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Michael Pearce • Regista

“Non volevo sfruttare la storia delle vittime”

di 

- Il regista Michael Pearce parla di favole, serial killer e del suo ritorno nel Jersey per realizzare il suo debutto cinematografico, Beast, che è appena uscito nel Regno Unito

Michael Pearce  • Regista

Michael Pearce si è diplomato alla National Film and Television School del Regno Unito una decina di anni fa. La sua strategia è stata quella di realizzare cortometraggi fino a quando non sarebbe stato abbastanza sicuro di poter realizzare un film che avrebbe avuto successo. Il suo approccio è stato ripagato con il suo thriller psicologico Beast [+leggi anche:
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, che racconta la storia di una donna e della sua relazione con un uomo sospettato di essere un serial killer. Beast è stato sviluppato al TorinoFilmLab e ha avuto la sua première al Festival di Toronto. E’ stato distribuito da Altitude nel Regno Unito e rilasciato il 27 aprile.

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Cineuropa: Cosa l’ha spinta ad ambientare un film nel Jersey?
Michael Pearce:
Vengo dal Jersey, quindi è un ritorno al luogo dove sono cresciuto. Sebbene il tuo primo film non debba essere autobiografico, ritornare ad alcuni aspetti delle tue radici può essere davvero di aiuto. Ogni volta che ritorno nel Jersey, ho sempre molti elementi sull’isola da poter utilizzare. Riprendendo quel paesaggio e scavando a fondo sulla mia esperienza personale, ho amplificato questo tipo di archetipo fiabesco, che pensavo fosse il miglior modo per rappresentare quei sentimenti sullo schermo. C’era quel tizio chiamato la Bestia del Jersey il quale ha avuto un forte impatto sulla mia immaginazione infantile.

Che tipo di ricerca ha fatto sulla Bestia del Jersey, lo stupratore e pedofilo seriale, Edward Paisnel, che ha terrorizzato l’isola per una decina d’anni rapendo bambini dai propri letti fino al suo arresto nel 1971? Come ha influenzato la sua personalità, dato che era già nato dopo il suo arresto?
Sua moglie ha scritto un libro sull’esperienza. Ci sono due o tre libri su di lui e li ho letti tutti. Per me, il Jersey era un ambiente fiabesco e sembrava assurdo che questi crimini fossero stati commessi lì. C’era un dualismo nel fatto che l’isola era abbastanza sicura e sapere che questi crimini erano stati commessi lì. 

Ci sono stati altri serial killer che ha cercato?
Ho fatto molte ricerche nella British Library su Ted Bundy, Gary Ridgway e Jeffrey Dahmer, e c’era anche Ian Huntley come fonte d’ispirazione. E’ stata una sorta di unione tra questi diversi casi reali e i personaggi che ho inventato personalmente. Alcune famiglie delle vittime della Bestia del Jersey sono ancora qui e non ho voluto usare la loro storia.

Beast fa ricordare Summer of Sam di Spike Lee per quanto riguarda la paura creata dalla notizia di un serial killer, piuttosto che dagli omicidi stessi. Perché ha deciso che Moll (Jessie Buckley) sarebbe stata al centro del suo film?
E’ uno dei miei film preferiti di Spike Lee. Adesso che lo stai dicendo, ha senso. La maggior parte di questo film non è incentrata sugli omicidi ma su giovani che stanno crescendo. Fin dall’inizio, ho voluto focalizzarmi su questa donna che in pratica ha una relazione con uno psicopatico perché solitamente questi personaggi fanno da contorno alla storia. L’attenzione è sulla polizia o sul killer o su entrambi. Ho voluto lei non perché fosse un collegamento per guardare questo crimine, l’ho voluta per essere validamente interessante.

Come l’ha resa ancor più interessante?
Ho iniziato a porre più domande a Moll e a pensare ai tipi di prigione in cui si trova lei stessa. E’ intrappolata su quest’isola, e questo crea un senso di soffocamento, oltre ad essere intrappolata in questa famiglia disfunzionale e soprattutto in un rapporto ostile con la madre. Successivamente è intrappolata anche dal suo senso di colpa. Inoltre è una donna che in maniera coraggiosa difende un uomo innocente, o è accecata dall’amore e in un certo senso manipolata consapevolmente da uno psicopatico? O c’è un lato oscuro in lei che la porta verso di lui? Se lo sta facendo amico perché è un’opportunità per vendicarsi su una comunità che la fa sentire oppressa? E’ lei la bestia? Sembra essere un film criminale o un thriller psicologico, ma è chiaramente un film di personaggi.

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(Tradotto dall'inglese da Francesca Miriam Chiara Leonardi)

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