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TORONTO 2018 Contemporary World Cinema

Baldvin Z • Regista

“Capii che in Islanda c'era un vero e proprio mondo di cui non ero a conoscenza”

di 

- TORONTO 2018: Abbiamo intervistato il regista islandese Baldvin Z, che ci ha svelato alcuni retroscena del suo ultimo film Let Me Fall, cupo ed emotivo

Baldvin Z  • Regista

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l'acclamato regista islandese Baldvin Z ha realizzato un dramma lirico cupo ed emotivo sui celati abusi di droga degli adolescenti di Reykjavik. Il film, la cui anteprima è avvenuta durante la 43ma edizione del Festival internazionale del cinema di Toronto nella sezione Contemporary World Cinema, è già quarto nella classifica delle migliori uscite del Paese, segnando circa 25.000 spettatori in dieci giorni. Abbiamo incontrato Baldvin Z dopo la premiere di Toronto per scoprire qualcosa in più del film.

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Cineuropa: Il tema delle “ragazze perse” è abbastanza sconosciuto ai non islandesi. Come ha affrontato questa tematica?
Baldvin Z: Nel 2011 ho lavorato per una campagna anti-droga; a quel tempo non avevo la minima idea della gravità della situazione. Durante quel progetto trovai il diario di una ragazza che si suicidò qualche anno prima. Dopo averlo letto, la mia prospettiva cambiò completamente. Mi resi conto che c'era tutto un mondo in Islanda che non conoscevo e volevo a tutti i costi indagare più a fondo. Conobbi ragazze, dipendenti dalla droga, che vivevano per strada. Ci permisero di entrare nelle loro vite e di seguirle per un intero anno. Ero sconvolto dal fatto che nessuno vedesse ciò che si stava palesando agli occhi di tutti. Nessuno ammetteva la presenza di questo problema, di conseguenza nel corso di sette anni la situazione andò di male in peggio. Mi auguro che potremo aprire gli occhi e finalmente essere coscienti di ciò che sta realmente accadendo. Secondo i sondaggi abbiamo il tasso più alto di decessi tra i giovani dipendenti da droghe quindi è nostro dovere reagire.

Let Me Fall ribalta l’immagine che il mondo ha dell’immacolata società islandese. Qual è stato finora il riscontro del pubblico locale?
Quando il film uscì in Islanda, tutte le sale erano sold out quindi penso che il tema abbia toccato da vicino gli spettatori. Subito dopo sui social media si aprì un acceso dibattito perciò spero che tutto questo possa avere un risvolto positivo. Alla serata di gala della première a Reykjavik, durante l'after-party, ebbi un’esperienza stranissima: le persone stavano ancora piangendo e mi abbracciavano raccontandomi quanto avessero amato e odiato, allo stesso tempo, il film. Mi fa piacere quando un film riesce ad influenzare lo spettatore, che sia positivamente o negativamente.

Questa è la terza volta in cui si occupa di una grave piaga sociale diffusa fra gli adolescenti. Crede che la crisi finanziaria dell’Islanda abbia inevitabilmente cambiato queste generazioni?
Non ne sono certo. Sicuramente ci sono due “Islande”: prima e dopo la crisi. Ci sono alcune similitudini: prima della crisi, attorno al 2005-2007, l’Islanda ebbe un boom durante il quale tutto impazzì, comprese le droghe; la stessa cosa sta accadendo proprio ora che il Paese si sta evolvendo di pari passo con le droghe.

Quanto è stato difficile lavorare con gli esordienti Elín Sif Halldórsdóttir e Eyrún Björk Jakobsdóttir? È stato facile per Elín Sif scrollarsi di dosso l’immagine pop di Dance Slow?
Ho visto Elín Sif per la prima volta durante l’Eurovision Song Contest e decisi di inserirla nella serie TV che stavo producendo all’epoca, anche se avevo già in mente di affidarle il ruolo di Magnea. Fu difficile anche trovare una ragazza per il ruolo di Stella; dopo quattro o cinque vani tentativi, non appena Eyrún Björk entrò nella sala del casting, capimmo immediatamente che lei sarebbe stata perfetta. Abbiamo lavorato un anno insieme. Ho dovuto spiegare loro tutto il copione, in alcuni casi anche le singole scene. Più c’era comunicazione, più a fondo esploravamo la vicenda e più facile creare i personaggi. È stata veramente una piacevole avventura. Ero teso quando abbiamo iniziato a girare poiché nessuno aveva avuto una vera esperienza sul set. Fortunatamente, però, è andato tutto liscio. Sono molto soddisfatto della nostra collaborazione.

Ha un gruppo di fedeli collaboratori tra cui i produttori Júlíus Kemp e Ingvar Þórðarson, il direttore della fotografia Johann Máni Johannsson, il compositore Ólafur Arnalds e il co-sceneggiatore Birgir Örn Steinarsson. È più facile lavorarci insieme perché li conosce già bene?
Nella realizzazione dei miei film punto sempre alla libertà. La ricerco anche sul set; quando lavoro con la stessa squadra l’intesa è alta e la comunicazione è agevolata così da poter permettere eventuali cambi dell’ultimo minuto o inserimenti di nuove idee. Creare un ambiente in cui si possa lavorare al meglio mentre giriamo è ciò che desidero. Considerato il fatto che ci conosciamo tutti, riusciamo a collaborare in modo più efficiente.

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(Tradotto dall'inglese da Laura Comand)

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