"Affronto ogni film come un viaggio, per me e per il pubblico, per comprendere diverse prospettive sull’umanità"
Rapporto industria: Produrre - Coprodurre...
Stefano Centini • Produttore, Volos Films
Il produttore italiano ha parlato con noi della sua passione per il cinema asiatico e latinoamericano, e del suo approccio a un cinema capace di connettersi con il pubblico

Selezionato nell'ambito del programma Producers on the Move di European Film Promotion, il produttore italiano Stefano Centini è il fondatore di Volos Films, una società nota per un cinema visivamente potente che mette in dialogo culture diverse. Tra i suoi lavori figurano Los colonos, Viet and Nam, Stranger Eyes, Waking Hours e ora, La muerte no tiene dueño di Jorge Thielen Armand, selezionato per la Quinzaine des Cinéastes di Cannes. Abbiamo parlato con lui delle sue scelte e della sua filosofia.
Cineuropa: Cominciamo da La muerte no tiene dueño, selezionato per la Quinzaine. Cosa l’ha convinta a produrlo?
Stefano Centini: Il film racconta la discesa nella violenza dell’erede di una piantagione di cacao (Caro, interpretata da Asia Argento), che da bambina ha lasciato la casa e vi fa ritorno credendo che nulla sia cambiato. Invece trova gli operai della piantagione che vivono nella casa e sono determinati a restarci. Il conflitto tra loro sfocia presto nella violenza, in una terra i cui ricordi sono intrisi di sangue.
Il regista, Jorge Thielen Armand, mi ha contattato dopo aver visto alcuni dei film che ho prodotto e abbiamo cominciato a collaborare su diversi aspetti del progetto, tra cui la rappresentazione della violenza, il casting e il finanziamento. Ciò che mi ha colpito nella sceneggiatura è il modo in cui gli elementi di genere si intrecciano con il discorso politico, soprattutto in un momento in cui il Venezuela non era più in prima pagina (abbiamo iniziato a lavorare insieme alla fine del 2023).
Sono rimasto particolarmente colpito anche dal linguaggio visivo di Jorge, che lo impone come una voce distintiva del cinema sudamericano. Abbiamo inoltre partecipato a diverse piattaforme industry, tra cui il Cannes Investor Circle, il Venice Gap-Financing Market e TIFFCOM, dove abbiamo via via affinato il progetto portandolo a compimento, tassello dopo tassello.
Per me è stata un’esperienza indimenticabile essere sul set in Venezuela, vedere la professionalità della troupe e quanto facilmente ci siamo legati come squadra. Anche per questo stiamo attualmente sviluppando il prossimo progetto di Jorge, di cui speriamo di poter rivelare presto maggiori dettagli.
Qual è la filosofia che ha guidato la decisione di realizzare film come Los colonos, Viet and Nam, Stranger Eyes e Waking Hours?
Voglio creare racconti cinematografici che usino la macchina da presa per esplorare le complessità dell’umanità - sia da un punto di vista filosofico sia politico - restando al tempo stesso profondamente legati alla terra da cui nascono. Pur essendo un linguaggio visivo, credo che il cinema abbia il potere di trascendere i confini fisici e trasportarci in territori che ancora non conosciamo.
Affronto ciascun film in questo modo: come un viaggio, per me e per il pubblico, per comprendere diverse prospettive sull’umanità, con l’umiltà di scoprire parti di noi ancora sconosciute e la convinzione che molti elementi uniscano le nostre culture e le nostre vite. Queste opere condividono una forte presa di posizione politica, abbinata a un approccio profondamente umano ai personaggi e alle loro emozioni.
Ci racconta la storia di Volos Films, fondata a Taipei e con una sede in Italia?
Volos Films è nata dalla mia passione per il cinema asiatico, e in particolare per la New Wave taiwanese. Negli anni Novanta andavo ai festival cinematografici asiatici ogni volta che potevo per vedere le opere dei registi con cui sono cresciuto. Dopo la laurea al Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano, mi sono trasferito a Parigi, dove ho conseguito anche una laurea in studi cinesi. Questo percorso mi ha dato l’opportunità di andare a Taiwan, dove mi sono iscritto alla National Taiwan University of the Arts. Durante gli studi ho avuto modo di incontrare non solo cineasti della mia generazione, con i quali ho iniziato a collaborare, ma anche figure di punta della nuova onda taiwanese, che progressivamente sono diventate a loro volta collaboratori. Vorrei citare in particolare Tu Duu-Chih, leggendario sound designer - noto, tra i molti lavori, per In the Mood for Love e Yi Yi: e uno... e due - che ha fatto un lavoro eccezionale su Los colonos.
Dopo qualche anno ho iniziato a pensare di tornare in Italia, dove avvertivo l’emergere di una nuova generazione di cineasti. Ritenevo importante restituire qualcosa all’industria di casa. Anche grazie a un incontro fortunato con un’eccezionale produttrice, la mia collega Serena Alfieri, ho fondato Volos Films Italia come l’altra estremità di un ponte immaginario che collega l’Italia all’Asia, all’America Latina e a qualsiasi altro luogo che condivida la nostra visione di cinema.
Con quali idee arriverà e quali sono le sue aspettative per gli incontri di EFP Producers on the Move a Cannes?
A EFP Producers on the Move non vedo l’ora di incontrare colleghi che condividano un modo di pensare simile al mio - persone che, come me, credono in un cinema libero, aperto e in dialogo con la realtà, ma anche profondamente umano e capace di connettersi con il pubblico.
Tendo a non affrontare queste esperienze con aspettative rigide; preferisco restare aperto e vedere cosa emerge. Ma sono certo che tornerò con spunti preziosi, incontri significativi e, auspicabilmente, nuovi collaboratori e amicizie che continueranno oltre il programma.
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