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CANNES 2019 Quinzaine des Réalisateurs

Bas Devos • Regista di Ghost Tropic

"Potevo prendermi tre mesi di vacanza, e invece ho scelto di scrivere un film"

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- CANNES 2019: Il regista belga Bas Devos ci ha raccontato come ha realizzato Ghost Tropic, un film girato in tempo record

Bas Devos  • Regista di Ghost Tropic

Quando il regista belga Bas Devos ha presentato il suo ritratto di una Bruxelles traumatizzata a seguito degli attentati del 2016 in Hellhole [+leggi anche:
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, la triste reazione del pubblico lo ha spinto a voler creare una pellicola equivalente ma intrisa di speranza e luce. Girato in tempo record, Ghost Tropic [+leggi anche:
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ha inaugurato la Quinzaine des Réalisateurs a Cannes 2019.

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Cineuropa: In Hellhole, ha dipinto una Bruxelles post attacchi terroristici del 2016. Adesso fa ritorno nella stessa città, nella medesima modalità ma con una prospettiva differente. Ghost Tropic è nato da Hellhole?
Bas Devos: Letteralmente, sì. Chi ha visto Hellhole ha sicuramente pensato quanto fosse triste e terrificante come posto. Non era questa la mia intenzione e ho sempre sperato di mostrare agli spettatori uno spiraglio di luce alla fine. Ho avuto subito la sensazione di aver fatto un errore madornale. Mi sono sentito affogare e in disperato bisogno di nuova energia. Potevo prendermi tre mesi di vacanza, e invece ho deciso di scrivere un film. Ho capito che Hellhole non rispondeva alle vere domande che il film poneva, in gran parte di proposito, anche perché non ne avevo molte io stesso. Però, mai così lentamente, le cose hanno iniziato a prendere forma nella mia testa. Probabilmente la risposta è molto semplice: siamo esseri umani e se rimaniamo aperti tra di noi, è lì che la luce e la speranza risiedono. E così è nato il film. L’abbiamo girato in 15 giorni, o per meglio dire notti, con una squadra molto piccola e pochissimi soldi.

La sua protagonista è una donna di origini magrebine sulla cinquantina. Cosa l’ha portato a fare questa scelta?
Lavorando a Hellhole, ho incontrato molte delle madri degli attori presenti nel film e mi hanno subito incuriosito. Non vengono rappresentate quasi mai. Le vedevo andare in giro per le strade con i loro hijab, condividendo i miei stessi ambienti, ma nei film e nei telegiornali erano assenti. Quando le ho incontrate, sono rimasto molto colpito dalla loro forza d’animo, con una visione culturale e sociale così pragmatica, decisa, nitida e coincisa. Sono tutto fuorché calme e ingenue, dedite alla cucina e alla casa a porte chiuse. Ho pensato che fosse l’ora di dare loro visibilità con il mio film.

Ha tratto ispirazione per il titolo di Hellhole dalla descrizione di Donald Trump su Bruxelles post attacchi nel 2016: “È come vivere in un inferno (lett. hellhole)”. Da dove deriva, invece, il titolo Ghost Tropic?
Personalmente, il titolo fa riferimento a uno spazio geograficamente immaginario tra realtà e finzione. La mia visione di Bruxelles è, come chiunque ci viva, assurda. È possibile prendere le scale da qualche parte nella zona nord della città, e qualche secondo dopo, ritrovarsi a sud! Le location sono tutti quei posti che amo e che volevo usare, per quanto melenso possa sembrare. Abbiamo degli orrendi centri commerciali che però io trovo bellissimi, alcuni angoli bizzarri e oscuri, la metropolitana, che io adoro. Tutti questi luoghi fanno parte della mia visione romanzata e idealizzata di Bruxelles. Spero solo che gli spettatori che conoscono la città, possano trovare questo film allegro e godersi il viaggio sentendosi liberi!

Pensa di essere riuscito a cogliere la luce e la speranza tutt’intorno?
Francamente, c’è stata una conferenza stampa subito dopo la proiezione del film e tra le persone presenti ho sentito qualcuno dire che il mio film fosse stato il primo “non spaventoso”. “Ci sono riuscito” ho pensato. Sono riuscito a creare un contrasto con quella vita all’ “inferno” attraverso una donna e il suo viaggio involontario nella Bruxelles notturna, dove aveva bisogno di trovare altre persone in cerca di aiuto, ricevendolo e offrendolo lei stessa a volte. Senza alcun timore!

Il ruolo principale interpretato da Saadia Bentaïeb è veramente notevole. Dove l’ha trovata?
È un’attrice di teatro molto famosa in Francia, ha lavorato anche con la Compagnie Louis Brouillard di Joël Pommerat, da qualche decennio, una vera e propria “Grande Dame” di teatro. L’ironia della situazione sta nel fatto che Saadia non aveva mai partecipato alla realizzazione di un film fino a qualche anno fa. Ha preso parte al film 120 battiti al minuto [+leggi anche:
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 e il mio film è stato il primo grande ruolo da protagonista. Era esattamente la persona che stavo cercando, ovvero una donna con una presenza scenica di notevole importanza e che bucasse lo schermo in modo genuino. Queste donne non sono mai timide, sono modeste. Soprattutto, quando ti parlano e ti guardano dritto negli occhi, lì vengono viste.

(Tradotto dall'inglese da Carlotta Cutrale)

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