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CANNES 2019 Quinzaine des Réalisateurs

Quentin Dupieux • Regista di Le Daim

"Un film sulla dolce follia e la libertà"

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- CANNES 2019: Il cineasta francese Quentin Dupieux parla del suo nuovo film, Le Daim che ha aperto brillantemente la Quinzaine des Réalisateurs del 72° Festival di Cannes

Quentin Dupieux • Regista di Le Daim
(© so_me)

Di ritorno sulla Croisette dove aveva presentato Rubber nel 2010, l’originale Quentin Dupieux (Wrong, Wrong Cops, Réalité, ecc.) parla della sua ultima creazione, Le Daim, interpretato dagli eccellenti Jean Dujardin e Adèle Haenel, e che ha aperto la 51ma Quinzaine des Réalisateurs del 72°Festival di Cannes.

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Cineuropa: Come è nato il progetto di Le Daim?
Quentin Dupieux: Lo scrissi inizialmente in inglese per un comico americano che conosco pensando di realizzare un film davvero grottesco, ed era quasi un grande sketch. Il progetto mi è rimasto in mano perché sentivo che mancava qualcosa. Un giorno, l'ho riscritto in francese ed è lì che ho scavato un po’ in profondità, che ho aggiunto molti parametri umani che padroneggiavo inevitabilmente meglio in francese. Ed è diventato Le Daim, che è per me un film sulla dolce follia e principalmente sulla libertà: che cosa ci fai con la libertà?

Dramma, commedia e anche film horror: come ha dosato il mix di generi?
Non esiste un modo scientifico per mescolare i generi. Mi è sempre piaciuto giocare con i generi. Una semplice commedia la cui unica funzione è di far ridere la gente è qualcosa che non saprei fare. Molte persone lo fanno bene, anche se sempre meno. Io, quando faccio un film, ho bisogno di mescolare i giocattoli. Racconto questo film in modo divertente perché sono così: sono stato un consumatore di film horror, di film d'autore, di grandi commedie e non mi vedo a scegliere tra l’uno o l’altra. Qui non ho fatto un film su un assassino, non mi interesserebbe passare un'ora e mezza con un serial killer, mi annoierebbe profondamente. Quindi cucio. Mi piace anche che la sala respiri, che rida, che il minuto dopo ci sia un momento di tensione e che la gente sia concentrata, e che un minuto dopo rida di nuovo. Gioco bene con tutto questo. A questo livello, non voglio parlare di scienza del montaggio e della scrittura, ma c'è una piccola cosa che funziona: mi piace cambiare la curva di un film.

Girare nella provincia francese ha influenzato lo stile del film?
Quando ho deciso di fare un film francese, ho dovuto rimmaginarlo e creare un mondo di solitudine e terra di nessuno in Francia. Quindi abbiamo esplorato un'area che non conoscevo. Ho girato quattro film negli Stati Uniti, ma era per puro bisogno di essere all'estero, pensando che non fossi in grado di girare a casa.

Cosa ci dice del fatto che il personaggio si riprende con una piccola videocamera?
Non avevo alcuna voglia di filosofeggiare. Vedere un ragazzo girare e guardare le immagini su una videocamera, è una situazione che mi dà piacere. Mi ricorda sicuramente il mio debutto a 14 anni, le mie prime emozioni da videografo. Per me, questa è l'unica ragione. Ho bisogno di essere collegato all'infanzia e alla radice dei miei desideri. Ho estremamente paura di diventare un adulto noioso. Mi piace sapere che sto raccontando qualcosa che so. Quando do una videocamera a questo personaggio, è un modo per rimanere in contatto con lui in modo molto forte, un modo per amarlo, per essere vicino a lui, per capirlo, per essere in un piccolo mondo che conosco bene. Non c'è film nel film, perché stiamo parlando della possibilità di un film, ma non lo vediamo. Il cinema che parla di cinema è comunque un soggetto noioso, e questo soggetto del film nel film provo un po’ a evitarlo, perché per me la camera in questo film e in questo senso è un po' un gadget.

Perché il film resti credibile, ci voleva un'interpretazione molto sobria di Jean Dujardin. Come ha lavorato con lui?
Molto semplicemente. Entrambi volevamo lo stesso film, realistico, eliminare ogni effetto. Tutto quello che volevamo con Jean era stare con i piedi per terra, nella realtà, che sembrasse vero. Abbiamo abbassato tutti i cursori in modo che fosse un po’ neutro, reale, un po’ morbido nell'interpretazione, che non sembrasse forzato o spinto troppo. Non si trattava di fare una performance. Qui era il contrario, è l'eccellenza nel nulla, nell'attore che non recita. Era complicato, ma dal momento che Jean è un talento nel suo campo, è stato molto facile da ottenere.

(Tradotto dal francese)

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