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VENEZIA 2018 Fuori concorso

Francesca Mannocchi, Alessio Romenzi • Registi

“Cosa sto facendo per migliorare la situazione?”

di 

- VENEZIA 2018: Abbiamo chiacchierato con i giornalisti italiani Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi, il cui film, ISIS, Tomorrow. The Lost Souls of Mosul è stato proiettato fuori concorso

Francesca Mannocchi, Alessio Romenzi  • Registi

Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi sono dei pluripremiati giornalisti italiani che hanno speso anni della loro vita a occuparsi delle guerre in Iraq e in Siria. Il loro film, ISIS, Tomorrow. The Lost Souls of Mosul [+leggi anche:
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è stato proiettato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Nella loro pellicola vogliono spiegare il motivo per cui il mondo intero dovrebbe porre più attenzione ai figli della guerra dopo la “liberazione” di Mosul.

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Cineuropa: Perchè avete voluto concentrarvi sui bambini di Mosul?
Francesca Mannocchi: Stavamo seguendo l’offensiva a Mosul in qualità di giornalisti e stavamo parlando con il nostro interprete. La domanda sorse spontanea su che fine facessero tutti quelli legati all’ISIS dopo il conflitto, specialmente i bambini. L’interprete ci disse che l’esercito iracheno avrebbe probabilmente provato a ucciderne quanti più possibile. Ciò fece scaturire una domanda in noi ed è per questo che abbiamo deciso di voler approfondire un po’ di più la questione.  

Quali problematiche avete riscontrato?
FM: Non esiste alcun tipo di supporto psicologico o programma disponibile di deradicalizzazione per queste famiglie, sono semplicemente abbandonate a se stesse, esattamente come in passato. Ciò che ritengo sia una vera svista da parte della comunità internazionale è che si tratta sempre della stessa storia, già vista in passato in altre città “liberate” in Iraq. C’era un gruppo che supportava la lotta americana ed erano solo 400 al tempo; presero poi le forme dello Stato Islamico fino a crescere e diventare 30.000, ed è per questo che abbiamo voluto porre una domanda: cosa ne sarà del domani? È una domanda che continuiamo a porci da un anno e mezzo. Stiamo per caso crescendo i terroristi di domani? 

La fotografia è ben realizzata la maggior parte delle volte, il che sembra strano dal momento che si sta filmando la distruzione di una città. È stato pericoloso?
Alessio Romenzi: Non penso sia pericoloso e penso piuttosto che creare, e avere qualcosa di interessante nella propria inquadratura, possa aiutare lo spettatore a concentrarsi di più su ciò che stiamo facendo e su cosa ha di fronte. Penso si crei l’effetto opposto: il pubblico si concentrerà intensamente sulla scena, più di prima.

Nel film, trattate i bambini di entrambe le fazioni nello stesso modo. Ciò che importa è che siano bambini, non per chi combattono o la loro ideologia.  Dal momento che vi imponete di sfidare i pregiudizi del pubblico, è stato difficile mettere il vostro pregiudizio da parte?
FM: In realtà, io non nutro alcun pregiudizio. Le interviste più importanti che abbiamo fatto, per me almeno, sono state quelle alle persone che erano ancora coinvolte nell’ideologia dell’ISIS. È stato stimolante per me trovarmi di fronte a certi ragazzi che dicevano “voglio uccidere te e gli Europei e mantenere viva l’idea del martirio in Europa, perché è meglio attaccare in Europa che far morire anche solo 100 persone nel Medio Oriente”. È stato complicato provare a non avere nessuna reazione davanti a frasi del genere.

È una delle prime interviste che appaiono nella pellicola.
FM: Ha un forte impatto e ha sollevato molte domande nelle nostre menti. Ovvero, il nostro lavoro, dopotutto, consiste nell’ampliare la mente, non soltanto quella di coloro che andranno a vedere il film, ma anche le nostre stesse menti. Pertanto, quando siamo tornati in Europa, ci siamo domandati cosa stessimo facendo nel ritrarre e ascoltare questa realtà. Ci siamo chiesti: “stiamo facendo qualcosa per migliorare la situazione?”.

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(Tradotto dall'inglese da Carlotta Cutrale)

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