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SAN SEBASTIAN 2018 Concorso

Louis Garrel • Regista di L'Homme fidèle

"Visto che sono francese, ho voluto fare un film sugli uomini e le donne"

di 

- SAN SEBASTIÁN 2018: Abbiamo parlato con il regista francese Louis Garrel del suo secondo film, L'Homme fidèle, che ruota attorno a un individuo passivo preso in un triangolo amoroso

Louis Garrel  • Regista di L'Homme fidèle
(© San Sebastián International Film Festival)

Il secondo film di Louis Garrel, L'Homme Fidèle [+leggi anche:
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intervista: Louis Garrel
scheda film
]
, è in gara al Festival del Film di San Sebastián dopo l’anteprima mondiale al recente Festival del Cinema di Toronto. Oltre che essere alla regia del film, Garrel ha anche un ruolo come attore, interpretando Abel, un uomo passivo intrappolato dai suoi sentimenti per un donna più giovane e una più matura.

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Cineuropa: Cosa ha significato per lei scrivere una sceneggiatura con il leggendario Jean-Claude Carrière?
Louis Garrel:
Quando avevo 16 anni sognavo di lavorare con Jean-Claude Carrière. Sono un grande appassionato dei suoi lavori. Poi, quando ci siamo conosciuti, ho pensato che sarebbe stato interessante scrivere un film insieme e non dover ricorrere a un produttore per farlo. Ovviamente, visto che sono francese, ho voluto fare un film sugli uomini e le donne. Ho realizzato che io e Jean-Claude potevamo formare una buona squadra: lui ha un’età [87] e io la mia [35], lui ha una visione più dura e cruda, invece io sono sentimentale, io amo il melodramma e lui lo odia.

La sceneggiatura che avete scritto riflette le vostre diversità, è una commedia, un dramma e persino un thriller in alcuni momenti.
E’ vero, è difficile inserire questo film in una categoria poiché ha elementi di dramma, commedia e thriller. Non sarei stato capace di scrivere una sceneggiatura come questa. Jean-Claude ha scritto circa 200 sceneggiature nella sua vita; conosce tutte le situazioni stereotipate ed era certo che ciò che avessimo scritto noi fosse qualcosa di completamente nuovo. Inoltre, ha anche la capacità di creare una certa ambiguità e non ha bisogno di rispondere a tutte le domande che solleva il film; al contrario, se io avessi avuto un copione con questioni irrisolte, avrei provato a risolverle.

Il film dura 75 minuti; era sua intenzione creare qualcosa di corto?
In Francia ho amici registi, e sono stato molto fiero di poter dir loro di essere riuscito a fare un film in quattro settimane, ed è per questo che il film non poteva essere troppo lungo. Amo i film brevi e i romanzi brevi, e preferisco alcuni racconti  brevi di Chekov rispetto alle sue opere più lunghe. Penso ci sia una reazione psicologica che avviene quando guardiamo un film, e dopo più o meno 50 minuti, l’attenzione comincia a vacillare. Per me, la noia al cinema è il male quindi la evitiamo facendo un film lungo 75 minuti. Ma in una recente intervista, ho scoperto che Luis Buñuel ha girato alcuni dei suoi più celebri film in 18 giorni, così sono diventato un po’ meno fiero della mia velocità.

La prima scena tra lei e Laetitia Casta, quando vi incontrate, è veramente divertente. Come l’ha girata?
La prima scena è stata divertente da girare. Sapevo che il mio silenzio sarebbe stato importante. La sequenza è lunga tre minuti, e l’ ho voluta rendere più divertente possibile. Per girare la scena con i silenzi e i dialoghi ci sono volute circa quattro ore, ma alla fine nel montaggio ci ho lavorato più di ogni altra sequenza del film. Se avessi potuto mostrarla alle persone, avrei voluto vedere dove e quando avessero riso. Credo mi ci siano voluti circa 10 giorni nel montaggio per averla come la volevo.

Il finale è molto simile a un film di Woody Allen.
Sono un grande fan di Woody Allen – in particolare il modo in cui cambia la sua interpretazione in un film. Prendete Io e Annie, uno dei suoi lavori più acclamati, per esempio: c’è sia il pagliaccio che la figura tragica. Può cambiare il suo modo di recitare, ed è molto difficile. Non sono così bravo a recitare come lo è lui.

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(Tradotto dall'inglese da Elisa Flammia)

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