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Don’t Forget Me: un amore borderline

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- Coprodotto da Francia e Germania, il primo lungometraggio dell'israeliano Ram Nehari, trionfatore al Torino Film Festival, è un dramedy sentimentale disperato e a suo modo divertente

Don’t Forget Me: un amore borderline
Nitai Gvirtz e Moon Shavit in Don’t Forget Me

E’ un film essenziale, di durata contenuta (poco più di 80 minuti), a suo modo divertente, Don’t Forget Me dell’israeliano Ram Nehari, trionfatore al 35° Torino Film Festival (leggi la news). Già dalla sequenza iniziale scandita dalla domanda “movimenti intestinali? mestruazioni?”, una formula ripetuta macchinalmente a ciascuna ospite di un centro per la cura di disturbi alimentari, capiamo l’alienazione in cui è immersa la giovane protagonista, Tom (Moon Shavit). Così come, dalle prime battute che Neil (Nitai Gvirtz, che ha anche scritto la sceneggiatura) scambia con un riparatore di strumenti musicali, intuiamo che il ragazzo non ha tutte le rotelle a posto. Lei sogna di fare la modella, perciò ha smesso di mangiare, fino a ritrovarsi in un istituto di riabilitazione alimentare. Lui suona la tuba, si è messo in testa di fare un tour in Europa, ma nel frattempo è in cura presso una clinica psichiatrica. Due giovani emarginati che si incontrano, si riconoscono e si innamorano a modo loro, per un film tenero, disperato e con qualche punta di satira sulla società israeliana.

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Tutto avviene nell’arco di un giorno. Prima seguiamo alternativamente il quotidiano dell’uno e dell’altra. Tom sale sulla bilancia, parla con lo psicologo e dovrebbe festeggiare (le è tornato finalmente il ciclo, sintomo che il suo corpo si sta riprendendo), invece è tutt’altro che contenta: il suo desiderio di morire, di “sparire lentamente” non la molla che per pochi attimi. Neil ritrova un suo vecchio amico musicista e si convince di poter entrare a far parte della sua band, così acquista una tuba nuova (che non sa suonare neanche tanto bene) e si prepara a partire per andare a suonare con lui a Berlino. Le strade di Tom e Neil si incrociano per caso, bastano poche ore e si ritrovano a fare progetti insieme, a fantasticare una vita normale, altrove. Come una versione meno edulcorata e scintillante di Il lato positivo di David O. Russell, il film mette in scena l’incontro tra due personalità borderline, con i loro alti e bassi, da cui ci si può aspettare di tutto, e i loro dialoghi sono molto poco convenzionali e stranianti, con lui che parla delle sue “visioni” e lei così apparentemente lucida nelle sue ossessioni, e persino nella sua immoralità.    

Non succede granché in Don’t Forget Me, nessuna vera svolta nelle vite di questi due giovani, solo la breve illusione di un orizzonte diverso. Tutto poggia sulla coppia protagonista (entrambi gli interpreti sono stati premiati a Torino), abili sia lui che lei a incarnare il proprio disagio in maniera discreta. “Volevo personaggi che fossero chimicamente ed emotivamente sbilanciati. Non subiscono epifanie, e le avventure che attraversano sono piccole e talvolta patetiche”, spiega Nehari, già autore di cortometraggi su persone con problemi mentali, oltre che di varie serie tv. “Far ridere la gente è la mia battaglia per il rispetto di se stessi; farla piangere è implorare pietà”, aggiunge. Non c’è ombra di pietismo, infatti, in questo film. Anzi, a volte si sfiora l’ironia feroce: nella scena della modella che cerca di dare il buon esempio alle ragazze anoressiche, ma non riesce a ingerire neanche un chicco di riso; quando la madre di Tom esalta le gioie del veganesimo; e poi le tirate contro i russi, contro i tedeschi (come può un israeliano andare a Berlino, dopo tutto quello hanno fatto agli ebrei?)… Un piccolo film, che forse non fa in tempo a coinvolgere pienamente, ma che offre uno sguardo sincero sulla diversità.

Don’t Forget Me è prodotto da Yifat Films ltd (Israele), Tabo Tabo films (Francia) e Film Five (Germania).

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