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KARLOVY VARY 2019 Concorso

Kristina Grozeva, Petar Valchanov • Registi di The Father

"Siamo rimasti affascinati dalla facilità con cui una persona razionale può cadere nel soprannaturale"

di 

- I registi bulgari Kristina Grozeva e Petar Valchanov ci hanno parlato del loro racconto irreale The Father, che è stato presentato in concorso a Karlovy Vary

Kristina Grozeva, Petar Valchanov  • Registi di The Father

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, due film i cui messaggi sociali e politici sono valsi loro decine di premi, la coppia di registi Kristina Grozeva e Petar Valchanov offrono un cambio di passo con il loro terzo lungometraggio, The Father [+leggi anche:
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. Ecco cosa hanno da dire i registi riguardo al loro nuovo viaggio creativo.

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Cineuropa: Quando Cineuropa ha coperto per la prima volta il vostro progetto, avete detto che la storia era molto personale. Potete dire qualcosa di più su questo aspetto?
Kristina Grozeva:
L'incidente scatenante del nostro film lo abbiamo preso in prestito da qualcosa che è realmente accaduto il giorno del funerale della madre di Petar. Il telefono del suo vicino cominciò a ricevere alcuni messaggi e, quando lo controllò, rimase senza fiato e lo mostrò a tutti i presenti al funerale: la chiamata proveniva dal numero della madre di Petar, il che era ovviamente impossibile. Eppure, per un momento o due, tutti noi abbiamo tremato: tutti volevamo che fosse vero. Siamo rimasti affascinati dalla facilità con cui una persona altrimenti completamente razionale può cadere nel soprannaturale, a patto che le dia una sorta di speranza o di cura per il dolore. Così è stato piantato il seme dell'idea, ma è stato solo quattro anni più tardi che lo abbiamo recuperato e abbiamo iniziato a pensare attivamente a trasformarlo in un film.

Avete chiamato il vostro film The Father, ma l'intera storia è raccontata dal punto di vista del figlio, interpretato da Ivan Barnev. Perché?
Petar Valchanov:
Come la maggior parte delle persone, viviamo entrambi quel conflitto perpetuo e irrisolvibile tra figli e genitori ogni giorno. Lo conosciamo meglio dal nostro punto di vista, quello di una figlia e un figlio. Ti insegnano presto alla scuola di cinema a raccontare storie su ciò che sai perché è l'unico modo per essere completamente onesti. Abbiamo semplicemente seguito questa regola di base.

Nella vostra sceneggiatura, ci sono commenti sui "comunisti" ancora al potere e sul sistema sanitario. Pensate che il cinema abbia il dovere di cambiare la società esplorandone i problemi?
K.G.:
Si tratta più del nostro personale bisogno di articolare diversi argomenti e problemi che affrontiamo nella nostra società. Attraverso i nostri film, proviamo a scattare un'istantanea della vita reale, a dipingere l'immagine della persona contemporanea che vive in questo piccolo territorio nella parte orientale della penisola balcanica. E questa persona, crediamo, è molto confusa. La nostra società è lacerata dagli estremi, che vanno dal forte odio alla dolorosa devozione, e le persone non si fidano delle istituzioni – la polizia, il sistema sanitario – ed è per questo che spesso preferiscono affidarsi a maghi e guaritori.

The Father è il vostro terzo film insieme. Come è cambiato il modo in cui vi dividete i compiti? Usate mai la tecnica del poliziotto buono/poliziotto cattivo sul set?
P.V.:
Non abbiamo una ricetta o una formula; seguiamo semplicemente i nostri impulsi creativi. A volte giochiamo al poliziotto buono/poliziotto cattivo. A volte usiamo l'altra persona come scusa – per esempio, se uno di noi sta avendo una discussione estenuante con un membro della crew che vuole sapere il perché di questo o quello, la risposta può essere "perché l'altro ha detto così". Un'altra cosa è che prima dicevamo "stop" contemporaneamente, mentre ora spesso non diciamo nulla, il che è un incubo per gli attori.

Sono trascorsi cinque anni dalla vostra prima opera. Avete visto qualche miglioramento nel modo in cui funziona l'industria cinematografica bulgara?
K.G.:
Grazie agli sforzi di un gruppo di registi, alcuni anni fa, il Bulgarian National Film Center ha finalmente lanciato un bando per produzioni a basso budget. L'idea era di assegnare sovvenzioni più piccole a un numero maggiore di progetti. Come previsto, questo ha dato un grande impulso ai registi bulgari e ha permesso la realizzazione di film pluripremiati come 3/4 [+leggi anche:
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di Stephan Komandarev. Anche il nostro secondo film, Glory, è stato finanziato grazie a quel bando. Attualmente, c'è una discussione in corso sui cambiamenti nel Film Industry Act, e speriamo sia in meglio.

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(Tradotto dall'inglese)

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