email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

LECCE 2019

Leonardo D’Agostini • Regista di Il campione

“Il voler piacere a tutti i costi porta a fare cose sbagliate”

di 

- Il regista Leonardo D’Agostini ci parla della sua sfiziosa opera prima, Il campione, presentata in anteprima al Festival del cinema europeo di Lecce e nelle sale italiane dal 18 aprile

Leonardo D’Agostini  • Regista di Il campione

Prodotto dai “golden boys” del cinema italiano Matteo RovereSydney SibiliaIl campione [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Leonardo D’Agostini
scheda film
]
, primo lungometraggio di Leonardo D'Agostini, nelle sale dal 18 aprile, è una riuscita commedia dolceamara sulla gestione del successo, con al centro un giovane goleador ricco, viziato e combinaguai (Andrea Carpenzano) al quale il presidente della sua squadra decide di affiancare un professore schivo e tormentato (Stefano Accorsi) come tutore. Ne abbiamo parlato con il regista al 20° Festival de cinema europeo di Lecce, dove il film è stato presentato in anteprima.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Cineuropa: Un film ambientato nel mondo del calcio, ma che parla di molto altro: amicizia, rapporto padre-figlio, gestione del successo… Qual è stato lo spunto iniziale?
Leonardo D'Agostini: Il calcio è uno sfondo molto importante, ma è soprattutto un film sull’amicizia. La storia è nata perché ci intrigava il personaggio di questo ragazzo della periferia romana che è una specie di rockstar, come spesso lo sono i calciatori, e ci piaceva immergere in questo mondo folle, scapestrato, uno come noi, un professore. Lo spunto iniziale è venuto da Mario Balotelli. Abbiamo poi scoperto che molti di questi calciatori hanno dei tratti in comune, scenari familiari simili, percorsi simili. Quello che cambia è dove vanno a finire, piuttosto che il punto di partenza. 

Vi siete dunque ispirati a un fatto di cronaca in particolare?
Il soggetto lo abbiamo scritto io e Antonella Lattanzi quasi cinque anni fa. Avevamo letto di Balotelli, conosciuto per essere un ottimo giocatore ma anche per la sua vita turbolenta. All’epoca giocava nel Milan, la Società era esasperata e decise di mettergli dietro un tutor. Il tutor nella cronaca era una guardia del corpo, ma mi piaceva l’idea di un ragazzo poco più che ventenne al massimo del suo potenziale, con un lato caratteriale così complesso, pieno di vuoti emotivi, culturali, affettivi. Così solo nell’animo da essere sempre alla ricerca di compagnia, di presenze intorno a sé. Abbiamo pensato: forse è per questo che ne combina una dopo l’altra, perché vuole piacere agli altri.

Poi incontra il professore…
È un giocatore che guadagna milioni all’anno, il presidente della Società, pur di salvare il suo investimento – non per fini umanitari, insomma – fa questa scommessa e lo affianca a questo professore, che per vicende sue personali è all’altro lato dello spettro, una persona che dalla vita non si aspetta più nulla. Il ragazzo è solo senza saperlo, mentre il professore è solo per scelta sua. È l’incontro fra queste due solitudini che fa sì che scatti qualcosa. Sono costretti a stare insieme, poi il rapporto cresce, diventa un interscambio. Anche Valerio capisce e supera i suoi blocchi grazie all’incontro con questo ragazzo. 

Come vi siete documentati su tutto quel mondo che ruota attorno a questi calciatori straviziati?
Ci siamo letti tante biografie, che sono ricche di aneddoti. Antonella poi è figlia di professori, sua mamma è stata anche insegnante di Antonio Cassano (altro ex giocatore noto per le sue intemperanze, ndr). Ma al di là di queste ricerche, più semplicemente abbiamo pensato alle dinamiche generali di ragazzi con adolescenze complicate. Il voler piacere a tutti i costi porta a fare cose sbagliate, sono dinamiche universali che abbiamo trasportato in un mondo diverso che è quello dei soldi, della fama, dove molte volte questi errori sono tollerati, considerati un vezzo. 

Il film si svolge in buona parte a Trigoria, sede (e tempio) dell’A.S. Roma.
Io sono un tifoso, quindi fare il mio primo film a Trigoria è stato come realizzare un doppio sogno. Lì c’è la storia di una squadra di calcio di serie A importante, seguita da milioni persone, questo rende il racconto più vero e interessante. La Società, dopo aver letto la sceneggiatura, ha aderito al progetto e ci ha spalancato le porte di casa. Poi c’è stata la benedizione di Francesco Totti. L’ex capitano della Roma ha visto il film, vi ha riconosciuto tante cose e ne ha colto in pieno lo spirito: da padre, vorrebbe tornare a vederlo con suo figlio.

Infine, la scena allo stadio: è riuscito a rendere credibile una partita di calcio al cinema.
Quella è la sequenza più complessa di tutto il film. È molto difficile ricreare la serie A, una macchina da guerra che genera e costa milioni di milioni. Abbiamo dovuto trovare un partner di livello alto che potesse essere credibile come doppio della Roma, che alla fine è stato il Pisa Calcio, una squadra di serie C con calciatori professionisti eccezionali. Dobbiamo molto a loro per la qualità delle scene calcistiche. Dal punto di vista tecnico è stato ancora più complesso: abbiamo girato allo Stadio Olimpico spalti, ambienti interni, spogliatoi e corridoi, mentre il campo è stato girato a Pisa. Con gli effetti digitali sono stati poi congiunti i due ambienti, e il campo di Pisa è stato portato dentro l’Olimpico. Carpenzano giocatore di serie A? Anche quello fa parte dei miracoli del cinema.

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Leggi anche