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“EWA deve essere un ponte — non solo professionale, ma umano — e puntare sempre di più sullo scambio intergenerazionale”

Rapporto industria: Parità di genere, diversità e inclusione

Graziella Bildesheim • Presidente, EWA – European Women's Audiovisual Network

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Cineuropa ha discusso con la presidente dell'associazione sulle nuove sfide e i progetti che mira a sviluppare

Graziella Bildesheim • Presidente, EWA – European Women's Audiovisual Network

Graziella Bildesheim, esperta di audiovisivo europeo con oltre 30 anni di esperienza, è nota per aver promosso formazioni internazionali quali i MAIA Workshops. Esperta senior per MEDIA, Eurimages e diversi fondi regionali italiani, è membro dei David di Donatello e della European Film Academy, dove ha fatto parte del Board dal 2018 al 2023. È stata eletta Presidente di European Women Audiovisual Network nel novembre 2024. Dopo l'evento annuale di EWA nell'ambito della Berlinale 2026, Cineuropa ha discusso con lei sulle nuove sfide e i progetti che l'associazione mira a sviluppare.

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Cineuropa: Come sei arrivata ad EWA e cosa ti ha spinto ad assumerne la presidenza?
Graziella Bildesheim
: Sono arrivata ad EWA quasi per caso, per completare il programma di mentorship dopo il pensionamento della mentor storica. Mi sono ritrovata immersa in un ambiente straordinario, un mondo di donne con energie, competenze e visioni che mi hanno coinvolta ed entusiasmata. Venivo da lunghi anni nel board di EFA, dalla gestione del mio programma di formazione Maia Workshops e da esperienze di consulenze europee, e EWA mi è apparsa subito come un organismo di utilità fondamentale. Il lavoro di advocacy e di ricerca che il network ha avviato nel 2013 è stato davvero groundbreaking: le analisi di EWA sono diventate la base di studi, indicazioni politiche e proposte legislative a livello europeo. Era impossibile non volerci stare, e contribuire.

Qual è oggi la missione centrale di EWA?
EWA è nata a Strasburgo nel 2013 per affrontare un'evidente disparità: le donne, nonostante talento e formazione, faticano ancora ad ottenere riconoscimento, risorse e rappresentanza nel settore audiovisivo. Oggi EWA è molto più di un network — è un movimento. Connettiamo professioniste di 58 paesi, realtà nazionali meno visibili o più emergenti con paesi con una tradizione industriale nell’audiovisivo più strutturata ed importante a livello internazionale. Quello che ci contraddistingue non è solo la dimensione della rete, ma la qualità delle relazioni che genera: mentori, collaboratrici, co-produttrici, alleate. Una comunità costruita non sulla competizione, ma su ambizioni e obiettivi condivisi. E sulla volontà di scambio, di esperienze, di consigli, di buone pratiche.

Qual è lo stato dell’arte del settore?
Le cifre, ancora oggi, sono un memento al tanto lavoro che ci rimane ancora da svolgere. Le donne dirigono solo una frazione dei film e delle serie europee. Le donne, in moltissimi casi, vengono pagate meno degli uomini, ed è palese nei budget delle produzioni che, per i progetti a guida femminile,  restano più bassi.  E nonostante le indicazioni di molte direttive europee, la realtà è che vi sono consigli di amministrazione o organismi di finanziamento che  hanno una preponderanza maschile. Le selezioni nei festival rimangono sbilanciate. E questa sottrazione, queste diseguaglianze nell’accessibilità, non riguardano solo le singole persone, o le professioniste che devono lottare con maggiore fatica per creare e lavorare: questo gap plasma anche le storie  che l'Europa racconta, le narrazioni che esporta, il suo immaginario e pertanto i suoi valori. Un settore culturale privo delle voci delle donne non rappresenta davvero l'Europa. O sicuramente, non l’Europa che vogliamo!

Quali sono i programmi più importanti di EWA?
Il programma di mentorship annuale, finanziato in passato da Creative Europe MEDIA, è diventato un punto di riferimento per lo sviluppo professionale delle produttrici emergenti — tanto che molti altri network ed istituzioni hanno preso ispirazione dal nostro modello.

Poi c'è stato il Series Accelerator, creato in partnership con Netflix, che ha risposto alla domanda crescente di competenze nella produzione seriale, approfondendo il principio di transferable skills, per aiutare le produttrici a muoversi con più fluidità ed esperienza tra cinema e serie.

Organizziamo anche workshop, on-line hang-outs, corsi su tutti gli aspetti dei mestieri dell’audiovisivo: dal pitching alla distribuzione, dalla negoziazione dei contratti alla leadership creativa.

Ora stiamo guardando anche a mestieri meno considerati dai programmi di formazione tradizionali: montatrici, direttrici della fotografia, scenografe, costumiste. Stiamo lavorando per creare dei percorsi che aiutano queste professioniste ad aggiornarsi e ad incontrarsi a livello europeo ed internazionale.

EWA ha anche un ruolo nella ricerca e nell'influenza politica?
Assolutamente sì, ed è una delle dimensioni di cui sono più orgogliosa. La ricerca di cui accennavo al principio dell’intervista, ha prodotto un rapporto nel 2016, “Where Are the Women Directors?” che rimane lo studio più esaustivo sulla parità di genere nelle industrie audiovisive europee. E’ stata la base per ulteriori approfondimenti, ma soprattutto per guardare alla veridicità dei dati, dei numeri. E quindi delle disparità. Il rapporto ha informato la Raccomandazione del Consiglio d'Europa sulla parità di genere nel settore audiovisivo del 2017 — un risultato politico importante. Più di recente, abbiamo collaborato con EURO-MEI/UNI Europa per produrre una delle prime analisi approfondite sul gender pay gap nel nostro settore, con proposte concrete e misurabili. Vogliamo ridefinire gli spazi e cambiare le regole — lavorando dentro lo spazio che esiste, ma anche allargandolo.

In quanti festival è presente EWA ogni anno?
Siamo attivi in tutti i principali appuntamenti del settore: dalla Berlinale, dove organizziamo panel, workshop (quest’anno sull'intelligenza artificiale e la salute mentale) e eventi di networking, a Cannes, Venezia, San Sebastián, Torino Film Lab. Siamo presenti a WEMW Trieste, ai Sofia Meetings, a Series Mania a Lille con un evento di speed-dating ad alto impatto, e a Tallinn. E naturalmente c’è anche l’EWA development award per lo sviluppo. Anche il calendario di incontri online è ricco: webinar, masterclass, sessioni mensili, seminari pratici su co-produzione e impact producing. Vogliamo che le nostre associate, ovunque si trovino, abbiano sempre accesso a supporto, competenze e connessioni.

Quali sono le tue priorità per il futuro di EWA?
Ho alcune idee molto concrete. Prima di tutto, come ho accennato prima, credo sia importante avere una fotografia precisa di altri settori del mondo del cinema e pensare a connessione, scambio e formazione tra categorie che fin’ora abbiamo connesso solo parzialmente. Poi vorrei coinvolgere le nostre associate in modo più orizzonatale: EWA è una grassroots association, e tra le nostre iscritte ci sono risorse e competenze eccezionali. Alla nostra conferenza di Berlino sull'IA, tra il pubblico c'era una delle massime esperte mondiali di Ethical AI — questo dice tutto sulla qualità della nostra comunità.

E c’è il tema della salute mentale e del benessere nei luoghi di lavoro che è assolutamente prioritario: safe set, relazioni professionali sostenibili, ambienti sani.  Infine, voglio rafforzare le collaborazioni con i film center dei vari paesi europei e di quelli in via d’adesione, per migliorare concretamente le condizioni di vita e di lavoro delle donne del settore. EWA deve essere un ponte — non solo professionale, ma umano — e puntare sempre di più sullo scambio intergenerazionale.

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