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Alexis Michalik • Regista di Cyrano mon amour

“Un film in costume che parla di teatro ma con un ritmo incalzante”

di 

- Alexis Michalik ha accompagnato a Roma, ai Rendez-Vous Nuovo Cinema Francese, il suo primo lungometraggio, Cyrano mon amour, nelle sale italiane dal 18 aprile

Alexis Michalik  • Regista di Cyrano mon amour

Dopo il successo ottenuto in teatro, il 37enne regista-attore francese Alexis Michalik porta sul grande schermo la sua commedia Cyrano mon amour [+leggi anche:
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intervista: Alexis Michalik
scheda film
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 (dalla pièce Edmond), che racconta la folle genesi di uno dei capolavori della letteratura mondiale, il Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand. Prima dell’uscita nelle sale italiane il 18 aprile con Officine UBU, il film è stato presentato a Roma alla nona edizione dei Rendez-Vous Nuovo Cinema Francese, dove abbiamo incontrato il regista.

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Cineuropa: Come è nata l’idea di raccontare la genesi di Cyrano de Bergerac? 
Alexis Michalik: Tutto è cominciato quando vidi Shakespeare in Love vent’anni fa. Raccontare le circostanze in cui Shakespeare, sommerso dai debiti, trovò l’ispirazione per scrivere una delle sue opere più famose, grazie a un’adorabile musa, la trovai un’operazione geniale, e mi chiesi perché in Francia non avessimo mai fatto una cosa del genere. Successivamente ho letto Cyrano che è diventata una delle mie opere favorite, e sono rimasto stupito quando ho appreso che Rostand l’aveva scritta a soli 29 anni. Nessuno aveva creduto in lui fino a quel momento e la prima di quello spettacolo fu un successo incredibile.

Quanto c’è di reale e quanto di inventato in ciò che vediamo sullo schermo?
Mi piaceva raccontare questa storia non come una specie di documentario. Volevo rendere omaggio a quell’epoca e a Edmond Rostand, che aveva preso Cyrano de Bergerac – un personaggio realmente esistito, un autore teatrale del ‘600 – e vi aveva inventato intorno tutta una storia, in particolare il triangolo amoroso. Io ho fatto la stessa cosa: ho preso la storia di Edmond che scrive Cyrano per raccontare questa mia storia, ho messo insieme personaggi reali – attori e autori teatrali dell’epoca – con personaggi inventati e ho creato anch’io un triangolo amoroso. Era anche un modo per raccontare la creazione teatrale: io sono un autore teatrale prima di tutto, so come viene la prima idea e come l’ispirazione può intrecciarsi alla vita vera. Ho voluto mettere in questo film l’essenza di Cyrano: il romanticismo, l’eroismo, e la memorabile scena del balcone.

Il film mette in scena una rivalità accanita, e molto divertente, tra Rostand e Georges Feydeau. Quanto c’è di vero in questo? E perché ha scelto per lei il ruolo di Feydeau?
Non c’era una vera competizione tra i due, ma dovevo trovare una nemesi di Rostand. Prima di scrivere Cyrano, Rostand non aveva avuto alcun successo, scriveva in versi alessandrini e si sentiva un fallito, mentre Feydeau è l’antitesi, era autore di commedie molto popolari. Nella vita reale era una persona molto empatica, non era come l’ho dipinto nel film. Io l’ho reso più arrogante per contrappunto a Rostand. Feydeau era la star della commedia, ho voluto rendere omaggio a lui e al suo stile, questo film infatti è un po’ un vaudeville, ad esempio nella scena in albergo ci sono porte che sbattono, persone che entrano ed escono… Quanto al mio ruolo, mi diverto sempre a interpretare parti un po’ da arrogante. Lui è un autore di successo, e lo sono anche io, quindi c’era anche questo gioco.

Un film in costume che parla di teatro: messa in questi termini poteva sembrare un’operazione rischiosa.
Lo spettatore che non frequenta il teatro pensa che sia un luogo, polveroso, noioso, altezzoso. Per questo volevo fare qualcosa che fosse teatro ma che avesse un ritmo incalzante, come le commedie americane degli anni Cinquanta. Ho utilizzato quasi sempre la steadicam per seguire da vicino i personaggi. Le sequenze in teatro sono filmate come una pièce, in piano sequenza, perché volevo conservare questa idea della troupe, ritrarre il lavoro teatrale al cinema. È un film in costume che parla di teatro ma che non va visto come un film datato, e nemmeno moderno: è piuttosto atemporale, come Cyrano.

Visivamente parlando, Cyrano mon amour immerge lo spettatore in un modo più ideale che reale. È così che lo aveva pensato dall’inizio?
Volevo fare una sorta di Favoloso mondo di Amélie trasportato nel 1897. L’immagine di Parigi è molto idealizzata (in realtà il film è girato a Praga), è la Parigi dei sogni. Attraverso le grandi immagini che aprono il film, il pubblico si tuffa nella meraviglia della Parigi dell’epoca.

Infine, Olivier Gourmet, che nel film incarna il primo interprete di Cyrano della storia, l’attore Constant Coquelin: finalmente un ruolo brillante per lui.
Difficilmente lo vediamo in commedie, fa sempre parti da duro, da cattivo, o lo vediamo nei drammi dei fratelli Dardenne, mentre nella vita è l’uomo più gentile e amabile che ci sia. Quando l’ho chiamato è stato felicissimo, proprio perché non gli propongono mai commedie. Ma è allergico alle protesi, e ha dovuto sopportare anche otto ore di trucco, senza mai lamentarsi. Un attore sublime.

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