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Ghislain Barrois • Amministratore delegato Telecinco Cinema

Fare cinema "per legge", ma di qualità

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Ghislain Barrois • Amministratore delegato Telecinco Cinema

Cineuropa ha avuto occasione di conversare con Ghislain Barrois, ad di Telecinco Cinema, a Ronda, dove dal 7 all'11 luglio si è svolta la nona edizione del corso Marketing and Distribution 2009 organizzato dalla Media Business School.

“Spain is different”: così recitava una nota pubblicità degli anni '60. Lo stesso slogan potrebbe andare bene quando si parla di cinema. Come spiegare altrimenti il fatto che Telecinco Cinema, la casa produttrice spagnola di maggior successo, artefice delle produzioni nazionali più popolari del 2006 (Alatriste [+leggi anche:
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), 2007 (El orfanato [+leggi anche:
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) e 2008 (Los crímenes de Oxford [+leggi anche:
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intervista: Álex de la Iglesia
intervista: Gerardo Herrero e Mariela …
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), oltre ad Agora [+leggi anche:
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, i due capitoli del Che e Il labirinto del fauno [+leggi anche:
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, stia nel settore della produzione solo perché obbligata (dal 1999, una legge impone alle televisioni di investire il 5% del loro fatturato nella produzione cinematografica)?

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E a conferma di questa situazione quanto meno anomala, mentre le altre società produttrici nuotavano in un mare di ristrettezze finanziarie, il problema di Telecinco era “trovare progetti validi. Ora, tenendo presente che il nostro budget sta diminuendo [la crisi ha influito sul fatturato di Telecinco e quindi il 5% investito è minore, ndr], siamo pieni di progetti. Prima era il contrario, avevamo un budget considerevole, ma non avevamo progetti”, sottolinea Ghislain Barrois.

La decisione presa da Telecinco un paio di anni fa di farsi carico dell'88% dei 50 milioni di euro spesi per la mastodontica nuova opera di Amenábar, Agora, risponde a questo problema, giacché “l'alternativa era produrre venti pellicole piccole, con un rischio maggiore di non rientrare dell'investimento. Ma oggi probabilmente non avremmo fatto lo stesso. Il mercato è cambiato molto, la decisione che abbiamo preso tre anni fa era assolutamente logica e coerente con il contesto di allora”.

Ghislain parla chiaro: il suo obiettivo principale è "rientrare dell'investimento. Non siamo una ONG e non produciamo per amore dell'arte. So che suona male, ma è la realtà e non lo nascondiamo. Ma questo non vuol dire che i film che facciamo siano tutti uguali. Al contrario, sappiamo che per raggiungere questo obiettivo il progetto deve essere coerente e ben fatto. Non è un caso se le due case di produzione con i migliori risultati siamo noi e Antena 3: non perdiamo mai di vista il ritorno economico. E' vero che siamo aiutati a livello promozionale dai canali, ma questo non spiega tutto. La pubblicità non trasforma pellicole mediocri in gioielli”.

In altre parole, Telecinco ha fatto di necessità virtù, offrendo opere che coniugano un'impeccabile riuscita tecnica e artistica a un indubitabile richiamo per il pubblico: “Cerchiamo pellicole che abbiano un senso, che non siano inutili. Ma, anche se siamo coinvolti in tutti gli aspetti della produzione, siamo più finanziatori che produttori, quindi dipendiamo da quello che ci portano”.

E tra le ultime proposte spicca il nuovo progetto di Juan Antonio Bayona e Sergio Sánchez (rispettivamente regista e sceneggiatore di El orfanato) e Verbo, opera prima di Eduardo Chapero-Jackson, che oltretutto saranno le prime collaborazioni con la neonata Apaches Entertainment, con cui Telecinco spera di “poter stabilire una relazione stabile. Tutto dipende, ovviamente, dalla nostra situazione e dai progetti che ci presentano. Sia Belén Atienza che Enrique López Lavigne [fondatori della compagnia, ndr] hanno una grande esperienza nel campo della produzione. E' una delle realtà con le quali ci piacerebbe collaborare in futuro”.

Altre produzioni di Telecinco che vedremo prossimamente sono Hierro (ottobre, Paramount) di Gabe Ibánez; Celda 211 (dicembre, Universal) di Daniel Monzón; Spanish Movie (27 novembre, Hispano Fox Film), diretto da Javier Ruiz Caldera; El mal ajeno, diretto da Oskar Santos e prodotto da Alejandro Amenábar; Rabia dell'ecuadoriano Sebastián Cordero; e El otro viaje, opera prima di Sebastián Calvo, altro salto dalla televisione al cinema, ancora in fase di produzione.

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