“La serialità merita uno spazio autonomo, soprattutto in una fase in cui i formati stanno cambiando rapidamente”
Rapporto industria: Tendenze del mercato
Chiara Sbarigia • Presidente APA - Associazione Produttori Audiovisivi
Abbiamo parlato con la dirigente italiana di serialità, di nuove sfide per i produttori indipendenti e di coproduzione internazionale

All’Italian Global Series Festival, manifestazione ideata e organizzata da APA - Associazione Produttori Audiovisivi e dedicata alla serialità italiana e internazionale, abbiamo parlato con la presidente dell’associazione Chiara Sbarigia delle trasformazioni del mercato, delle nuove sfide per i produttori indipendenti e dei nuovi progetti per rafforzare il ruolo dell’Italia nel panorama internazionale.
Cineuropa: L’Italian Global Series (IGS) vuole diventare un punto di riferimento internazionale del settore. In un contesto in cui esistono già realtà molto consolidate, come Series Mania, Berlinale Series e il mercato MIPCOM, quale spazio specifico vuole occupare questo festival?
Chiara Sbarigia: Il festival nasce nel 2007 (con il nome di Roma Fiction Fest si è svolto fino al 2016, ndr) e, dopo alcuni anni, ha affiancato alla parte artistica una sezione industry: volevamo creare uno spazio d'incontro tra produttori, sceneggiatori e broadcaster per favorire le coproduzioni. Quando il festival si è interrotto, quella componente è confluita nel MIA, dove è rapidamente diventata il cuore della manifestazione. Oggi, invece, sentivamo il bisogno di riportare in Italia un festival interamente dedicato alla serialità. A Venezia e alla Festa del cinema di Roma le serie sono ancora una sezione collaterale; qui, invece, sono il centro del progetto. Series Mania è oggi il principale punto di riferimento sul piano industry e collaboriamo già con loro per creare percorsi comuni. Più occasioni di confronto esistono, meglio è. Credo però che la serialità meriti uno spazio autonomo, soprattutto in una fase in cui i formati stanno cambiando rapidamente, dai microdrama ai nuovi modelli introdotti dalle piattaforme. Penso anche che assisteremo a un ritorno delle coproduzioni europee. Dopo l'arrivo delle piattaforme il mercato è diventato globale e i modelli tradizionali sono cambiati, ma oggi, con risorse sempre più limitate e una competizione internazionale crescente, sarà necessario trovare nuove forme di collaborazione.
Su cosa bisogna lavorare per aumentare la presenza dell’Italia nelle coproduzioni?
Questa parte industry resterà al MIA, il mercato che si svolge a ottobre, dove continueremo a sviluppare e rafforzare il tema delle coproduzioni insieme alla direzione della manifestazione. Credo infatti che non sia possibile concentrare nello stesso momento un festival di grande qualità internazionale e un mercato: inevitabilmente una delle due componenti finisce per prevalere. Per questo abbiamo scelto di creare due momenti distinti: ora costruiamo un festival dedicato alla serialità, mentre gli aspetti più propriamente industriali, gli incontri tra operatori e lo sviluppo dei progetti, continueranno a trovare il loro spazio al MIA.
Negli ultimi due anni si è parlato di una contrazione del mercato dopo il boom dello streaming. Come sta cambiando il ruolo dei produttori indipendenti in questo nuovo scenario?
Il mercato è in una fase di stagnazione da circa un anno e mezzo e i dati che presenteremo a ottobre confermano una situazione di sostanziale fermo. In parte era prevedibile dopo la grande espansione dello streaming, ma ci sono anche fattori contingenti che stanno pesando, a partire dal tax credit, l’unico vero strumento di sostegno pubblico per l’intera filiera audiovisiva. Quando le regole cambiano in corso d’opera, senza una programmazione chiara, diventa difficile per le imprese progettare il futuro: una produzione audiovisiva richiede tempi lunghi e investimenti importanti. Nel frattempo gli utili sono diminuiti, gli interessi passivi sono aumentati e l’esposizione bancaria delle società di produzione è cresciuta. Resta poi irrisolta la questione dei diritti. In altri Paesi europei, come Francia e Regno Unito, esistono strumenti che regolano la cessione dei diritti e tutelano maggiormente l’equilibrio tra produttori e committenti. In Italia, invece, manca ancora un sistema altrettanto efficace e l’intervento regolatorio procede con maggiore lentezza. Come associazione stiamo riflettendo su questi problemi, perché se si indeboliscono le società di produzione viene meno anche la capacità di investire sul rischio e sulla ricerca: acquisire nuovi diritti, sviluppare molti progetti e sperimentare sono elementi fondamentali per mantenere alta la qualità dell’audiovisivo.
La novità di quest’anno all’IGS è il Pitch Crime Series. Quali obiettivi vi siete posti con questo format?
Ho voluto fortemente questa iniziativa, che offre non solo un premio ma anche un contributo economico. Il bando era aperto esclusivamente a chi non aveva mai prodotto serialità: sono arrivati 21 progetti, tutti presentati in forma anonima. La selezione è stata affidata a un apposito comitato di selezione. I cinque finalisti hanno presentato i loro pitch accompagnati da un percorso di mentoring con professionisti dell’industria. L’obiettivo è dare spazio a nuove idee e ampliare il mercato della creatività. Abbiamo scelto di rivolgerci ai produttori, oltre che agli sceneggiatori, perché volevamo individuare progetti con una concreta possibilità di realizzazione. Per il futuro stiamo pensando anche ad altri generi, come l’horror: è importante creare occasioni per far emergere nuovi talenti.
A tal proposito, in che modo la Summer School, istituita quest’anno, vuole investire sui giovani?
La formazione è sempre stata una mia priorità. Anche durante la mia esperienza a Cinecittà (Sbarigia ne è stata presidente dal 2021 al 2025, ndr) avevo lavorato alla creazione di percorsi pratici per professionalità che il settore faticava a reperire, come sarti, falegnami e figure legate alla costruzione dei set. La Summer School nasce con lo stesso spirito: più che una scuola tradizionale, vuole essere una bottega e un ponte tra formazione e industria. I partecipanti arrivano da diverse realtà formative, dall’università al Centro Sperimentale, dall’Accademia alle scuole specializzate, e vengono selezionati sulla base del merito. Per me è fondamentale che questi percorsi siano gratuiti, perché il talento non deve essere limitato dalle condizioni economiche di partenza. Durante il festival potranno confrontarsi con produttori, sceneggiatori, registi e interpreti, assistere ai pitch e creare relazioni con professionisti del settore. Il problema è che spesso si formano persone preparate, ma manca il passaggio verso il mondo del lavoro. La Summer School nasce proprio per creare connessioni, opportunità e una rete che accompagni i giovani oltre la formazione.
Infine, è nata una fondazione per dare continuità alla manifestazione.
La fondazione è stata costituita da APA e AGIS e attualmente la presiedo, in attesa che possa eventualmente avere una struttura e una guida autonome. Dal 2027 assegnerà dei premi nazionali dedicati all’intero settore audiovisivo. L’idea è creare un riconoscimento sul modello dei grandi premi internazionali, un po’ come i BAFTA, valorizzando non solo la serialità, ma anche l’intrattenimento, l’animazione, il documentario, i magazine e i nuovi generi. Sono ambiti che spesso non ricevono sufficiente attenzione, pur rappresentando una parte importante della produzione audiovisiva italiana. Ci sarà inoltre un premio internazionale dedicato alla serialità, per rafforzare il dialogo tra l’Italia e il panorama globale.
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