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PALIĆ 2019

Ana Maria Rossi • Regista di Ajvar

"Ho sentito l'urgente necessità di raccontare una storia sull'inerzia e un certo senso di impotenza"

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- Abbiamo conversato con Ana Maria Rossi, regista del dramma serbo-montenegrino Ajvar, uno dei titoli selezionati per il concorso principale al 26°European Film Festival Palić

Ana Maria Rossi  • Regista di Ajvar
(© Zoran Lončarević)

Il film d'esordio di Ana Maria Rossi, intitolato Ajvar [+leggi anche:
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, è stato presentato in anteprima mondiale durante la 26ma edizione dell'European Film Festival Palić, uno degli eventi cinematografici più importanti della regione dei Balcani. La trama ruota attorno a una coppia serba, interpretata da Nataša Ninković e Sergej Trifunović, che vive in Svezia da molto tempo e apparentemente conduce una vita confortevole, ma senza figli. Abbiamo parlato di alcune delle scelte narrative della regista, del processo di produzione del film, dei suoi piani di distribuzione e dei suoi progetti futuri.

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Cineuropa: Perché ha scelto di raccontare questa storia? Qual è stata la sua principale fonte di ispirazione?
Ana Maria Rossi:
Ho un legame personale con tutti i temi del film. In generale, credo che non possiamo raccontare storie su cose che non comprendiamo appieno. Ho visto molte persone vivere la propria vita con passività; queste persone lasciano che le cose accadano e sono sopraffatte dai loro problemi esistenziali. Certamente, tutti – in misura diversa – agiamo in questo modo nel corso della nostra vita. Ho sentito l'urgente necessità di raccontare una storia su questo tipo di inerzia e senso di impotenza. Inoltre, credo che portare questa storia sullo schermo abbia una sorta di potere catartico.

Il film si apre con una dei protagonisti, Vida, che parla con il suo psichiatra e si lamenta della sua incapacità di rimuovere una macchia da un paio di jeans che sono fuori produzione. Perché?
Ho pensato che scegliere di mostrare il personaggio che si lamenta di qualcosa di relativamente poco importante potesse essere una buona metafora del suo forte desiderio di sfuggire a problemi reali. Ecco perché, nella prima scena, Vida sceglie di concentrarsi su qualcosa di irrilevante, come una macchia su un paio di Levi’s. È un percorso più facile da seguire e le consente di rimanere – temporaneamente – nella sua zona di comfort. Gli psicologi trovano questo atteggiamento molto comune tra i loro pazienti.

In che modo i due attori principali hanno lavorato insieme sul set? Come hanno sviluppato i loro personaggi?
Sono stati entrambi fantastici. Ci conoscevamo da quando noi tre frequentavamo la stessa scuola di cinema [la Facoltà di Arti Drammatiche a Belgrado]. Ho già lavorato con Nataša Ninković e Sergej Trifunović, e sono entrambi grandi interpreti e attori esperti. Sono stata molto felice di averli a bordo. In precedenza, hanno recitato in Some Other Stories [+leggi anche:
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(2010), un film collettivo realizzato da me e da altre quattro registe della regione [Marija Dzidzeva, Ivona Juka, Ines Tanović e Hanna Antonina Wojcik-Slak]. Abbiamo lavorato insieme per diversi mesi allo sviluppo dei personaggi. I loro continui sforzi e il duro lavoro durante le prove hanno dato grande profondità ai personaggi di Vida e Bane sullo schermo. Sono molto grata per il loro aiuto.

Quali sono i piani di distribuzione per Ajvar?
Dopo la premiere a Palić, il film sarà proiettato in altri festival serbi e montenegrini [Herceg Novi, Vrnjačka Banja e Niš, tra gli altri], e sarà pronto per l'uscita cinematografica a ottobre di quest'anno. La distribuzione di Ajvar è gestita dalla società di Belgrado Taramount Films.

Qual è stata la parte più difficile del processo di produzione?
Tecnicamente parlando, non è stato un film difficile da girare. Abbiamo girato solo in alcune location e principalmente in ambienti controllati. Ciò che è stato più difficile è stato garantire finanziamenti per sviluppare e produrre il film. Forse irrazionalmente, non avevo scelto di raccontare una storia su temi più popolari, che sicuramente sarebbe stata più redditizia al botteghino. Per lo stesso motivo, sapevo anche che non potevo contare su un massiccio sostegno alla produzione estero. Probabilmente ho sbagliato tutto in termini di marketing, ma quella era la storia che volevo raccontare. Credo comunque che il pubblico sarà in grado di stabilire alcune connessioni personali con il mio film – ci sono molti serbi che vivono all'estero che si portano a casa i barattoli di ajvar [il film prende il nome da una salsa a base di melanzane che si trova comunemente nelle valigie dei serbi che vivono all'estero] e che potrebbero trovare i personaggi terribilmente familiari.

Sta lavorando a qualcos'altro al momento?
Sì, sto lavorando a due sceneggiature che toccano lo stesso argomento: il collasso e i fardelli che si porta dietro una famiglia serba, condizionata dai cambiamenti sociali e politici che il paese sta attraversando. La storia coprirà alcuni decenni di storia jugoslava e post jugoslava.

(Tradotto dall'inglese)

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