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Patser - Gangsta: gangster alla fiamminga

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- Il duo Adil El Arbi - Bilall Fallah realizza una commedia iper-energetica, i cui eccessi formali riecheggiano le avventure "bigger than life" dei suoi protagonisti

Patser - Gangsta: gangster alla fiamminga

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, due film cupi che già mostravano la loro padronanza formale, Adil El Arbi e Bilall Fallah cambiano tono con Patser – Gangsta [+leggi anche:
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, una commedia totalmente eccentrica dove si affrontano gangster più o meno dilettanti sullo sfondo del conflitto con la mafia colombiana.

Anversa, quartiere t’Kiel. Adamo, sulla ventina, ammazza il tempo nei corridoi degli aloggi popolari del quartiere con la sua banda, Badia, Younès e Volt. I quattro vivono di piccoli lavoretti, ma hanno un'ambizione: vogliono diventare Tony Montana, il leggendario gangster. Quindi, quando si presenta l'opportunità di lavorare per Orlando, il dealer del quartiere, colgono l’occasione, anche se è troppo grande per loro. Soprattutto perché Orlando non lavora proprio da solo, e i suoi committenti colombiani non vedono di buon occhio che la polvere bianca scompaia nel nulla o che vada a finire nelle tasche senza fondo dei poliziotti corrotti.

Adamo e la sua banda si lanciano a capofitto in un’attività più grande di loro, come se il porto di Anversa fosse il set di un videogioco a grandezza naturale, dove si ha sempre una seconda chance e dove le vite si rigenerano. I registi giocano su questo registro adottando un’estetica forte in gran parte ispirata ai videogiochi, dalla presentazione dei personaggi ai giochi sulle luci, al neon e stroboscopiche, che lampeggiano durante il film. La vita è una lotta (mortale), dai ring di kick-boxing in cui evolve Badia, l'eroina della banda, ai vicoli bui del porto di Anversa dove transita la droga. La colonna sonora è in pieno accordo, ricca di colpi a effetto, mantenendo lo spettatore in uno stato di eccitazione che gli fa dimenticare le 2h05 di durata del racconto, un racconto efficacemente ritmato dai sette peccati capitali, scanditi sul filo delle disavventure di questa banda di affascinanti contrabbandieri. Il tutto mentre sprofondano in una situazione sempre più inestricabile, tanto da chiedersi se e come tutto potrà mai andare a finire: una trappola da cui la sceneggiatura riesce a uscire abilmente.

Patser è un film di eccessi, che va troppo veloce, troppo forte, e anche troppo lontano, ma in modo magistrale, un film che sorprende perché trova i mezzi per le proprie ambizioni. Adil El Arbi e Bilall Fallah hanno digerito tutte le loro influenze, e le hanno convogliate in una storia e una forma tanto intelligenti da offrire un intrattenimento efficace e percussivo.

Nel cast ritroviamo Matteo Simoni (Marina [+leggi anche:
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), eccellente nel ruolo di piccolo criminale arrogante e imperfetto, e al suo fianco un trio di esordienti, provenienti da altri universi artistici: Nora Gharib, Junes Lazaar e Said Boumazoughe, tre attori inaspettati che offrono ai loro personaggi la loro strabordante energia con sincerità e veracità.

Le influenze extra-europee sono piuttosto evidenti (dai classici gangster movie americani a City of God di Fernando Meirelles, passando per Spike Lee di Fa’ la cosa giusta), ma i due registi rivendicano anche quella del loro connazionale Nabil Ben Yadir. Se il suo film uscito nel 2008, Les Barons [+leggi anche:
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, si chiedeva cosa significasse essere un giovane belga di origini marocchine oggi a Bruxelles, El Arbi e Fallah rispondono alla domanda, ma nei quartieri popolari di Anversa.

Come Black e ImagePatser – Gangsta è prodotto da A Team Productions, e coprodotto da 10.80 Films, la società creata da Nabil Ben Yadir (Angle Mort [+leggi anche:
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, Les Barons) e Benoît Roland (Wrong Men Productions), e da Column Films nei Paesi Bassi. Il film è distribuito da Kinepolis in Belgio e venduto nel mondo da Indie Sales.

(Tradotto dal francese)

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