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Henrik Bo Nielsen • Direttore generale del Danish Film Institute

Fa bene parlare di ciò che non funziona quando va ancora tutto bene

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Henrik Bo Nielsen  • Direttore generale del Danish Film Institute

A gennaio, il Danish Film Institute (DFI) ha presentato al Governo danese la proposta “Libera il Cinema”, documento che intende creare un programma per il nuovo Accordo sulle Politiche Cinematografiche 2011-14. Il Direttore generale del DFI, Henrik Bo Nielsen, ha evidenziato alcuni dei punti chiave del testo a Cineuropa.

Cineuropa: I film danesi vanno bene in patria e ai festival, ma il loro share di mercato è crollato nel 2009. Perché questo contrasto?
Henrik Bo Nielsen: Lo share di mercato del 17% e 2.4 milioni di spettatori per i film danesi nel 2009 sono stati qualcosa di insolito in Danimarca, e riflettono un problema sia artistico che di pubblico. Abbiamo sempre registi che fanno grandi film, e con sette titoli selezionati alla Berlinale e un Oscar vinto (The New Tenants, Miglior Cortometraggio), andiamo meglio di molti altri paesi. Quindi fa bene parlare di ciò che non funziona e va sistemato mentre abbiamo comunque buoni risultati. Voglio creare un programma giusto, affinché i film danesi possano continuare ad andare bene.

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Quali sono i principali problemi del settore?
Al momento abbiamo tre problemi nel nostro cinema: una regolamentazione eccessivamente rigida del Film Institute, troppa influenza da parte dei canali televisivi e poco denaro per ciascun film. Non è soltanto la nostra analisi, ma un’idea condivisa e la comprensione delle sfide che condividiamo con gran parte dell’industria. A gennaio abbiamo presentato al DFI la nostra proposta per vincerle. A primavera, avremo un nuovo Accordo sui Media che regolerà l’influenza televisiva sul cinema. E poi, dopo le vacanze estive, l’Accordo cinematografico completo.

Sul tema del sotto-finanziamento di singoli film cosa proponete per migliorare le cose?
I film danesi sono stati colpiti da due fattori: il calo di fondi pubblici per singolo progetto e i cambiamenti strutturali in tutta Europa, come il calo degli incassi dalla vendita di DVD, pay TV e pirateria. Per risolvere le cose ci sono modi diversi, come avere più finanziamenti pubblici – assai improbabile, dato l’attuale clima economico – o realizzare film più economici. Negli ultimi due anni abbiamo visto il nostro budget generale scendere da oltre 20 milioni di corone a molto meno di 20 milioni di corone.

Se si combinano l’eccesso di regole con l’influenza televisiva e la situazione finanziaria, si vedrà che va tutto nella stessa direzione. C’è meno spazio per le idee ed il libero sviluppo dei film: i film tendono alla fine ad assomigliarsi tutti!

Quali potrebbero essere le ragioni per le quali il pubblico sta voltando le spalle al cinema danese?
Per i produttori, il grande problema è il rischio da affrontare per avere buone possibilità di finanziare i propri progetti. Per noi, sta tutto nel ricreare un ambiente nel quale le idee possano fluire liberamente un po’ più a lungo prima di andare in produzione. Stiamo dicendo all’industria: “Diamo più tempo e denaro allo sviluppo. Faremo lo stesso e cercheremo un modo per finanziare i film meglio, per avere un surplus minimo”.

Ci racconta in dettaglio la vostra idea per la creazione di un nuovo Dipartimento del DFI per il co-finanziamento e la co-produzione internazionale?
Molti giovani produttori vogliono tentare la strada internazionale, ma non sanno come fare. Al DFI sappiamo che la qualità dell’assistenza che diamo ai produttori sui temi internazionali non basta. Con un nuovo Dipartimento per il co-finanziamento e la co-produzione internazionale, possiamo dare una struttura maggiore alle nostre competenze e assistere meglio i produttori. Dobbiamo rafforzare il coordinamento per tutta la vita di un film affinché chi ci chiede aiuto possa avere più chance con il proprio progetto.

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