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Oro: il branco umano

di 

- Agustín Díaz Yanes torna al cinema con un ambizioso film storico in cui racconta le miserie e la violenza di un gruppo di conquistatori alla ricerca di El Dorado

Oro: il branco umano
Luis Callejo, Raúl Arévalo, Antonio Dechent e Bárbara Lennie in Oro

C’era molta attesa per Oro [+leggi anche:
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: il nuovo film di Agustín Díaz Yanes aveva creato molte aspettative fin dall’annuncio del progetto. Non solo perché rappresentava il ritorno in campo di uno dei cineasti più apprezzati di Spagna, come dimostrano titoli suoi come Nadie hablará de nosotras cuando hayamos muerto, Sin noticias de Dios o Alatriste [+leggi anche:
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, ma anche perché adattava ancora una volta un testo scritto da Arturo Pérez Reverte e riuniva nel cast interpreti di primo piano come Raúl Arévalo, José Coronado, Juan Diego, Bárbara Lennie, Anna Castillo, Andrés Gertrudix, Luis Callejo, Óscar Jaenada, José Manuel Cervino, Antonio Dechent e Juan José Ballesta. L’appoggio di un gruppo come Atresmedia e il segno che sempre lascia alle sue imprese Enrique López Lavigne, di Apache Films, lasciavano presagire che fosse in cantiere qualcosa di speciale. E Oro lo è, ma non così comodo e commerciale da poter piacere a tutti.

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Díaz Yanes, figlio di torero (cosa che era evidente nella sua summenzionata opera prima), si è affidato completamente alla sua squadra affinché Oro avesse tutto il necessario per ricostruire un tempo convulso e misterioso: alla direzione della fotografia di Paco Femenía, che ha dato al film un'atmosfera umida e torbida; alla composizione musicale di Javier Limón, che sottolinea con i suoi accordi una tensione irrespirabile, e alla scenografia di Javier Fernández, che ha trasformato la giungla canaria in una gabbia claustrofobica, ostile e densa. Attraverso questo paesaggio inesplorato scivola, come un grande serpente umano, un gruppo di conquistatori spagnoli che cercano la mitica città costruita con il più prezioso dei metalli.

Si tratta di un comando forzato di soldati anonimi, accompagnati da due donne e da alcuni indiani, che, spinti dalla necessità di lasciare le loro miserie in Spagna, hanno intrapreso una spedizione tanto folle quanto chimerica. Anche la chiesa li accompagna, così come un rappresentante del re incaricato di redigere il diario di questo viaggio nel cuore delle tenebre. Lungo la strada, la rabbia più cruda infetterà il gruppo, sporco all'esterno e, ad ogni passo, sempre più all'interno.

Díaz Yanes non lesina né il sangue né la tristezza in questo film d'avventura, che trabocca malumore e malinconia, ambientato in un’epoca suicida. Pochi dei suoi personaggi trasmettono integrità, al contrario, come i lupi rabbiosi, sono mossi da ragioni meschine, senza un minimo di nobiltà. E quando c’è da uccidere il rivale, non esitano a sollevare le loro spade o a ficcare un pugnale guardando negli occhi il nemico: la violenza diventa tanto organica in Oro da scuotere l’animo dello spettatore. Uccidere, violentare o negare l'aiuto a qualcuno ci sembrano oggi di una brutalità inconcepibile, ma nella conquista dell'America erano all’ordine del giorno. Tutto questo dà a Oro un tono scomodo e aspro che lo rende un’eccezione nel cinema attuale, e anche una specie di western paludoso e crepuscolare, che ritrae quanto crudele e spietato il genere umano possa diventare.

Oro è una produzione di Apache Films, Atresmedia Cine, Virtual Contenidos, Áralan Films e Tezutlan Films AIE, con la partecipazione di Telefónica Studios e Canal Sur e il sostegno dell’ICAA. Della sua distribuzione in Spagna, da venerdì 10 novembre, si occupa Sony.

(Tradotto dallo spagnolo)

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