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Francesco Di Pace • Delegato generale della SIC / Mostra di Venezia

"Cerchiamo tradizione e innovazione. Ma i film che osano davvero sono sempre più rari"

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Francesco Di Pace  • Delegato generale della SIC / Mostra di Venezia

Al secondo mandato da Delegato generale, Francesco Di Pace guida da sei anni la Settimana Internazionale della Critica, giunta alla 25. edizione e interamente dedicata alle opere prime. Una sezione collaterale e orgogliosamente autonoma della Mostra di Venezia (quest’anno dal 1 all’11 settembre), che nelle ultime stagioni ha messo a segno qualche ottimo colpo, con i successi di critica e pubblico de La ragazza del lago [+leggi anche:
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e Pranzo di ferragosto [+leggi anche:
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Cineuropa: Anche il film di apertura di quest’anno è italiano, ma non proprio una “novità”…
Francesco Di Pace: Riproponiamo Notte italiana di Carlo Mazzacurati, che partecipò alla IV edizione, perché vogliamo festeggiare il nostro 25° anniversario con un esordio italiano e ricordare così ciò che la SIC ha fatto per il nostro cinema, ospitando tanti nomi di cui essere orgogliosi, da Paolo Benvenuti a Roberta Torre, da Sergio Rubini a Vincenzo Marra. Oltretutto Notte italiana è un’opera poco vista che racconta la disgregazione morale, sociale e politica che avrebbe portato agli anni che stiamo vivendo.

A proposito di questi anni: la crisi ha fatto sentire il suo peso sui film selezionati?
È un tema che percorre l’intera selezione, affrontato attraverso figure e situazioni ricorrenti: donne inquiete alla ricerca di soluzioni professionali e sentimentali ai problemi delle proprie vite; o certe famiglie disfunzionali che sono il simbolo privato di una crisi morale e sociale.

Quali sono le linee guida su cui si fonda il vostro lavoro di selezione?
Cerchiamo di bilanciare film dalla struttura narrativa tradizionale con altri più innovativi. Anche se i film che osano davvero, oggi, sono sempre più rari. Quest’anno, però, abbiamo due opere molto interessanti non solo per ciò che raccontano, ma per come lo fanno: lo sloveno Oča di Vlado Škafar, film poetico su un rapporto padre/figlio, sorprendente per il naturalismo della recitazione; e il greco Hora proelefsis di Syllas Tzoumerkas, sconvolgente e imperfetto, con una costruzione ambiziosa che oscilla tra passato e presente.

Il vostro è un osservatorio privilegiato sulle opere prime, e soprattutto quest’anno mostra un’attenzione particolare per il cinema europeo: può dirci qualcosa sugli esordi del vecchio continente?
Come sempre, è ottima la situazione del cinema francese: anche quest’anno c’era l’imbarazzo della scelta, e alla fine abbiamo preso Angele et Tony di Alix Delaporte e una coproduzione con Israele, Naomi. La Francia dà ancora l’impressione di tenere al cinema, ai propri esordienti, dando loro la possibilità di debuttare con i mezzi adeguati per fare film non improvvisati. Vorrei vedere più spesso un’attenzione simile nel cinema italiano.

Un film italiano, però, c’è…
Sì, Hai paura del buio di Massimo Coppola, e nel bene posso dire che non sembra per niente italiano: è un film fatto di pedinamenti lenti, su due figure femminili: un incontro tra due donne – una proveniente dalla Romania, l’altra da Melfi – che porterà ad uno scambio reciproco.

E il resto dell’Europa?
L’ottimo rapporto con la Scandinavia ci ha permesso di selezionare l’esordio di Pernilla August, una grande attrice già protagonista della SIC l’anno scorso come interprete di Una soluzione razionale: il suo Beyond è un film sentito e sincero, robusto anche a livello narrativo, interpretato da un ottimo cast, a partire dalla star Noomi Rapace, e che ha molte chance di uscire in sala.

A proposito di uscita, quanto conta la presentazione alla SIC per trovare un distributore in Italia?
Per i film stranieri è difficile: se non hanno un distributore prima del festival è difficile che lo trovino al Lido. Vorremmo che le società di distribuzione si interessassero con anticipo ai nostri film, ma purtroppo sono piuttosto “sorde”, e durante la Mostra è difficile che abbiano il tempo. Scontiamo, un po’ come tutti, l’assenza del Mercato. All’estero, invece, i film puntano molto sulla presentazione alla SIC al momento della loro uscita in sala.

Il discorso cambia per i film italiani?
Negli ultimi tempi la SIC ha fatto bene ai film italiani, e viceversa. Penso soprattutto a due “casi” come La ragazza del lago di Andrea Molaioli e Pranzo di ferragosto di Gianni Di Gregorio, mentre ci aspettavamo di più da Good Morning, Aman [+leggi anche:
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di Claudio Noce. In generale, gli italiani vengono da noi con la speranza di avere un trampolino di lancio, e noi crediamo di assicurare la giusta visibilità.

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