email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

Ivan Kavanagh • Regista di Never Grow Old

"Era un film estremamente ambizioso per il nostro budget, ma penso che ce l'abbiamo fatta"

di 

- Abbiamo incontrato l'irlandese Ivan Kavanagh, regista-sceneggiatore del western Never Grow Old, che uscirà negli Stati Uniti il 15 marzo

Ivan Kavanagh  • Regista di Never Grow Old

Il film western Never Grow Old [+leggi anche:
intervista: Ivan Kavanagh
scheda film
]
,presentato da Ripple World Pictures (Irlanda) e Iris Productions (Lussemburgo), esce oggi, 15 marzo, negli Stati Uniti. Abbiamo incontrato il regista-sceneggiatore irlandese Ivan Kavanagh (The Canal, The Fading Light) che ci ha parlato della realizzazione del suo ultimo film.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Cineuropa: Ci parli di Never Grow Old. Di che cosa tratta?
Ivan Kavanagh: Never Grow Old tratta di Patrick Tate (Emile Hirsch), un immigrato e becchino irlandese che trae profitto quando dei fuorilegge, guidati dall'olandese Albert (John Cusack), prendono il comando di una città di frontiera americana lungo la California Trail nel 1849. Mostra il lato oscuro del "sogno americano", della "ricerca della felicità" a tutti i costi e l'ipocrisia di una città oppressiva e patriarcale, che fu costruita dopo l'espulsione violenta e assassina dei nativi americani locali. L'olandese Albert vede tutto questo quando arriva lì, e comincia a distruggere la città e i suoi abitanti, usando le loro colpe, bugie, avidità e disperazione contro loro stessi, assecondando la sua visione distorta e xenofoba dell'America.

Come è stato lavorare con attori talentuosi come John Cusack ed Emile Hirsch? Come hanno contribuito alla realizzazione del film?
Emile è un attore molto istintivo e di talento naturale, e abbiamo sviluppato rapidamente una sorta di codice quando lavoravamo insieme. Era sempre estremamente preparato e paziente, rispettava il lavoro di tutti sul set, e poteva rendere coerente la sua performance dal primissimo take all’ultimo. Ha anche portato una vulnerabilità a Patrick che mi è piaciuta. A John piaceva intellettualizzare ogni scena e azione del suo personaggio, quindi avevamo lunghe discussioni la sera prima o il giorno stesso. La sua ricerca prima di arrivare sul set era esaustiva, e si presentava con un intero taccuino pieno di idee per il suo personaggio. Abbiamo parlato molto dell'attuale politica americana e, tenendo presente questo, abbiamo discusso l'idea che l'olandese Albert pieghi la verità a suo piacimento, alla sua visione del mondo e al suo interesse personale; in altre parole, la verità è ciò che dice di essere.

Che tipo di sfide artistiche ha affrontato nel realizzare questo film?
Questo era un film estremamente ambizioso per il nostro budget. Dal ricreare meticolosamente il periodo, a trovare luoghi che assomigliassero all'America, costruendo la città di frontiera americana, girando in due paesi, post-produzione in tre, il freddo, la pioggia, l'incredibile quantità di fango, i cavalli, i cannoni, gli stunt, il fuoco e l'enorme cast, le sfide erano immense e talvolta sembravano infinite. Ma penso che ce l'abbiamo fatta e sono estremamente orgoglioso del lavoro di tutti – e del film. 

Quali sono state le sue principali fonti di ispirazione mentre scriveva la sceneggiatura?
L'idea era di scrivere un western che avrebbe funzionato come un film di genere, ma che avrebbe anche raccontato la fondazione dell'America e cosa significasse realmente (e quindi, possibilmente, raccontare l'America di oggi). Il film si apre con una bandiera americana bruciata, quindi tocca temi come il genocidio dei nativi americani, la xenofobia, l'oppressione e lo sfruttamento delle donne, la legge del "wild west" e la pena capitale. La mia principale ispirazione quando scrivevo erano le fotografie di frontiera dal 1850 in poi. Le difficoltà sul volto delle persone erano sorprendentemente evidenti, e se ascoltate gli inni che cantavano in quel momento, parlavano di disagi, della miseria della vita e di come la vita sarebbe migliorata dall'altra parte, in Paradiso. È una visione che fa riflettere e commovente della fondazione dell'America e dell'esperienza degli immigrati. Ho cercato di metterci un po’ di questo nel film, oltre a rendere omaggio ai western che amavo da bambino. 

Cos'è oggi il cinema western? Perché pensa che questo genere sia ancora capace di affascinare le masse nel 2019?
Penso che il fascino duraturo dei western risieda probabilmente nella semplice vicenda del bene contro il male in gran parte di essi. È anche emozionante guardare un tempo e un luogo, in un passato non troppo lontano, in cui le persone devono prendere la legge nelle loro mani, dove la violenza potrebbe scoppiare da un momento all'altro e dove ognuno porta una pistola. C'è una strana attrazione per questo (nella sicurezza della propria casa, ovviamente, e nella finzione), che permane ancora oggi negli Stati Uniti. Penso che all'interno di questa semplice struttura di racconto morale, puoi sperimentare ed esplorare temi più contemporanei e seri, come l'attuale situazione politica negli Stati Uniti.

(Tradotto dall'inglese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Leggi anche