email print share on facebook share on twitter share on google+

BERLINO 2019 Concorso

Nora Fingscheidt • Regista di System Crasher

"Ho sempre voluto raccontare una storia su una bambina selvaggia"

di 

- BERLINO 2019: Dopo la première di System Crasher in concorso, la regista tedesca Nora Fingscheidt spiega a Cineuropa perché è importante cambiare, anche radicalmente, i sistemi

Nora Fingscheidt  • Regista di System Crasher
(© Philip Leutert)

Proiettato nella competizione principale del 69° Festival di Berlino, l’energico film di Nora Fingscheidt, System Crasher [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Nora Fingscheidt
scheda film
]
, si concentra sulla piccola Benni (Helena Zengel), la “system crasher” del titolo, per la quale i servizi per l’infanzia e il welfare sembrano non riuscire a trovare una soluzione adeguata. Afflitta da attacchi di rabbia incontrollabili, si isola rapidamente dalle persone a cui tiene maggiormente. Anche da sua madre.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)Cinesquare Internal News

Cineuropa: È sempre complicato fare film con i bambini, ma in System Crasher, Helena Zengel è quasi in ogni scena. Come l'ha gestita?
Nora Fingscheidt: Ci sono molte restrizioni quando si decide di lavorare con i bambini in Germania. Ma abbiamo avuto molti giorni di riprese, e anche se quando guardi il film sembra che lei gridi tutto il tempo, abbiamo sempre avuto giornate con scene tranquille. Ho incontrato Helena durante la nostra primissima sessione di casting. Pensavo che non avrei mai trovato una ragazzina che potesse interpretare questo ruolo, e invece eccola lì, la numero sette. Pensavo fosse meravigliosa. Non avrei mai immaginato una bambina bionda come "sistem crasher", ma non riuscivo a togliermela dalla testa. Era l'unica che potesse mostrare questa aggressività, ma c'era in lei anche qualcosa di fragile. Prima di impegnarmi nel progetto, volevo che leggesse la sceneggiatura, cosa che ha fatto con sua madre, per assicurarmi che lei sapesse cosa stava facendo. Abbiamo iniziato a lavorare insieme sei mesi prima delle riprese per conoscere il mondo di Benni. 

Il termine “system crasher” è nuovo per noi. Come ha scoperto questi bambini?
Sei anni fa stavo lavorando a un documentario su una casa di accoglienza per donne senzatetto. Quando arrivò una ragazza di 14 anni, rimasi scioccata. Era così giovane! L'assistente sociale mi disse: "Bene, questo è il 'sistema crasher'. Possiamo ancora accoglierli al loro 14° compleanno". Ho sempre voluto raccontare una storia su una bambina selvaggia. Anch'io ero una bambina piuttosto selvaggia, e nei film le ragazzine sono sempre così carine e tranquille. Sentivo che raccontando questa storia, potevo combinare qualcosa di personale con qualcosa di socialmente rilevante. Certo, molti "system crasher" sono adolescenti, ma ci sono anche bambini, alcuni addirittura più giovani di Benni.

È la sua storia, ma ci viene mostrata mentre interagisce con adulti molto diversi: la sua scontrosa madre, educatori e insegnanti. Come voleva ritrarre questi legami?
Prima di tutto, non volevo dare la colpa al sistema. È molto flessibile, cambia ogni anno e ci sono persone vere dietro di esso. E hanno anche sentimenti. Tutte le persone che ho incontrato vogliono essere d’aiuto, ma lottano e alla fine falliscono. Per non parlare delle circostanze che rendono tutto difficile, perché se hai una Benni in un gruppo di dieci bambini, cosa fai con gli altri nove? Devi proteggerli. Posso capire il loro dilemma. Il conflitto principale viene da dentro Benni, non dall'esterno. Per me, questo è ciò che rende questa storia interessante.

È molto significativo che la relazione meno soddisfacente della vita di Benni sia quella con sua madre, che è visibilmente spaventata dalle esplosioni di sua figlia.
Questo è sicuramente ciò che manca a Benni, ma non oserei dire che è un problema generalizzato in Germania. Ogni bambino ha bisogno di amore incondizionato, e non tutti i bambini lo hanno. È sempre stato così, è un tragico bisogno umano. Non è un fenomeno nuovo, e questo vale anche per il cinema: si pensi a I 400 colpi di François Truffaut. Raccontava una storia simile, 60 anni fa, di bambini ai quali mancava l'amore dei loro genitori, che combattevano per questo e non riuscivano comunque a ottenerlo. È interessante notare che la storia di Benni sarebbe molto diversa in diversi luoghi: durante la Script Station di Berlinale Talents, qualcuno mi ha detto che nel suo paese, dopo qualche rifiuto, un bambino del genere sarebbe finito a vivere per strada. Quindi quello dei bambini non amati è un tema generale, ma questo è un modo molto tedesco di dirlo. Non tutti sono fortunati ad avere una casa sicura e stabile, quindi questa storia deve essere raccontata ancora e ancora.

(Tradotto dall'inglese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Leggi anche