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Penélope: l’arte dell’attesa

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- Eva Vila firma un’opera che evoca liberamente il mito omerico, girata in ambiente rurale e con attori non professionisti, trasmettitori di un’eredità sull’orlo dell’estinzione

Penélope: l’arte dell’attesa
Ramón Clotet Sala in Penélope

Eva Vila (Barcellona, 1975) ha vinto premi con il suo film precedente, Bajarí (2013), ma prima aveva girato B-Side: la cara B de la música en Barcelona e El espacio de uno mismo. Inoltre, insegna al master di Documentario di Creazione dell’Università Pompeu Fabraed è stata produttrice di altri registi come Isaki Lacuesta, Mercedes Álvarez e Ricardo Íscar. Il suo nuovo film, Penélope, ha avuto la sua prima mondiale in concorso nella Sezione ufficiale del 14º Festival del Cinema Europeo di Siviglia, rivaleggiando con un altro documentario che parla del tempo e dell’eredità: El mar nos mira de lejos [+leggi anche:
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film focus
intervista: Manuel Muñoz Rivas
scheda film
]
del sivigliano Manuel Muñoz Rivas.

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Penélope, come indica il suo titolo, è una ricreazione libera, sensoriale e poetica del classico omerico, trasposto in un ambiente rurale affascinante e quasi irreale grazie al trattamento formale, alla fotografia e, soprattutto, al suono (qui si sente il tempo) che Eva Vila ha scelto di offrire a questa rivendicazione di una generazione e di alcuni stili di vita che stanno scomparendo. Per far ciò, ha sfruttato anche la naturalezza di personaggi/attori non professionisti che interpretano se stessi: Ramón Clotet Sala e Carme Tarte Vilardell. Il primo incarna – o si offre così come è all’obiettivo del direttore della fotografia Julián Elizalde – un uomo che torna nella sua terra d’origine. La seconda, con il suo secolo di esperienze, è una delle poche sarte che si trovano ancora in alcuni paesi della Spagna.

Entrambi vivono in un luogo indefinito nello spazio e nel tempo che dà al film quell'atmosfera atemporale – tra sogno e realtà – che a volte trasmettono i film nostalgici di Víctor Erice: El espíritu de la colmena e, soprattutto, El Sur. Il tempo si ferma e rimane sospeso in questo documentario la cui sceneggiatura è stata scritta dalla sua regista e da Pep Puig, divisa in capitoli, con una voce off femminile che recita frammenti dell’Odissea e con le melodie della cantante Alejandra Barber che punteggiano uno stato d'animo, fragile e atmosferico, che si appella all'arte dell'attesa.

Il suono delle campane, i rumori della natura, il ticchettio di un orologio e una radio accesa – che diffonde notizie sull'attuale crisi catalana, così come una trasmissione mitica per gli spagnoli quale fu El Consultorio de Elena Francis – immergono sensorialmente lo spettatore in quel non-spazio/tempo che è questo film che rilegge il mito aggiungendovi un pensiero scettico: all'uomo che torna manca l'alone di eroe, poiché viene dimenticato, carico del bagaglio che il viaggio ha depositato sulle sue spalle. E Penelope continua a cucire, mentre i decenni passano...

Penélope è una produzione di Araki Films (Spagna) e Poland Studio (Polonia), che ha contato sul sostegno del programma Eurimages, di ICEC (Institut Català de les Empreses Culturals, ICAA (Instituo de la Cinematografía y de las Artes Audiovisuales) e TV3 (Televisió de Catalunya).

(Tradotto dallo spagnolo)

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