email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

CANNES 2019

Thierry Frémaux• Direttore artistico, Festival di Cannes

"Nessuno è perfetto; neanche Alain Delon. E sono certo che non lo siete nemmeno voi"

di 

- CANNES 2019: Thierry Frémaux, direttore artistico del Festival di Cannes, ha avuto una conversazione pre-festival con i giornalisti sulla Croisette, in cui sono emersi un paio di temi sensibili

Thierry Frémaux• Direttore artistico, Festival di Cannes

“Sono davvero felice di avere Alejandro González Iñárritu come presidente di giuria. Da quanto ricordo, potrebbe essere il primo presidente di giuria con la barba della storia”.

E’ una chiacchierata informale quella che Thierry Frémaux, direttore artistico del Festival di Cannes (14-25 maggio), ha intrattenuto con la stampa in un incontro semi-improvvisato lunedì a mezzogiorno nella rinnovata sala stampa (nuove sedie!) al terzo piano del Palais des Festivals. Gli argomenti più leggeri hanno spaziato dai suoi pensieri sul nuovo Tarantino ("Non penso davvero a quest'anno come al 25° anniversario di Pulp Fiction; per me è l'anno del nono film di uno dei grandi della sua generazione, e io sono contento che sia riuscito a terminarlo in tempo") all’atteggiamento allegro di registi "seri" come Ken Loach e i fratelli Dardenne. "Sono tutti amici, ed è molto bello avere i propri amici al festival".

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Alla richiesta di una valutazione dell’impegno sulla parità di genere che il festival ha sottoscritto nel maggio 2018, Frémaux ha spiegato che c'è una maggioranza di donne che lavorano nella sede centrale di Parigi, mentre il personale di sicurezza è principalmente di sesso maschile. I titoli in competizione quest'anno sono stati scelti da quattro donne e quattro uomini "e abbiamo due presidenti di giuria uomini e due donne, così come un’apertura maschile nella competizione ufficiale – Jim Jarmusch – e una femminile in Un Certain Regard – Monia Chokri”. Ha poi enumerato con orgoglio 15 titoli diretti da donne ("Anche di più, se includiamo i corti") nella Selezione ufficiale, sottolineando il fatto che l'impegno sottoscritto non avrebbe mai portato a una selezione basata sulla parità di genere ("Mostrerebbe una mancanza di rispetto selezionare un film solo perché è fatto da una donna") e ha condito il tutto con una citazione della protagonista della locandina ufficiale di quest'anno, Agnès Varda:" Agnès mi diceva, 'Io non sono una donna regista; sono una donna e una regista – promettimi che non sceglierai mai un film semplicemente perché è fatto da una donna". Quindi, non ci saranno favoritismi e nessuna discriminazione positiva a Cannes, ha affermato Frémaux. 

La sala si è scaldata quando il tema sensibile Alain Delon è venuto fuori, con varie accuse di sessismo, razzismo e fascismo rivolte al destinatario della Palma d'oro onoraria di quest'anno. In che modo, si chiedeva un giornalista in mezzo ad alcune proteste, dopo la dichiarazione dell’anno scorso di tolleranza zero del festival riguardo a molestie e abusi, questo può essere giustificato? "So che devi chiederlo", ha risposto un indulgente Frémaux. "Guarda, non stiamo dando a Delon il Nobel per la pace; stiamo onorando la sua carriera come attore. E Delon è un grande attore. Le persone sono piene di contraddizioni. Se hai visto Delon in Mr. Klein, sarai d'accordo. È un film diretto da un membro della lista nera del partito comunista, Joseph Losey. Delon ha prodotto questo film, ed è stato fatto perché lui voleva che fosse fatto". 

Frémaux è poi passato a interrogarsi, da una parte, su una petizione americana che chiede di bandire Delon dal festival (che si sta avvicinando alle 18.000 firme) e, dall'altra, sulla mancanza di petizioni sul cambiamento climatico e il presidente degli Stati Uniti. "È complicato. Nessuno è perfetto; neanche Alain Delon. E sono certo che non lo siete nemmeno voi", ha concluso Frémaux tra gli applausi, dopo di che ha scherzato sul fatto di non aver ricevuto alcuna domanda su Netflix.

Per quanto riguarda i giurati con la barba, Frémaux potrebbe avere ragione – se si eccettua Louis Lumière, il presidente onorario dell'edizione del 1939 del festival, che venne cancellata a causa dell'improvviso scoppio della Seconda guerra mondiale.

(Tradotto dall'inglese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.