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CANNES 2002 Concorso

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La normalità è follia

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- Un uomo stermina la sua famiglia dopo venti anni di finzioni e bugie: un caso di cronaca vera ispira L´Adversaire di Nicole Garcia

La normalità è follia

Il 26 luglio del 1996 Jean-Claude Romand venne condannato al carcere a vita dalla corte d´assise dell´Ain, nella regione francese del Rodano Alpi. Jean-Claude aveva sterminato l´intera famiglia, moglie, figli e i due anziani genitori. Per quasi vent´anni quest´uomo aveva condotto una doppia vita: fingeva di essere un medico dell´OMS, mentre in realtà passava la giornata chiuso nella sua auto, ferma in un parcheggio autostradale. Quando amici e parenti erano sul punto di capire la verità, Romand aveva preferito uccidere tutte le persone amate piuttosto che deluderle.
Su questa drammatica storia lo scrittore Emmanuel Carrére ha scritto un libro, e da questo libro la regista-attrice francese Nicole Garcia ha tratto il suo film in concorso a Cannes: 129 minuti in cui la macchina da presa segue il protagonista nel suo percorso attraverso la ragnatela delle menzogne, fino all´esplosione finale di una lucida follia. «Sono rimasta affascinata dal fatto di cronaca, da questo caso clinico di mitomania, e nello stesso tempo ho sempre sentito una sorta di repulsione», spiega Garcia, per la prima volta a Cannes come regista con il suo quarto film, prodotto da Alain Sarde come i precedenti. «La mediazione narrativa del libro di Carrére mi ha permesso di avvicinarmi alla storia, alla sua brutalità, nel modo giusto. Gli sceneggiatori ed io abbiamo rispettato l´architettura degli eventi, la banalità della vita di quest´uomo che assume una dimensione tragica. Ma volevo che fosse fiction, perché c´era da inventare tutto il `non detto´, quello che di questa vicenda possiamo soltanto immaginare».
Protagonista del film è Daniel Auteuil (Cuore in inverno, L´apparenza inganna, Vajont), un attore con il quale la regista ha voluto condividere totalmente il suo progetto. «Daniel è stato il mio primo pensiero, ha il coraggio di assumere qualsiasi rischio. È uno dei pochi attori nuovi francesi che riescano a dare una profondità tragica al cinema. Possiede una grande interiorità che è al tempo stesso familiare e velata».

Jihlava
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