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Mine vaganti, ritorno al passato per Ozpetek

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Mine vaganti, ritorno al passato per Ozpetek

Ritorno al passato, alla commedia di tavolate imbandite e terrazze affacciate sui rimpianti (e come sempre anche su qualche rimorso), per Ferzan Ozpetek, che dopo il dramma Un giorno perfetto [+leggi anche:
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(flop di critica e pubblico) lascia per il momento Roma – sfondo di quasi tutti i suoi film – per trasferirsi in un Salento assolato, barocco e “meno sospettoso nei confronti dello straniero e del diverso rispetto al resto d’Italia”.

È qui che esplodono le Mine vaganti [+leggi anche:
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del titolo, quelle che scompaginano le carte, sparigliando vite e tabù: un po’ come Tommaso (Riccardo Scamarcio), che tornato a casa dopo anni di studi universitari, vuol finalmente confessare ai suoi – florida dinastia di industriali della pasta – tutto ciò che finora non ha avuto il coraggio di dire: è gay. Sul più bello, però, il fratello (Alessandro Preziosi) lo precede con una confessione inaspettata, sostituendosi nel ruolo di “pietra dello scandalo” e finendo diseredato al posto suo.

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“Tommaso è il perno del film ma questa è una commedia tipicamente corale”, spiega Ozpetek (autore anche della sceneggiatura insieme ad Ivan Cotroneo), che si dimostra di nuovo ottimo direttore d’attori, capace di tirar fuori il meglio non soltanto dai grandi interpreti – Ennio Fantastichini, orgogliosamente “frocio” in Saturno contro, e qui scandalizzato padre di famiglia – ma anche dalle figure di contorno (su tutti Daniele Pecci, uno degli “scatenati” amici del protagonista).

In confronto ad alcuni precedenti di successo (Le fate ignoranti, oltre al già citato Saturno contro), nuova è stavolta la centralità dei legami “di sangue” rispetto alla “famiglia degli affetti”: colpa o merito “dell’età, a 51 anni avverti l’esigenza di valutare il rapporto coi genitori”, continua il regista. “Mio padre non c’è più, e sento di avere dei conti in sospeso con alcuni componenti della mia famiglia”.

Conti in sospeso, Ozpetek ne ha anche con la società. “Siamo nel 2010, mica nel 2000”, si sente dire nel film, suggerendo l’involuzione dei costumi di quest’ultimo decennio: “Allora eravamo tutti più ottimisti, più aperti, si accettavano tante cose con più facilità. Poi c’è stato l’11 settembre, gli anni di presidenza Bush”.

Fortuna che ci sono le donne, la loro umanità: come nel film la nonna Ilaria Occhini, che dice al nipote “sbaglia sempre per conto tuo”, o la zia zitella Elena Sofia Ricci (“è più difficile stare zitti che dire quello che si pensa”). Portatrici di un buonsenso che nel finale il turco Ozpetek intreccia con ritmi e saggezza orientali.

Prodotto da Fandango, in collaborazione con Rai Cinema e Apulia Film Commission, il film uscirà il 12 marzo in circa 500 copie, di cui dieci meritoriamente sottotitolate per non udenti.

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