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A. Lo Russo e M. Matarozzo • MAshRome Film Fest

"Il web è la terza rivoluzione industriale"

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- Le direttrici del primo festival italiano dedicato al remix cinematografico e audiovisivo parlano di web, mash up e delle nuove frontiere del cinema

A. Lo Russo e M. Matarozzo • MAshRome Film Fest

Alessandra Lo Russo e Mariangela Matarozzo sono le due appassionate ideatrici e direttrici del MAshRome Film Fest (Roma, 6-9 giugno 2012), il primo festival in Italia interamente dedicato al mash up audiovisivo, ovvero il montaggio di immagini e suoni estratti da fonti diverse trasformati e remixati per creare una nuova opera con l'ausilio dei nuovi linguaggi crossmediali (leggi la news).

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Cineuropa: E' stato difficile organizzare questo festival e comunicarne il concept?
Mariangela Matarozzo: E' un progetto complesso, dai contenuti stranianti, abbiamo faticato un po' nel comunicare quello che volevamo fare, anche per la terminologia poco comune: mash up, crossmedia, cultura convergente. Ci ha aiutato la rete di partner culturali e di festival internazionali che hanno aderito. Volevamo creare un evento unico e specifico, legato a questo momento storico in cui il web e le nuove tecnologie rappresentano la terza rivoluzione industriale e offrono opportunità importanti. Il concetto di fondo è mischiare per creare un'opera nuova basandosi su materiale del passato.

Il festival ospita diversi autori americani, dove il mash up è già una realtà consolidata. In Europa, la risposta qual è stata?
Alessandra Lo Russo: Il 90% degli autori sono americani, è vero. Ci sono arrivate anche opere dall'Italia, ma più che mash up veri e propri, sono sperimentazioni nell'ambito del videoclip. Se ci allarghiamo all'Europa, il mash up è molto praticato nel Nord-Est, Estonia, Lituania, le Repubbliche Baltiche sono molto presenti. Ma abbiamo opere provenienti anche da Spagna, Austria, Francia, Danimarca, Regno Unito, Polonia.

Quale reazione vi aspettate da parte del pubblico italiano?
A. L. R.: Il nostro obiettivo è la condivisione, mostrare queste opere a un pubblico più ampio possibile. Chi vive in Rete e la utilizza in modo costruttivo sarà il fruitore principale del nostro festival, oltre a chi è interessato a musica, cinema e audiovisivo a un livello alto.

M. M.: Vorremmo portare questo festival anche in altri paesi e realtà più predisposte ad accettarlo, attraverso premi, gemellaggi. Raccogliere fondi non è stato facile. E' importante che se ne parli.

Chi è il creatore-tipo di mash up audiovisivi?
A. L. R.: Sono i nuovi creativi, persone curiose in grado di rielaborare materiali già esistenti e creare nuovi linguaggi, che hanno dimestichezza con il found footage e le nuove tecniche di montaggio. Già Bergman e Méliès utilizzavano il mash up, oggi lo fa Gondry. E le tecniche di oggi sono molto più avanzate di quelle agli albori del cinema, bisogna approfittarne. Il mash up è inoltre un'occasione per i giovani cineasti di crearsi una vetrina, in mancanza di budget: il materiale c'è già, bisogna solo rielaborarlo.

Come si pone la questione dei diritti d'autore nel caso di opere nate dal mash up?
M. M.: Utilizzare opere di altri può creare problemi. Nel settore, si sta cercando di capire come passare dal copyright al copyleft (licenza attraverso cui l'autore concede che la sua opera sia utilizzata, diffusa e modificata sulla base di alcune condizioni essenziali, ndr) affinché opere meravigliose possano avere una seconda vita commerciale. Da dieci anni, in America, esistono i creative commons, una forma diversa di licenza che favorisce la condivisione, tutelando l'autore e garantendo la fruizione della sua opera. E' stata creata apposta per il flusso continuo di contenuti sul web: il copyright non sta più al passo con le nuove tecnologie.

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