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Handle with Care: "Solo tu ed io"

di 

- Il regista norvegese Arild Andresen esplora il legame con i figli e porta fino in Colombia un vedovo disorientato e il suo piccolo figlio adottivo

Handle with Care: "Solo tu ed io"
Kristoffer Joner e Kristoffer Bech in Handle with Care

Il tema dell’adozione viene di solito trattato dal punto di vista degli europei che vogliono adottare dei bambini provenienti da Paesi più poveri (come in La piccola Lola) o cercando di rappresentare il percorso di adattamento dell’adottato nella nuova famiglia e il legame con le sue radici (Vai e vivrai [+leggi anche:
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ecc). Invece, quello che fa Arild Andresen con Handle with Care [+leggi anche:
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, in gara al 18° Arras Film Festival, è qualcosa di molto più originale.

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Da Stavanger a Bogotà, è una sorta di viaggio al contrario, meno amorevole, sul quale il regista norvegese (distintosi con i due lungometraggi The Liverpool Goalie [+leggi anche:
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e The Orheim Company [+leggi anche:
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) ha deciso di indagare partendo dalla figura di un padre adottivo che non ama il figlio e che ha deciso di riportarlo (per liberarsene) nel Paese d’origine. Una situazione iniziale nella quale il regista smorza con abilità, grazie all’evidenziazione del dolore provato dal padre per essere diventato vedovo, la potenziale avversione del pubblico verso l’uomo, un occidentale che cerca di sbarazzarsi di un bambino innocente che aveva salvato da una vita triste ma ormai avvertito solo come un fardello, e inserisce i due protagonisti in un viaggio iniziatico in un altro continente.

“Non è mio figlio. L’unica che avevamo in comune era Camilla. Adesso, ci siamo solo noi due e non riesco a provare qualcosa per lui. Potrebbe esserci un posto migliore per lui, magari in un’altra famiglia?”. Dal momento in cui è morta la moglie, il norvegese KJjetil (l’eccellente Kristoffer Joner, premio Amanda 2017 come miglior attore per il suo ruolo in The Wave [+leggi anche:
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e distintosi anche in The Revenant) non sa più cosa farsene del piccolo Daniel (Kristoffer Bech), di sei anni, adottato due anni prima in Colombia. Il suo lavoro in una piattaforma per l’estrazione del petrolio, la sua condizione psicologica precaria (è annientato dalla scomparsa della moglie) e la sua difficoltà nel provare affetto (non sa prendersi cura del bambino e si arrabbia facilmente) generano, anche complice un bambino estremamente scosso dalla scomparsa di sua madre, sempre più scontri tra i due, che neanche gli assistenti sociali e altri psicologi riescono ad attutire (“Non può più pensarla così, lei adesso è un padre”). Cercando disperatamente una via d’uscita, KJetil decide di tornare in Colombia con Daniel per ritrovare la madre biologica e si lancia in un’avventura quasi impossibile a Bogotà, aiutato da un tassista (Marlon Moreno).

Menzogne a se stesso e agli altri, soffocando il senso di responsabilità sotto falsi pretesti, senso di colpa e crisi di coscienza: c’è tutto questo nel complesso personaggio di KJjetil, che agisce all’interno di una trama creata magistralmente (lo scenario è stato scritto dal regista insieme a Hilde Susan Jægtnes e Jorge Camacho) e che seziona la doppia faccia dell’adozione (padre/figlio, due paesi, due culture) e il tema del legame. Molto ben interpretato e a tratti anche straziante, il film evita di scadere nel melodramma e riesce a dare un po’ di realismo al soggiorno colombiano senza pretendere di andare troppo nel dettaglio. Una buona dose di distacco e un’efficacia narrativa che, alla fine, vanno un po’ artificialmente verso un certo ottimismo. Tuttavia, il film dipinge con grande precisione il tema della comunicazione dei sentimenti e la conoscenza di se stessi.

Prodotto dalla Motlys, Handle with Care è stato coprodotto dagli olandesi della The Film Kitchen, dai danesi della SF Film e dai norvegesi della GOfilm. Le vendite internazionali sono gestite dalla società francese Playtime.

(Tradotto dal francese)

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