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STOCCOLMA 2018

Anna Odell • Regista di X&Y

"Ho deciso che l'arte è più importante della paura"

di 

- Abbiamo incontrato la regista svedese Anna Odell per parlare di come esplora l'identità di genere in un mondo senza confini tra finzione e realtà in X&Y

Anna Odell  • Regista di X&Y

Anna Odell, laureata in storia dell’arte, diventò una celebrità controversa nel 2009, quando per un progetto di studio mise in scena un crollo psicologico in pubblico. Il suo talento come regista spiccò nel 2013 con The Reunion [+leggi anche:
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, un caso di studio simulato e autobiografico sul bullismo nelle scuole, vincitore di un premio durante la Settimana della Critica a Venezia.

X+Y [+leggi anche:
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, il secondo lungometraggio della Odell, ha aperto lo Stockholm Film Festival di quest’anno, e ha sia “Anna, la grandissima artista” (la Odell) che “Mikael, il grandissimo attore e maschio alfa” (Mikael Persbrandt) come partecipanti di “un esperimento che osserva l’identità maschile e femminile in un mondo mediale senza confini”, come afferma la regista. Per rendere le cose interessanti, vengono interpellati due psichiatri e sei attori, questi ultimi interpreti di diversi alter ego dei due protagonisti. Mentre il filo tra realtà e finzione si fa sempre più sottile, ne scaturiscono delle tensioni sessuali, espressamente in relazione con il progetto del “figlio d’arte” (art baby). Cineuropa ha provato a discutere alcuni metodi della Odell insieme a lei. 

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Cineuropa: X+Y ha qualche precedente, filmicamente parlando?
Anna Odell:
Beh, all’inizio ho pensato un po’ a Charlie Kaufman e a Synecdoche, New York. Vederlo tutto è stancante, ma è davvero divertente se preso per scene, e pure un po’ deprimente. Mi piace molto. Per qualche ragione, mi era venuto in mente anche Il grande capo [+leggi anche:
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di Lars von Trier. È probabile che nel film non si noti, però. 

L’attore protagonista del film di Trier, Jens Albinus, interpreta uno dei suoi tre alter ego insieme a Sofie Gråbøl e Vera Vitali. I tre lati di Mikael Persbrandt sono interpretati da Shanti Roney, Thure Lindhardt e Trine Dyrholm. Sembra che lei abbia selezionato personalmente alcuni dei migliori attori nordeuropei del momento.
Sono degli attori straordinari di alcuni dei migliori film di questa generazione. Non era stato pianificato; sono semplicemente capitati al momento giusto. Ho chiesto a un altro regista, Peter Grönlund, se ci fossero delle celebrità che lui considerasse simili a me, e mi ha subito consigliato Sofie, che era perfetta. Poi Sofie ha consigliato Trine come alter ego di Mikael. Anche lei, perfetta. Tutt’a un tratto mi sono trovata ad affrontare tutte queste star nordiche. Davvero tremendo. 

Perché non è un’attrice, vuole dire? Come vive la cosa?
Inizialmente con una paura terribile – per il mio ego era una mortificazione. Ma ho deciso che l’arte è più importante della paura, così cerco i metodi migliori per vincerla. Sono a mio agio quando posso usare il copione abbastanza liberamente, buttare giù qualche frase e aggiungere qualcosa di nuovo qua e là. Alcuni attori sono eccezionali nel gestire piccoli problemi come questi; sono loro a rendere tutto più semplice. Ma ci sono parecchi momenti in cui penso di lavorare molto bene. 

A volte lei è davvero divertente, come lo è anche il film. Per scelta, spero.
Anche noi lo troviamo divertente. Mi ha fatto molto piacere che durante la prima proiezione la gente abbia riso moltissimo, e a volte in momenti inaspettati. Certo, può essere un po’ imbarazzante quando certe cose volevano essere serie.

Ciò ci porta alla questione dell’“art baby”… È una parola – o magari un concetto – che le è venuto in mente da sola?
Sì. Al momento si dice “art baby” in inglese, ma non so se mi piace. Vediamo... Comunque sia è un termine rilevante, che descrive il piano di concepire un bambino tra due artisti o personalità artistiche, per dare vita a un “figlio d’arte”. E prendertene cura è come coltivare un’opera d’arte, rendendola eterna.

Ora sappiamo che lei stessa è recentemente diventata madre nella vita reale. Ha quindi direttamente trasferito la sua gravidanza nella storia?
Hmm, cos’è che è successo prima? Questa è la domanda. Ci sono cose di cui puoi parlare pubblicamente senza problemi e altre di cui non puoi, o non potrai. Strano, vero?

A proposito di Lars von Trier, non è lui stesso una sorta di figlio d’arte?
Sì, è vero! Sua madre ha avuto rapporti con un uomo proveniente da una famiglia di artisti, con l’esplicito intento di concepire un figlio d’arte. È grandioso – dovrò presentarlo al mio stesso figlio d’arte, un giorno.

(Tradotto dall'inglese da Giada Saturno)

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