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“La Virtual Production è un aiuto artistico, tecnico, sostenibile: deve solo trovare la sua strada, siamo ancora all’inizio”

Rapporto industria: Nuovi Media

Francesco Mastrofini • Ceo Rainbow CGI e Coordinatore didattico del corso di formazione in Virtual Production LuceLabCinecittà

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Il Ceo di Rainbow CGI ci parla del nuovo corso in Virtual Production di Cinecittà, di cui è coordinatore didattico, e delle enormi potenzialità di questa nuova tecnologia

Francesco Mastrofini  • Ceo Rainbow CGI e Coordinatore didattico del corso di formazione in Virtual Production LuceLabCinecittà

LuceLabCinecittà è un progetto di formazione e di aggiornamento per lavoratori, manager, studenti e aspiranti professionisti del settore cinematografico e audiovisivo, promosso da Cinecittà e Archivio Luce. Finanziati con fondi del PNRR e gratuiti per tutti, i nuovi corsi sono partiti da poche settimane: a ottobre quello in Archivio storico (per la formazione di operatori dello scanner e tecnici della pellicola), a novembre quelli delle Botteghe artigiane (falegnameria; pittura e decorazione; sartoria e taglio costume; make-up and hair) e quello in Virtual Production. Di quest’ultimo, che si svolgerà fino a giugno e prevede 360 ore di formazione teorico-pratica e 180 ore di formazione pratica laboratoriale, abbiamo parlato con il suo coordinatore didattico, Francesco Mastrofini, co-fondatore e Ceo di Rainbow CGI, lo studio d’animazione che ha creato le Winx.

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Cineuropa: Di cosa parliamo quando parliamo di Virtual Production?
Francesco Mastrofini: Si tratta di un ambiente che mette insieme tante professioni differenti e tante attrezzature, è un vero e proprio set digitale dove c’è un enorme ledwall, ci sono le telecamere, ci sono background realizzati in 3D e personaggi che possono essere reali o digitali. Tutti questi contenuti digitali creano nuovi approcci. Per intenderci, quando si lavorava con il green screen, un attore doveva immaginare quello che vedeva durante le riprese. Oggi invece è possibile immergere attori e registi all’interno dell’ambiente che stiamo visualizzando, grazie a sistemi altamente complessi da far funzionare.

Lei parla di green screen al passato, la Virtual Production lo ha già soppiantato?
Per ora le due tecniche coesistono, ma sicuramente la Virtual Production sostituirà il green screen. Il settore si sta espandendo velocemente, ci sono diverse aziende che stanno investendo in studi di Virtual Production, ma è un lavoro che ancora non si è concretizzato in termini di expertise. Di qui l’esigenza di Cinecittà, che ha uno studio molto importante (il Teatro 18, il più grande d’Europa, ndr), di formare persone e di collaborare con società come la nostra che possono prendersi carico di questa formazione.

Cosa faranno concretamente i partecipanti al corso di Cinecittà?
C’è tutto un workflow che serve per catturare ambienti e personaggi in modo realistico. Questo workflow complesso ha bisogno di tante figure professionali, che spaziano dal mondo live-action al mondo full digital. Si va dal Modeling environment, ossia la capacità di creare digitalmente gli ambienti e gli oggetti che comporranno la scena, il che può essere fatto con la tradizionale grafica 3D oppure tramite riprese e scansioni degli ambienti stessi fatte con droni; si passa poi allo Sculpting, ossia la modellazione organica di personaggi aggiuntivi, cosa che si utilizza molto nel fantasy; fino ad arrivare al Surfacing, che è la parte di colorazione del background, una tecnica che ricrea i principali materiali esistenti e che confluisce con i più classici processi di falegnameria e pittura, che costituiscono una base importante per affrontare la parte digitale.

In che modo la Virtual Production può abbattere i costi di produzione di un film o una serie tv?
Immaginiamo, in un ambiente classico, di dover girare una scena al tramonto. Stiamo mobilitando una troupe di 100 persone ma abbiamo solo pochi minuti disponibili per girare, 10 o 15 minuti al massimo, perché il tramonto va via e cambiano i colori. Se poi la scena è particolarmente complessa, dovremo tornare il giorno dopo, con costi aggiuntivi e condizioni probabilmente differenti. Invece ora c’è questo ambiente completamente sincronizzato, dove tutto è ricostruito virtualmente, l’attore vi è immerso ed è illuminato dai video stessi, non più dai proiettori. Certo, oggi è costoso mettere su questo tipo di tecnologia, ma si risparmiano tanti soldi da altre parti. Tutte le nuove tecnologie quando escono sono più costose fino a quando il mercato non le assorbe, più competitor cominciano a produrle e queste diventano più abbordabili. La Virtual Production è un aiuto artistico, tecnico, volto anche alla sostenibilità della produzione: deve solo trovare la sua strada, siamo ancora all’inizio.

Oltretutto, film e serie tv non sono gli unici campi di applicazione della Virtual Production. Penso al recente concerto degli U2 a Las Vegas, in ambiente completamente immersivo.
È una tecnica che può essere utilizzata per tantissimi scopi, dagli studi televisivi agli eventi live alle pubblicità. Ne avremo un uso sempre più importante, sta anche alla creatività dei registi capire le nuove tecnologie e cosa possono portare.

Intanto, il primo corso in Virtual Production è già partito. Quando si aprirà il prossimo bando e quali sono i requisiti necessari?
Anche per noi è qualcosa di pioneristico, non c’è tanta esperienza nel settore, stiamo cercando di radunare expertise da tutta Italia. Ci crediamo molto, i ragazzi sono entusiasti, sono appena partiti ma sono già molto attivi. Le classi sono composte da 20-25 persone, c’è un colloquio di pre-selezione, è importante che ci siano alcune skill di partenza, ma non sono tante. Il prossimo bando si aprirà tra maggio e giugno, e sicuramente i corsi andranno avanti fino al 2026.

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