“Il settore del cinema documentario è in espansione, ma in un momento di crisi è importante diversificare il prodotto”
Rapporto industria: Documentario
Caterina Mazzucato • Head of Industry, Bio to B - Industry Days | Doc&Drama
La direttrice della sezione industry del Biografilm di Bologna traccia un bilancio della 13ma edizione dello spazio di incontro, sviluppo e supporto del cinema documentario europeo

Durante la tredicesima edizione del Bio to B - Industry Days | Doc&Drama (al Biografilm di Bologna dall’8 al10 giugno), Cineuropa ha incontrato Caterina Mazzucato, head of industry, per tracciare un bilancio raccontare gli obiettivi di questa piattaforma dedicata al cinema documentario che ha presentato più di 30 progetti di documentari italiani ed europei in diverse fasi di sviluppo.
Cineuropa: Lei ha definito Bio to B una comunità di professionisti che si riunisce in uno spazio condiviso.
Caterina Mazzucato: Sono ormai 13 anni che facciamo Bio To B Industry Days Doc. Dai primi 10 anni dell'esperienza del Biografilm festival, abbiamo osservato che oltre alla comunità del pubblico che venivano a vedere i film, arrivavano coloro che i documentari li produceva e li realizzava, e che si ritrovavano tra loro. Esperienze come IDFA c'erano già e proprio in quel periodo iniziano a spuntare in Europa alcuni appuntamenti di questo tipo. Siamo contemporanei di WEMW del Trieste Film Festival il MIA di Roma nasce un anno dopo. Constatiamo anche che non c’è ancora un vero settore organizzato del documentario in Italia, con un know-how preciso. Bio To B nasce dall'esigenza di internazionalizzare gli autori e i produttori italiani e rafforzare la loro presenza all'estero. Siamo una comunità perché siamo cresciuti insieme, noi come festival e mercato e i professionisti che lo animano. Un mercato che si è evoluto moltissimo, perché oltre ai documentari, il festival si è spostato anche sulla fiction e anche il mercato ha ormai due anime: da cinque anni al quella del documentario affianchiamo una parte dedicata alla fiction e alla ricerca delle storie, Bio To Be Drama.
Come avete strutturato la sezione Drama, giunta alla quinta edizione?
È una comunità di centocinquanta operatori. Bio to B Drama si occupa di IP intellectual property, mettendo in contatto tutti quelli che concepiscono producono e realizzano storie, con chi le sta cercando. Editori, agenti letterari che hanno i diritti liberi di opere editoriali vengono messi in contatto - con speed date, one to one - con produttori audiovisivi, cinematografici, televisioni, piattaforme, realizzatori di podcast, realizzatori di videogiochi. Oltre questa parte importantissima di adaptation market, ovvero di scambio di opzioni e diritti su opere edite, ce n'è un'altra fondamentale che è la parte dedicata agli autori, agli sceneggiatori e ai registi che propongono, soggetti originali. Abbiamo questa selezione di soggetti originali che vengono pitchati alla platea ibrida di professionisti dell’audiovisivo e di editoria. Cercando così di creare un circolo virtuoso.
Qual è il bilancio di questa edizione di Bio to B Doc?
Quest'anno abbiamo presentato più di 30 progetti di documentari in diverse fasi di sviluppo. Abbiamo creato momenti differenti per presentare prodotti differenti. C'è il Pitching Forum che è la nostra sezione storica, in cui generalmente presentiamo tra i 16 e i 20 progetti di documentario provenienti da tutta Europa, di produttori esperti e di autori già consolidati. A questo affianchiamo altre occasioni di presentazione di progetti documentari come Fast Forward - insieme ad Archivio Aperto e Home Movies - dedicata alle opere basate sul materiale d'archivio. Presentiamo inoltre un progetto che abbiamo chiamato Development Room e che vuole essere di supporto narrativo agli autori di alcuni progetti selezionati. Docs for Real, che facciamo assieme al Bellaria Film Festival, è dedicato ai talenti emergenti che operano sul territorio. Cerchiamo così di rappresentare tutti gli operatori e gli autori che si interfacciano col mezzo documentario. Sono presenti più di cinquecento operatori, tra documentaristi, produttori, tecnici e rappresentanti di festival. Quindi siamo decisamente un settore.
Un settore in crisi, da quanto è emerso nel panel di stamattina sull’ecosistema di finanziamento europeo, in cui si è sottolineato come la riforma del tax credit italiano abbia favorito i grandi player e penalizzato i piccoli produttori, a scapito della diversità.
Non c’è dubbio che la situazione sia quella descritta ed è giusto che i rappresentanti delle istituzioni e di grandi broadcaster pubblici, ce lo dicano con chiarezza. Momenti come Bio to B servono anche per ragionare insieme, con franchezza, su questo. Ma noi, come osservatorio di 13 anni di networking e di formazione, di aggiornamento costante e quindi di scambio continuo con i professionisti del settore, sappiamo che sono è un settore industriale sempre in espansione. Il fatto che noi abbiamo quest'anno 30 progetti di livello internazionale, quattrocento società accreditate che si occupano anche o prioritariamente di documentario, ci dice che non c'è spazio per tutti, che dopo una grande crescita e consolidamento di questa industria audiovisiva medio-piccola, ora la crisi si sente di più, ma perché siamo di più. In questi ultimi anni sempre più giovani hanno percepito la possibilità di lavorare facendo i documentaristi. La produttrice Nadia Trevisan ci ha detto una cosa molto importante: nell'industria audiovisiva è importante diversificare il prodotto, che non è possibile in momenti di crisi dedicarsi ad un unico dispositivo, ma cercare di trovare le storie giuste e finanziabili sia per documentari che fiction, in modo da trovare un equilibrio.
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