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Paolo Virzì

Cinema e sregolatezza

di 

- Il regista Paolo Virzì racconta il suo nuovo film My name is Tanino e la strane vicende vissute durante la lavorazione in America

Paolo Virzì

Un viaggio avventuroso. E’ così che Paolo Virzi definisce la realizzazione del suo film My name is Tanino [+leggi anche:
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in Mostra a Venezia 59 nella sezione fuori concorso. “E’ stata un’avventura rocambolesca – spiega il regista pensando soprattutto ai problemi di produzione avuti con Vittorio Cecchi Gori - e a volte mi è sembrato che tutto quello che mi accadeva rappresentasse l’unica maniera per fare questo film.

Chi è Tanino?
“Un ventenne cinefilo e ignorantissimo, un sognatore sconclusionato. Da Castelluzzo del Golfo, un paesino siciliano, vola fino a Seaport, una cittadina del New England, per rintracciare Sally che sei mesi prima gli ha dato un bacio fortuito. Dopo una rocambolesca serie d’avventure, finisce a "Manhàa" (Manhattan, ndr) dove trova rifugio nella dimora malandata del suo film maker preferito, una specie di dolce barbone rintronato e in fin di vita”.

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Di nuovo un personaggio "fuori luogo"?
“Mi piace raccontare vicende penose con tono canzonatorio. Il personaggio di Tanino prende spunto da certi aspiranti allievi di regia della Scuola nazionale di Cinema: ragazzi carichi di sogni velleitari, che non ce l’hanno fatta a superare l’esame di ammissione. La loro candida inadeguatezza mi ha fatto venire voglia di scriverci sopra un soggetto. Tanino perde i sensi ogni volta che deve superare un ostacolo, e vola nel suo mondo di sogni infantili che qualche volta si trasformano in incubi”.

Alcuni set erano a Toronto e a New York...
“Ho iniziato questo film come fosse un kolossal. Avevo intorno un numero inverosimile di assistenti. Qualsiasi movimento facessi c’era sempre qualcuno alle mie spalle con l’auricolare e il microfonino che comunicava i miei spostamenti ai numerosi reparti. Dopo alcune settimane di riprese, i soldi dall'Italia hanno cominciato ad arrivare con fatica. Poi, a un certo punto non sono arrivati più. La lavorazione prima si è bloccata, poi è andata avanti a singhiozzo.Le ultime inquadrature sono state realizzate con una troupe di tre persone: io, il direttore della fotografia e l’attore principale. Da kolossal si è trasformato in un film di cineamatori allo sbaraglio”.

Dopo l’avventura di Tanino ha già pronto un altro progetto?
“Sto scrivendo con Bruni una storia su un anno di scuola media di una tredicenne di provincia che viene a Roma con la famiglia. Vittorio Cecchi Gori, da grande campione di sregolatezza, sarebbe in assoluto il produttore ideale, ma forse questa volta mi affido a un altro”.

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