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Sally Potter • Regista

"Andare in profondità nell’umano in poco tempo e con una risata"

di 

- BERLINO 2017: La cineasta inglese Sally Potter parla di The Party, la commedia che ha presentato in concorso a Berlino

Sally Potter  • Regista
(© Berlinale)

Di ritorno in concorso alla Berlinale dove aveva presentato Rage [+leggi anche:
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nel 2009, la regista inglese Sally Potter ha parlato alla stampa internazionale del suo nuovo film: The Party [+leggi anche:
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Q&A: Sally Potter
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. Era accompagnata per l’occasione dai suoi attori Kristin Scott Thomas, Cillian Murphy, Bruno Ganz, Timothy Spall e Patricia Clarkson, e i suoi produttori Kurban Kassam e Christopher Sheppard.

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Il film potrebbe facilmente diventare una pièce teatrale. Qual era la sua intenzione iniziale?
Sally Potter: E’ sempre stato concepito come un film. Tuttavia, è vero che la costruzione ha radici profonde in quel cinema legato a una tradizione teatrale orientata verso la recitazione degli attori, lo sviluppo dei personaggi e delle storie. Volevo innanzitutto fare una commedia, ma anche fare in modo che fosse puramente cinematografica, che tutto fosse visto e sentito attraverso l’obiettivo della cinepresa; che ci fosse sì un aspetto teatrale, ma che i personaggi potessero rivelarsi totalmente in uno spazio molto ristretto e in un tempo ridotto, per concentrarsi su ciò che era importante e non perdere troppo tempo su ciò che non lo era particolarmente. E’ anche una sorta di antidoto ai film con enormi budget e con milioni di effetti speciali che creano alla fine una sorta di effetto di "assenza di senso". E’ un "sempre di più" che volevo prendere in contropiede per andare in profondità nell’umano in poco tempo e con una risata. 

A che stadio ha deciso che il film sarebbe stato in bianco e nero?
Molto presto. Credo che il bianco e nero dia uno spazio incredibile al colore emotivo perché non si è distratti da un realismo apparente. Questo apre molto spazio nel cervello. E visto che molti dei miei film preferiti sono in bianco e nero, è anche piacevole iscriversi in questa linea. E’ una cosa magica che il cervello umano possa percepire le cose in modi diversi, ma in realtà, nell’assoluto, il mondo astratto si riassume in luce e oscurità. E dato che la storia era agli estremi, ho fatto rapidamente questa scelta del bianco e nero.

Come ha lavorato col suo direttore della fotografia?
Aleksei Rodionov, che è russo, è un capo operatore meraviglioso con cui avevo avuto la fortuna di lavorare per la prima volta anni fa su Orlando. Avevo scoperto allora che non c’era bisogno di materiale ultra sofisticato perché lui fa appello soprattutto alla sua immaginazione. Il suo modo di girare è molto orientato sulla sceneggiatura e gli attori. Non fa mai dell’estetica fine a se stessa, ma si presta a un lavoro molto profondo di ascolto. E c’è anche la tradizione russa di illuminare i volti per accrescere l’aspetto drammatico delle scene. 

Da dove viene il suo senso spiccato per i dialoghi?
Penso che si tratti di ascoltare molto attentamente il modo in cui la gente parla e soprattutto ciò che si lascia sfuggire, quello che vorrebbe non aver mai pensato o che pensa di non poter dire.

Ha voluto fare un film politico?
In un certo senso, tutto il film è una commedia politica, ma è una commedia luminosa e amorevole, uno sguardo luminoso e amorevole sullo stato dell’Inghilterra, una sorta di Inghilterra spezzata. Ma il film è soprattutto una meditazione sul tema perché la politica è ovunque, soprattutto nelle relazioni umane. L'importante è il linguaggio della verità e il potere guaritore dell’amore per superare le tragedie, facendo attenzione però che una pistola carica non sia nascosta nella cesta dei panni sporchi.

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(Tradotto dal francese)

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