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Marco Alessi • Produttore

“Mi piace essere sorpreso da quello che vedo”

di 

- Incontro con il produttore italiano Marco Alessi, fondatore della Dugong Films, in occasione dei Cinemed Meetings

Marco Alessi  • Produttore

Presente al 39° Festival del Cinema Mediterraneo di Montpellier dove ha presentato Margherita, il progetto del primo lungometraggio di Valentina Carnelutti candidato alla Borsa di aiuto allo sviluppo, Marco Alessi ha raccontato a Cineuropa il percorso della Dugong Films, la società che ha fondato nel 2010.

Cineuropa: Come definirebbe la linea editoriale della Dugong Films, che oscilla tra il documentario e la finzione?
Marco Alessi: Ho dei gusti che si avvicinano molto al cinema di ricerca in senso lato, quindi non solo cinema sperimentale, ma anche tutto ciò che concerne le varie forme che la creatività può assumere. Non mi piacciono le etichette e ho fondato la Dugong per portare avanti i progetti che ho davvero a cuore. Sono partito con Tahrir [+leggi anche:
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 di Stefano Savona, un film che si è aggiudicato numerosi premi, in particolare il David di Donatello 2012 per il miglior documentario, e che è stato distribuito in tutto il mondo dalla Doc & Film. Questi risultati mi hanno fatto pensare di essere sulla buona strada. Ho continuato a lavorare con Stefano al suo film successivo, La strada dei Samouni [+leggi anche:
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intervista: Stefano Savona
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, che dovremmo terminare l'anno prossimo. Il film è coprodotto da Arte France Cinéma e Rai Cinema con il sostegno del CNC (attraverso il programma di sostegno Aide aux cinémas du monde) e da Eurimages. Nel frattempo, ho scoperto l'universo delle coproduzioni internazionali e ho iniziato a coprodurre in maniera più strutturata, in particolare con la Francia, numerosi progetti che definirei con piacere ibridi dato che mi piace essere sorpreso da quello che vedo. Tra gli altri, posso citare il lungometraggio di finzione Amori e Metamorfosi [+leggi anche:
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di Yanira Yariv (passato per Locarno nel 2014), il cortometraggio ReCuiem di Valentina Carnelutti, che ha vinto a Torino e che è stato proiettato in una quarantina di festival (in particolare a Rotterdam), The Challenge [+leggi anche:
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 (premio speciale della giuria per la sezione Cineasti del Presente a Locarno l'anno scorso) e Whipping Zombie (scelto per il Cinéma du Réel e a Rotterdam) di Yuri Ancarani, il prossimo film di Andrea Caccia, che dobbiamo ancora portare a termine, e La Controfigura [+leggi anche:
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intervista: Rä di Martino
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di Rä di Martino, da poco presentato a Venezia a Cinema nel Giardino. Inoltre, lavoro anche con Giacomo AbbruzzeseAdriano Valerio. Secondo me, il pubblico del futuro si stancherà sempre di più delle forme di narrazione classiche. L'ibridazione consiste nel ricercare forme che rappresentano il nostro presente. Anche il documentario può avere un impatto spettacolare sullo spettatore. È in questa direzione che vogliamo andare con La strada dei Samouni, film che fonde immagini di documentari girate a Gaza durante un'operazione militare e sequenze di animazione firmate da Simone Massi.

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Cosa pensa del progetto Margherita di Valentina Carnelutti, progetto che avete proposto qui a Montpellier?
Valentina è sempre stata un'attrice fuori dagli schemi e stessa cosa in versione regista. La storia si svolge negli anni '80 e parla di un'adolescente di 14 anni che incontra un uomo di 20 anni più grande di lei. Al posto di opporsi alla relazione, sua madre, per una serie di motivi, lascia Margherita libera di sperimentare la libertà. Una libertà che la condurrà a riflettere sul tema principale del film: quel momento della vita dove ognuno di noi aspira a diventare qualcuno di diverso prima di capire che, invece, la realtà che ci appartiene è un'altra. Poiché Margherita proviene da una famiglia italo-francese e poiché la storia si sviluppa nel Lazio e in Francia (a Sud e in Normandia), coprodurremo con la Francia e pensiamo di coinvolgere anche qualche attore belga. Il budget è adeguato e crediamo nella possibilità di ottenere il finanziamento l'anno prossimo. Nell'immediato, il progetto sarà presentato all'Agora del Festival internazionale del film di Salonicco

Qual è il vostro punto di vista sulla nuova legge italiana sul cinema?
Sta, dopo tempo, per entrare in vigore. Da circa un anno, lavoriamo alla cieca e aspettiamo di conoscere tutte le modalità di sostegno pubblico. Poi sarà la pratica a mostrare a che livello il nuovo sistema sosterrà il genere di film che produco, ovvero opere indipendenti e volontariamente “modeste”. In Italia, c'è un detto “fatta la legge trovato l'inganno”. Ma sono ottimista, prima di criticare bisogna verificare. Ho sempre prodotto in maniera abbastanza autarchica e, quando ho fondato la Dugong nel 2010, molti cercavano di dissuadermi, dicendomi che non ce l'avrei mai fatta e che non avrei mai trovato terreno fertile in questo mondo. Nel sistema italiano, però, ho sempre trovato professionisti ricchi di talento che hanno cercato di aiutarmi.

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(Tradotto dal francese)

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