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SOLETTA 2018

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Boomerang maneggia con destrezza i clichés di una Svizzera da cartolina

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- Il film della regista svizzera Nicole Borgeat, formatasi all’INSAS di Bruxelles, concorre quest’anno per il Prix du Public di Soletta

Boomerang maneggia con destrezza i clichés di una Svizzera da cartolina

Boomerang di Nicole Borgeat, che concorre quest’anno per il Prix du Public di Soletta, è la storia di due personaggi agli antipodi: Théo giovane e ambizioso politico dalle idee chiaramente xenofobe (evidente la somiglianza fra il CCP al quale appartiene e un altro partito politico ben noto in Svizzera per la sua ristrettezza di vedute), e Blerta madre di famiglia sulla trentina, riservata, mussulmana e velata. A fare da trait d’union fra i due, la fidanzata di Théo, ossessionata dall’igiene e dalle buone maniere, che ricorre agli accuratissimi servizi di pulizia di Blerta all’insaputa del suo compagno (che sarebbe scandalizzato dalla sua presenza).

Apparentemente i microbi sono l’unico legame fra due personaggi che a causa di un misterioso susseguirsi d’eventi: le lasagne della mamma di Théo mischiate con il tossicissimo prodotto di pulizia made in China imposto a Blerta dalla sua fobica datrice di lavoro, si ritroveranno letteralmente l’uno nella pelle dell’altro. Una storia che sebbene già trattata in numerosi altri film, ci ruba inaspettatamente numerosi sorrisi (un tantino amari).

Nicole Borgeat riesce, a partire da una storia abbastanza convenzionale disseminata di clichés pericolosi da trattare senza renderli ridondanti, a maneggiare ogni elemento con quella leggerezza e quell’auto-ironia necessari a salvare una commedia dalla banalità. Sebbene l’immancabile lieto fine con tanto di garden party multiculturale delude un tantino le nostre aspettative, il film ha l’immancabile pregio di rimanere sempre fedele a sé stesso. La regista ha infatti il coraggio (per non dire l’audacia) d’andare fino in fondo al suo progetto, costruendo una commedia intelligente che riesce a coinvolgere anche gli spettatori più scettici nel suo turbinio di buoni sentimenti.

La straordinaria interpretazione dei due protagonisti: il belga Guillaume Kerbusch nei panni di Théo e la francese Marlène Saldana in quelli di Blerta, regalano a Boomerang una giustezza e una freschezza assolutamente necessari. Il giubilo nella trasformazione della timida Blerta in un vulcano spietato e inarrestabile non ha prezzo! Entrambi riescono a rilevare una sfida di certo non facile: quella di interpretare due personaggi nello stesso film senza mai cadere nella caricatura.

Ciò che rende genuini i sorrisi degli spettatori è proprio la capacità degli attori di giocare in modo sottile con le caratteristiche di ogni personaggio senza cedere alla facilità, calcando troppo i tratti dell’uno o dell’altro.

Malgrado la linearità della storia bisogna ammettere che le situazioni che il film mette in scena assomigliano pericolosamente alla realtà spingendoci a constatare che dietro i clichés si nascondono purtroppo molte più verità di quello che vorremmo ammettere. Boomerang ci mette di fronte a due constatazioni non sempre evidenti: la vacuità della ricchezza che ci attornia ed alla quale ci aggrappiamo in modo grottesco e il bisogno annidato in ognuno di noi di vivere un autentico lieto fine (utopico fino in fondo!). Ebbene sì, tutti in fondo abbiamo bisogno di cedere di tanto in tanto ad un guilty pleasure (tanto più quando questo è messo in scena con intelligenza e auto ironia)!

Boomerang è prodotto dalla ginevrina Alva Film insieme alla Radio Télévision Suisse RTS ed alla belga Need Productions.

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