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Natalia Garagiola • Regista

“E’ cominciato tutto con un’immagine”

di 

- SAN SEBASTIÁN 2017: La regista argentina Natalia Garagiola porta la sua opera prima Temporada de caza nella sezione Horizontes Latinos dopo essere stata premiata a Venezia

Natalia Garagiola • Regista
(© Montse Castillo / Festival de San Sebastián)

Natalia Garagiola si è aggiudicata alla recente Mostra di Venezia il Premio del Pubblico della 32ª Settimana Internazionale della Critica con la sua opera prima Temporada de caza [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Natalia Garagiola
scheda film
]
. Ora il film partecipa alla sezione Horizontes Latinos del 65o Festival di San Sebastián. Abbiamo parlato con la regista argentina delle sue fonti d’ispirazione, dell’uso della luce nel suo cinema e dell’esperienza di coprodurre con molti paesi. 

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Cineuropa: Che cosa l’ha ispirata per il racconto di questa commovente storia padre-figlio?
Natalia Garagiola: E’ cominciato tutto con un’immagine. Due uomini che litigavano dentro una capanna. Da lontano sembrava una danza che terminava in un abbraccio. Fuori nevicava.

La caccia è un simbolo del passaggio all’età adulta o il suo film va oltre?
Lo è, ma va anche oltre a questo. E’ l’attività che unisce i due personaggi e che li unisce alla natura.

E’ stato facile costruire il personaggio di Nahuel, con Lautaro Bettoni, il suo attore principale?
Sì, per certi versi è stato facile, perché quando l’ho visto la prima volta ero certa che fosse lui, qualcosa di lui era il personaggio. Lautaro è molto calmo e conciliante, ma sapevo che poteva lavorare su quella pulsione violenta che domina il personaggio in alcuni momenti. Abbiamo lavorato molto sulla costruzione.

Oltre ai paesaggi mozzafiato, il lavoro della cinepresa richiama l'attenzione nel film. Potrebbe dirci qualcosa delle sue scelte e del loro risultato a livello visivo? Come si relaziona con i personaggi?
Fin dall’inizio abbiamo pensato con Fernando Lockett, il direttore della fotografia, di lavorare con luci molto chiare o quasi inesistenti. Volevamo dare priorità al lavoro degli attori con un registro di tipo naturalistico, proprio come l'interpretazione che cercavamo fin dalla costruzione dei personaggi.

Sapevo che Lautaro sarebbe stato l’elemento motore che ci trascinava attraverso la storia, quindi il personaggio doveva evolvere in modo molto dinamico sullo schermo.

E’ stato facile coprodurre con tanti paesi? Che cosa ha ci guadagnato da questa esperienza?
Penso che integrare il punto di vista di produttori di altri paesi sul materiale ci abbia aiutati a chiarire il particolare e l'universale del film. Quello sguardo esterno, che si è manifestato con grande intensità nei laboratori e workshop successivi cui ho partecipato durante lo sviluppo, mi ha detto molto di me stessa e dell’universo che abito. E mi ha aiutato a espandere la gamma espressiva delle interpretazioni quando cercavo di allontanarmi dal naturalismo e dai tipici schemi sociali che vediamo in Argentina.

Poi, da un altro punto di vista, credo che essere accompagnati da coproduttori di diversi paesi può fare una differenza importante al momento di massimizzare la visibilità del film.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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