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Miroslav Terzić • Regista

Redemption Street: un thriller con le sue convenzioni

di 

- Terzić racconta a Cineuropa come il suo film è divenuto un elegante thriller politico, oggetto raro nel panorama cinematografico balcanico

Miroslav Terzić • Regista

Al Marché du Film di Cannes, Fortissimo ha acquisito l’opera prima del serbo Miroslav Terzić, Redemption Street [+leggi anche:
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intervista: Miroslav Terzić
scheda film
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, successivamente presentata in concorso al Sarajevo Film Festival, che ha assegnato a Uliks Fehmiu il Premio Heart of Sarajevo al Miglior Attore. Terzic racconta a Cineuropa come il suo film è divenuto un elegante thriller politico, oggetto raro nel panorama cinematografico balcanico.

Cineuropa: L’idea del film nasce da un popolare attore e oggi produttore serbo, Gordan Kicic. Lei com’è entrato nel progetto?
Miroslav Terzić: Non conoscevo personalmente Gordan e mi chiamò per fissare un incontro. All’epoca dirigevo spot per la TV, e speravo che ne venisse fuori almeno una serie. Ci incontrammo e mi disse: “Ho uno script e i finanziamenti per un film, mi serve un regista. Ti interessa?”. Dissi di sì quasi immediatamente, è piuttosto raro avere un’occasione simile in Serbia, ma ci misi un paio di giorni per leggere lo script. Avevo molte perplessità e problemi con la bozza [di Djordje Milosavljevic], così iniziammo a lavorarci subito.

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La cosa interessante dello script è che, cosa insolita nel genere thriller, seguiamo simultaneamente l’eroe Dušan (Kicic) ed il cattivo Micun (Uliks Fehmiu), che, pian piano, diventa anch’egli una sorta di eroe.
L’idea era questa, e nello script c’erano ancor più paralleli tra i due personaggi di quanti ne siano poi finiti nel film. Quando abbiamo cominciato, non pensavamo al genere: sapevamo di avere certi elementi, ma poteva nascerne un dramma giudiziario. E dovevamo risolvere i problemi dello script rapidamente, perché il tempo correva e dovevamo iniziare a girare entro una certa data per rispettare le condizioni di finanziamento del Ministero della Cultura. E quando [il co-sceneggiatore] Nikola Pejakovic si è unito a noi, ci restavamo 20 giorni. Lui era quello che aveva introdotto tutti gli elementi insoliti per un thriller, che però rappresentano la ‘nostra versione’ del genere. A Nikola non interessano le convenzioni di genere e scrive di pancia.

In termini di riprese, montaggio e musica, il film è chiaramente un thriller. Dopo mezz’ora, inizia a svelarsi e cambia il suo ritmo in maniera rilevante.
Un amico musicista mi ha detto di non vedere da anni un film con un cambiamento di ritmo riuscito. Ma non era mia intenzione. Il montaggio [di Dejan Uroševic] era organico: ho seguito l’istinto e usato il materiale che avevamo. E a un certo punto era più un melodramma con elementi thriller. Quando però abbiamo iniziato a pulirlo, eliminando le cose di troppo, il genere thriller è risultato naturale, e si è praticamente imposto al film. Mi dispiaceva buttare alcuni elementi melodrammatici, ma era necessario affinché il film diventasse ciò che è.

Ci sono alcune scene sorprendenti, come quando Dušan salva Micun, ferito, da un uomo armato, e lo porta nel suo appartamento, dove le pareti di una stanza sono coperte con foto e documenti delle sue indagini su Micun.
Avevamo varie versioni della scena con l’obiettivo di farle sembrare più plausibili e meno costruite, e ho evitato con cura troppe spiegazioni, perché sarebbe stato un approccio televisivo, lontano dal linguaggio del cinema. In fin dei conti, ha funzionato perché si adatta ai personaggi: Duran è inesperto e spaventato, Micun ferito e pericoloso. Questo è il motivo della loro conflittualità, e da lì si svela la storia vera. Il film non segue quindi tutte le convenzioni di genere, ma ha le sue leggi e le sue soluzioni, e spero lo rendano degno di nota.

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