni, le stesse inquietudini, e lo stesso modo di vivere la loro sessualità in seno alla famiglia e sul web.

Per essere il suo primo film, l’ambizione di Makela è notevole, ossia trattare tre temi sociali importanti: la crisi migratoria, la problematica relazione padre-figlo, e il conservatorismo finlandese ancora ben presente. Di conseguenza, in alcuni momenti chiave, il film si sviluppa in maniera fiacca, e avrebbe probabilmente beneficiato dal focalizzarsi più in profondità su uno di questi temi.

Con A Moment in the Reeds, Makela si afferma comunque con molta determinazione, coraggio e sensibilità come una delle figure maggiori della scena emergente del cinema LGBT finlandese.

Il film è prodotto dalla società inglese Wild Beast Productions.

La nostra copertura per il 61° BFI London Film Festival è gestita in collaborazione con lo UK National Film and Television School's MA in Cinema, Organizzazione e Gestione.

(Tradotto dal francese)

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