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Gentian Koçi • Regista

"I film provenienti da Paesi più piccoli devono essere di grande qualità per avere successo"

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- Cineuropa ha intervistato il regista, sceneggiatore e produttore albanese Gentian Koçi, la cui opera prima, Daybreak, è in post-produzione

Gentian Koçi  • Regista

Cineuropa ha intervistato il regista, sceneggiatore e produttore albanese Gentian Koçi, la cui opera prima, Daybreak [+leggi anche:
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intervista: Gentian Koçi
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, è in post-produzione. Con protagonisti Ornela Kapedani e Suzana Prifti, la co-produzione greco-albanese narra di una madre single e di suo figlio di un anno, che vivono in condizioni economiche disastrose. Vanno a vivere con un'anziana paralizzata di cui devono prendersi cura.

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LIM Internal

Cineuropa: Può brevemente spiegarci di cosa parla il suo film e com'è nata l'idea?
Gentian Koçi: Daybreak è un dramma intimo che si svolge in un appartamento, nel contesto urbano di Tirana. In realtà, potrebbe accadere ovunque. I rapporti umani e la loro profonda complessità mi hanno sempre affascinato. La storia si basa su due personaggi femminili, Leta e Sophie. Leta è una giovane madre single in una situazione economica difficile; non è riuscita a pagare l'affitto per diversi mesi. Quando lei e il figlio di un anno vengono sfrattati, vanno a vivere con Sophie, un'anziana donna paralizzata la cui figlia assume Leta come badante. Per tenersi il lavoro e il tetto sopra la testa, Leta deve tenere in vita Sophie ad ogni costo.

Il perno della storia è il rapporto molto fragile tra la giovane e l'anziana, un rapporto che oscilla tra l'empatia e il pragmatismo. Una delle sfide più importanti per me come sceneggiatore e regista è stata mantenere un sottile equilibrio tra questi due aspetti contrastanti del loro rapporto: l'affetto e gli interessi prettamente pragmatici.

Daybreak parla dei compromessi morali che tutti noi facciamo in qualche modo nella nostra lotta incessante per la sicurezza economica, o addirittura per la sopravvivenza. Qui, la crisi morale è messa in discussione dal punto di vista di un microcosmo sociale. Mentre l'anziana è come una specie in via d'estinzione - una donna d'altri tempi - la più giovane non può permettersi di guardare il cielo.

Com'è stato finanziato il film?
Dopo essere stato sviluppato in tre mercati di co-produzione (Cinelink, Connecting Cottbus e l'Euro-Mediterranean Co-Production Market), il progetto è stato sostenuto dal Centro Nazionale di Cinematografia Albanese (ANCC) e dal Greek Film Centre, da Eurimages, dal Ministero Albanese della Cultura, dalla Radio-Televisione Pubblica Albanese e dal Comune di Tirana. È stato sviluppato con il supporto finanziario del SEE Cinema Network. Il progetto è una co-produzione greco-albanese, prodotta dalla Artalb Film di Tirana e co-prodotta dalla Graal Films di Atene.

Da giovane regista, quanto è difficile produrre un film in un Paese piccolo come l'Albania?
L'Albania, in quanto Paese piccolo, ha un budget relativamente piccolo per il cinema. Nel corso degli ultimi anni, il Centro Nazionale di Cinematografia Albanese ha aumentato il budget e ha seguito una nuova politica al fine di aumentare il numero di produzioni cinematografiche e di aiutare i giovani registi a creare un nuovo clima estetico del cinema albanese. L'ANCC finanzia circa 30 progetti l'anno, dieci dei quali sono lungometraggi di finzione, e il resto sono cortometraggi di finzione, documentari e film d'animazione. Spero che ci siano ancora molti giovani registi ansiosi di fare film: sono molto più inclini a "modificare piccoli budget" incrementandoli con finanziamenti pubblici e privati. In realtà, l'Albania è membro del programma MEDIA e di Eurimages. Le co-produzioni internazionali sono ancora vitali, di modo che le produzioni cinematografiche possano raggiungere una conclusione positiva. 

In ogni caso, è ancora difficile per il cinema albanese competere con i film ad alto budget nei mercati europei o internazionali. Sebbene ci sia un solido matrimonio tra i festival e il mercato, credo ancora che alcuni ottimi festival scelgano i film in base alla loro qualità estetica, piuttosto che sul loro budget, sui criteri dello star-system o sull'accesso che una società di produzione o un agente di vendita possano avere al mercato.

Il mio film ha le sue caratteristiche specifiche. Si tratta di un forte dramma sociale, ma molto implicito in un certo senso, con il proprio ritmo interno, e il suo ritmo viene dal mondo interiore dei miei personaggi. Sono convinto che il film catturerà l'attenzione del pubblico in un modo molto immediato, quindi spero davvero che i selezionatori dei festival noteranno e apprezzeranno il film.

Cosa ne pensa dei cambiamenti nel settore della distribuzione e delle conseguenze della proiezione di film provenienti da Paesi più piccoli?
Ovviamente, se la storia è buona, ben realizzata, che attira l'attenzione di un vasto pubblico, le possibilità di trovare un distributore sono piuttosto alte. Credo fermamente che oltre a soddisfare le esigenze del mercato cinematografico o le politiche dei festival, i film provenienti da Paesi più piccoli abbiano una sola possibilità di avere successo: devono essere di grande qualità. La qualità estetica è l'unico modo per attirare un buon distributore - a mio modesto parere, almeno.

(Tradotto dall'inglese)

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