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The Invader: inutili e soli al centro dell’Europa

di Gonzalo Suárez López

The Invader: inutili e soli al centro dell’Europa05/09/2011 - Un’affollata Sala Perla ha accolto con calore al Lido di Venezia il lungometraggio di debutto del regista belga di corti Nicolas Provost: The Invader [trailer], presentato nella sezione Orizzonti. Alla proiezione era presente un’ampia delegazione, guidata dal regista e dai due protagonisti: l’attore del Burkina Faso Issaka Sawadogo (Si le vent soulève les sables) e la torinese Stefania Rocca (Il talento di Mr Ripley), che hanno offerto una eccezionale performance nel ruolo di Amadou e Agnès, persone dagli opposti mondi — lui immigrato forte e robusto, lei alto-borghese sposata che lavora nei settori immobiliare e artistico. Contro ogni previsione, i due si incontreranno e vivranno una passione breve ma intensa. Quando si lasceranno, la vita dell’africano volgerà verso disperazione e violenza.

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The Invader è stato pensato come un’estensione del corto Exoticore, e include elementi già apprezzati nei precedenti corti di Provost: una delle scene d’apertura, ad esempio, utilizza l’effetto dello split-screen a specchio già visto in Papillon d’Amour. La colonna sonora cupa, epica e tediosa, composta da Evgueni e Sacha Galperine, ricorda inoltre le composizioni di Hans Zimmer, usato dal regista per The Divers. La musica accompagna Amadou nel suo girovagare per le strade di una Bruxelles che consente agli spettatori di identificare facilmente luoghi noti, e li coinvolgere nello spazio, situando la storia in un contesto di vita quotidiana.

Amadou, in fuga dal paese natio e da chi gli ha dato la vita, lo ha accolto e nutrito, si lega disperatamente all’interesse che Agnès mostra verso quest’uomo forte e sfacciato, l’antitesi della sua ristretta cerchia. La verità arriverà inesorabilmente tra “Obama” (come Amadou ama chiamarsi) e Agnès, trasformandoli in archetipi delle loro classi sociali: lui è un delinquente, lei una persona rispettabile che offre denaro al bisognoso più per tenerlo a distanza che per aiutarlo. Amadou ha però bisogno di soldi, ma non è questo che desidera. Ciò che resta della storia nello spettatore è il ricordo del legame, non solo fisico, tra due mondi paralleli – e la speranza che attraverso la comprensione e l’impegno un essere umano possa essere salvato da un altro.

(Tradotto dallo spagnolo)

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