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Venezia 2020 - Venice Production Bridge

Rapporto industria: Distribuzione ed esercenti

Le sfide del post-coronavirus che devono affrontare gli esercenti d'essai al centro del dibattito a Venezia

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- Il panel del Venice Production Bridge intitolato “Opportunità e sfide nel settore Arthouse dopo la pandemia” ha visto la partecipazione di sette prestigiosi relatori

Le sfide del post-coronavirus che devono affrontare gli esercenti d'essai al centro del dibattito a Venezia
Un momento del panel (© La Biennale di Venezia/ASAC/Matteo Losurdo)

Il 5 settembre, terza giornata del Venice Production Bridge (3-11 settembre), ha avuto luogo, presso lo Spazio Incontri dell’Hotel Excelsior, una conferenza dal titolo “Opportunità e sfide nel settore dei film d’autore nell’era post-pandemica”. Protagonisti dell’incontro, moderato dal redattore capo di Cineuropa Domenico La Porta, sono stati sette portavoci della filiera cinematografica: il direttore delle relazioni internazionali della CNC Mathieu Fournet, il direttore della IFFR Vanja Kaludjercic, il presidente della CICAE e della AG Kino, associazione dei cinema tedeschi d’autore, Christian Braeuer, il presidente della FICE, associazione dei cinema d’essai italiani, Domenico di Noia, il manager associato della Imagine Film Distribution Tinne Bral, il direttore del Kino Pod Baranami polacco e membro della Krakow Film Klaster Marynia Gierat e la presidente della commissione del Parlamento europeo per la cultura e l’istruzione Sabine Verheyen.

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Dopo aver introdotto “il terzo incomodo”, ovvero la crisi che il cinema d’essai sta affrontando a causa della pandemia, e aver sottolineato quanto sia importante che finalmente un festival di alto livello possa avere luogo in presenza, La Porta ha dato la parola a Verheyen. Quest’ultima, pur riconoscendo l’arrivo di alcune politiche di sostegno al settore del cinema d’essai, ha rimarcato come le stesse “non abbiano sortito ovunque gli stessi effetti” e come la commissione stia ancora lottando per garantirsi una percentuale minima dell’1% della finanziaria europea, ovvero 7,7 miliardi di euro, per il settore culturale. “Le nostre non sono grandi pretese, considerando che le attività culturali contribuiscono per il 4,2% al PIL europeo”. Discutendo del programma Europa Creativa Media, la Verheyen ha spiegato come questo nuovo fondo ideale dovrebbe essere pari a 2,8 miliardi di euro da distribuire in 7 anni; tuttavia, alcuni stati membri sono riluttanti e cercano di spingere per un fondo di soli 1,64 miliardi di euro, solo leggermente più alto rispetto a quello degli ultimi sette anni.

Successivamente Fournet ha discusso della situazione in cui versano al momento le sale francesi, sottolineando come “la CNC sia ricorsa a diverse misure per aiutare il settore, soprattutto i cinema d’essai” e come abbia garantito loro “un po’ più di flessibilità per pagare le imposte e i contributi sociali”, rimanendo in grado di distribuire tutti gli altri sussidi. Ha anche confermato che a settembre verrà implementato un nuovo di piano d’emergenza, che prevederà nuovi bonus per i produttori e i distributori, per incoraggiarli a far uscire titoli nuovi. È stata menzionata anche la collaborazione tra il CNC e Unifrance, il cui obiettivo, tra gli altri, è promuovere le pellicole francesi nelle sale estere.

È poi toccato a Bral prendere la parola, che ha ripercorso i momenti delle riaperture dei cinema in Belgio, Olanda e Lussemburgo e ha evidenziato quanto si siano contratti i profitti del cinema d’autore (non aiutati da una programmazione estiva piuttosto scarna) e quanto siano importanti delle buone campagne di comunicazione per riportare gli spettatori in sala. Nell’area Benelux è l’Olanda ad aver mostrato i segnali più incoraggianti, mentre il Belgio è in difficoltà, penalizzato da un numero di sale piuttosto esiguo.

È stato poi il turno di Gierat, che ha spiegato come il suo gruppo abbia costruito una piattaforma digitale, con il supporto di un’azienda neozelandese, e come si sia ampiamente affidata ai social e alle newsletter per rimanere in contatto con gli spettatori. I loro sforzi sono stati accolti piuttosto bene e gli spettatori sono disposti anche a rivedere vecchie pellicole. Brauer invece ha rimarcato come la loro più grande sfida ora consista nell’elaborare un “modello leale” che equilibri le relazioni tra gli esercenti e le piattaforme VoD, oltre che nell’ottenere subito dei sussidi per le sale per evitarne la chiusura.

Kaljudercic crede che questa fase peculiare possa rappresentare “un momento di riflessione per quando tutto tornerà alla normalità”, le cui ripercussioni sono ancora di difficile previsione. Di Noia ha illustrato i risultati promettenti registrati dopo la riapertura delle sale italiane e come la filiera nazionale stesse godendo di uno stato di grazia nel 2019 e nei primi due mesi del 2020. Inoltre, gli spettatori hanno mostrato la loro solidarietà durante la quarantena forzata, rifiutandosi in diversi casi di cancellare i loro abbonamenti e di chiedere un rimborso. Al 7 agosto l’80% delle sale era stato riaperto, e Tenet e After 2 hanno riscosso un buon successo. “Ci mancano ancora delle pellicole artistiche forti però, forse perché il festival di Cannes è saltato”. Tra l’altro, Di Noia pensa che la crisi potrebbe trasformarsi in un’opportunità per i film d’autore europei, dubitando che quelli di Hollywood con budget altissimi potranno trovare i fondi necessari a causa dei tanti rischi. Proprio per questo “il nostro cinema potrebbe diventare più competitivo e presente”.

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(Tradotto dall'inglese da Emanuele Tranchetti)

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