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BLACK NIGHTS 2018 Concorso

Adrian Panek • Regista di Werewolf

"L'horror è sempre stato parte della nostra cultura, ma ora è su una scala diversa"

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- Abbiamo parlato con il regista polacco Adrian Panek della realizzazione del suo film Werewolf, vincitore di due premi al Black Nights di Tallinn

Adrian Panek  • Regista di Werewolf

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di Adrian Panek ha vinto il premio della giuria ecumenica e il premio del pubblico al recente Black Nights Film Festival di Tallin (16 novembre - 2 dicembre). Abbiamo incontrato il regista polacco per parlare dei temi del film e del suo cast di giovani attori. 

Cineuropa: Il suo film racconta la storia di pre-adolescenti e adolescenti sopravvissuti all'Olocausto, che sono intrappolati in un vecchio palazzo razziato da un branco di lupi infuriati, quindi c'è molto terrore. Di cosa ha paura lei?
Adrian Panek:
Ho più paura degli eventi drammatici che delle cose legate all'horror e ai salti di paura. Ho paura delle cose che di solito spaventano le persone: incidenti inaspettati o circostanze della vita, catastrofi naturali o calamità che sono dietro l'angolo. Fanno parte della nostra esperienza di vita e possono realmente accadere ogni giorno, e penso che trasformarli in horror sia qualcosa di profondamente organico. E ha anche una lunga storia alle spalle – si pensi alle fiabe scritte dai fratelli Grimm. Ruotavano attorno a eventi tragici e traumatici come crimini sessuali, abusi, cannibalismo e omicidi. Sono stati presi dalla vita quotidiana dei contadini tedeschi e trasformati in storie soprannaturali.

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Lei ha preso eventi storici reali e li ha integrati in Werewolf: l'incubo dell'Olocausto si trasforma in un branco di bestie feroci. Ma l'horror come genere è spesso usato anche per uno scopo diverso: raccontarci qualcosa di molto contemporaneo.
Penso che la figura del lupo mannaro, metà uomo, metà animale, sia contemporanea. Noi umani eravamo abituati a pensare che fossimo civilizzati e colti, o che avessimo un'origine divina che ci distinguesse dal resto della natura. Dopo la Seconda guerra mondiale e l'Olocausto – il massacro di un gruppo di persone da parte di un altro, in nome della battaglia della specie – abbiamo completamente alterato questa prospettiva. Ora stiamo vedendo sempre più quell'elemento bestiale, biologico degli umani; ci percepiamo come animali con cervelli troppo cresciuti, ed è un completo cambio di paradigma. L'horror è sempre stato parte della nostra cultura, ma ora è su una scala diversa.

La maggior parte del cast è composto da bambini, e sono in contrasto con quell'oscurità, portando molta luce ed energia. Tranne Sonia Mietelica e Nicolas Przygoda, compaiono tutti sullo schermo per la prima volta. Ha modificato la sceneggiatura in modo che i personaggi si adattassero alle personalità dei giovani attori che ha scelto?
Il processo di casting è stato molto lungo. Di fatto, cercavamo ragazzi con carattere, la cui emotività ed energia fossero un po' imprevedibili. Abbiamo trovato bambini che non avevano mai lavorato prima in film o in televisione, almeno fino al momento in cui sono stati scelti. I due protagonisti della storia – Władek e Hanys – dovevano inizialmente avere 12 anni, e abbiamo trovato Kamil Polnisiak e Nicolas Przygoda, che avevano esattamente quell’età. Ma poiché la produzione è stata posticipata di due anni, sono diventati più grandi e abbiamo dovuto adattare la sceneggiatura – per esempio, se un dodicenne dorme in un letto con Hanka, è una scena innocente e dolce; se un quattordicenne si trova nella stessa situazione, è diverso. Inoltre, durante questi due anni, Nicolas ha iniziato a lavorare – ha recitato in Playground [+leggi anche:
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intervista: Bartosz M. Kowalski
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di Bartosz M. Kowalski – quindi anche quello ha fatto la differenza. In generale, quando lavoro sulla sceneggiatura, tendo a descrivere i protagonisti in dettaglio, mentre i personaggi di supporto spesso traggono molto dagli attori stessi. E’ quello che ho fatto nel mio primo film, Daas, e per Werewolf, ho cercato un gruppo vario e colorato di bambini per interpretare le parti più piccole.

Werewolf combina un certo numero di generi – horror, favola dark, dramma, film di formazione per adulti... Può parlarci del processo di montaggio e di come ha bilanciato questi elementi?
Abbiamo avuto un primo montaggio pronto quasi subito; era praticamente un montaggio di tutte le scene della sceneggiatura, e in questa versione, il dramma era molto prominente. Abbiamo lavorato alle versioni successive con il montatore Jarosław Kamiński [vincitore dell’EFA per Cold War [+leggi anche:
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Q&A: Pawel Pawlikowski
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] per diversi mesi, ma abbiamo concordato insieme su quel particolare ritmo. Non ci sono quasi film dell'orrore girati in Polonia, quindi abbiamo dovuto capire noi stessi come narrarlo secondo le regole del genere, o come costruire efficaci momenti di paura. In generale, l'elemento chiave è l'informazione: se il pubblico ne ha tante, si crea suspense e, se ne ha poche, si crea mistero.

(Tradotto dall'inglese)

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