email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

Fien Troch • Regista

"Volevo che il film parlasse la lingua degli adolescenti"

di 

- Cineuropa ha incontrato la regista belga Fien Troch, in occasione della selezione del suo ultimo film, Home, Gran Premio all'8° Festival del Cinema Europeo di Les Arcs

Fien Troch • Regista
(© Festival de Cinéma Européen des Arcs / Alexandra Fleurentin et Olivier Monge)

Fien Troch si è fatta conoscere con film forti e impegnativi che le sono valsi un posto sulla scena del cinema artistico e d'essai internazionale. I suoi primi tre film, Someone Else’s Hapiness [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, Unspoken [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
e Kid [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
affrontano il tema del lutto in tutte le sue forme. Con Home [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Fien Troch
scheda film
]
, presentato nella sezione Orizzonti del Festival di Venezia, cambia direzione, pur mantenendo la sua unicità e la sua forza visiva ed emozionale. Cineuropa ha incontrato la regista belga in occasione della selezione del suo film in competizione all'8° Festival del Cinema Europeo di Les Arcs (10-17 dicembre 2016). 

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Cineuropa: Lei passa dall'infanzia cupa di Kid all'adolescenza di Home, ma anche da una macchina da presa piuttosto fissa a una più mobile, com'è avvenuto il passaggio?
Fien Troch: Volevo e dovevo fare i miei primi tre film, ma erano piuttosto chiusi, erano film in cui il motore era un'emozione, un'atmosfera, a volte anche uno scenario. Con Home volevo raccontare una storia più convenzionale. Avevo diverse idee in parallelo e l'adolescenza era un periodo che mi interessava, come se crescendo volessi tornare un po' indietro.

Qui il dramma non ha luogo al di fuori della storia a differenza degli altri suoi film, ha adottato una strategia di scrittura diversa?
Mi sono proibita di pensare come prima cosa all'atmosfera, alla scenografia, alla musica, ai personaggi. L'opposto di ciò che facevo prima, insomma! L'ho anche co-scritto dall'inizio con il mio compagno Nico Leunen, che è anche il mio montatore, e ho partecipato con questo progetto al Torino Film Lab, cosa che mi ha permesso di sottoporlo ben presto a dei lettori esterni. Ero pronta per questo con Home, mentre prima non sopportavo i feedback, ero sconvolta dalle letture altrui...

È inoltre una rappresentazione molto fisica dell'adolescenza...
Sentivo di voler chiudere un capitolo, e di trovare una nuova energia, di essere meno rigida nella forma. Sapevo anche che ci sarebbero state più emozioni, dialoghi, anche azione. In particolare, dovevo abbandonare i piani americani, e adottare un tipo di inquadratura più flessibile, che mi lasciasse più libertà, a me e agli attori. Sono fan di Frederick Wiseman, abbiamo fatto molto riferimento a una certa estetica del documentario. Abbiamo in effetti fatto ricorso al formato 4/3 per trasmettere una sensazione di realismo documentaristico. È anche più vicino al formato delle immagini girate con lo smartphone, e riprende da vicino i corpi e le facce. Abbiamo girato senza trucco, senza luce. Abbiamo dato degli smartphone ai quattro giovani attori, affidando loro il compito di filmarsi tra le riprese. Ero ben consapevole che a 38 anni fossi in parte scollegata dal mondo adolescenziale, ma volevo che il film parlasse la loro lingua, che fosse anche il loro film. 

Descrive anche un'adolescenza iper-narcisista, ipersessuale, alcolizzata, drogata e anche passiva, ma molto sensibile...
Era importante per me mostrare anche quando si annoiano, fa comunque parte dell'adolescenza! Non volevo di certo giudicarli, volevo che il mio affetto per loro fosse evidente. È normale annoiarsi a 16 anni, bere troppo, fumare uno spinello. Hanno il diritto di non sapere ciò che vogliono. Questo è essere adolescente!

C'è un divario in particolare tra gli adolescenti e la loro madre...
Come nei miei film precedenti, i padri hanno un rapporto più onesto con i loro figli, e anche più neutrale. Le assicuro, mia madre è sorprendente, questo film non ha nulla a che fare con il mio rapporto con lei. Ha più a che fare con me, piuttosto, il desiderio di mostrare che quando si è genitori, dobbiamo sempre far vedere di essere responsabili e di controllare la situazione, nascondendo di non sapere come fare o come dover reagire. Ci tenevo a mostrare questa zona grigia, in cui gli adolescenti non sono angeli, e gli adulti sono ben lungi dall'essere in pieno possesso delle loro facoltà.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dal francese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Leggi anche

Privacy Policy