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NEW HORIZONS 2019

Sara Dosa • Regista di The Seer and the Unseen

"In Islanda, la magia è normale"

di 

- Cineuropa ha incontrato la regista californiana Sara Dosa per parlare del suo nuovo film islandese-americano The Seer and the Unseen dopo la sua prima europea a New Horizons

Sara Dosa  • Regista di The Seer and the Unseen
(© Dorota Lech)

Proiettato all’interno della sezione Oslo/Reykjavik del polacco New Horizons Film Festival (25 luglio-4 agosto), The Seer and the Unseen [+leggi anche:
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, delicato documentario di Sara Dosa, ci presenta Ragnhildur ‘Ragga’ Jónsdóttir, che sa fare buon uso della sua inusuale capacità di comunicare con gli “abitanti nascosti” d’Islanda, approfittandone per proteggere l’ambiente e dimostrando ancora una volta che per credere non è sempre necessario vedere.

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Cineuropa: È sorprendente il modo in cui tutti, inclusi i suoi familiari, rimangano impassibili davanti a quello che Ragga dice o fa. Anche quando sostiene di parlare con gli elfi, non si scompone nessuno.
Sara Dosa:
Ha ragione, nessuno si scandalizza. Circa la metà degli islandesi crede nell’esistenza degli elfi, in una qualche forma. Non viene percepito come qualcosa di strano, perché fanno parte del loro tessuto culturale da secoli. Per alcuni è una semplice superstizione, ma non vogliono neanche non crederci, per quanto possa sembrare un controsenso, per paura che porti sfortuna.

A differenza di molte altre creature mitiche, in Islanda non è previsto che si facciano vedere. Ci si raccomanda anche di non lanciare sassi per evitare di colpire questi “abitanti nascosti”.
Secondo quanto dice Ragga, è tramite gli altri sensi che si può accedere a questo mondo. Quando abbiamo iniziato a girare il film, in tanti ci hanno chiesto se saremmo ricorsi all’animazione. “Come farete a rappresentare gli elfi?”, ci domandavano. Io ho voluto che rimanessero invisibili perché è così che molti islandesi ne fanno esperienza. Era una scelta che trovavo anche stilisticamente intrigante. Mi è sempre piaciuto il realismo magico, e in questo tipo di narrazione la magia è considerata normale. Lo trovo un bellissimo modo di vedere il mondo.

A un certo punto, Ragga dice di essere uscita allo scoperto come veggente solo in età avanzata. Come ha fatto a scoprirla?
Desideravo realizzare un film sull’Islanda da molto tempo, ho sempre pensato che fosse un luogo potente e magnifico. Quando ho iniziato a spulciare tra i titoli dei giornali islandesi ne ho trovato uno che diceva: “Lobby degli elfi blocca costruzione di una strada”. Durante i miei studi avevo seguito la crisi finanziaria islandese e mi ero interessata al rapporto esistente non solo tra il paese e il paesaggio naturale, ma anche con la “mano invisibile” del mercato libero. E in quell’articolo venivano citati proprio gli “elfi invisibili”! Riportava anche diverse citazioni di questa donna che parlava di politiche ambientali e sembrava allo stesso tempo stesse scherzando e fosse profondamente seria. Era chiaro che credesse negli elfi e che non si prendesse troppo sul serio. Ha presente quel momento in cui leggi qualcosa e capisci di volerne sapere di più, riguardo a quella persona? È esattamente quello che ho provato.

Ragga è già apparsa in alcuni filmati girati da giornalisti internazionali, ma che spesso non davano credito alle sue convinzioni. È stato importante, per lei, sapere che le credeva, o che almeno la accettava per la persona che è?
Moltissimo. Ero un’altra straniera, all’inizio erano scettici. Anche io lo sarei stata [ride]. Per fortuna, ho trovato una fantastica crew islandese, a partire dal mio co-produttore che si è ritrovato nei panni di mediatore culturale. Quando l’ho contattato la prima volta mi ha detto che molti forestieri tendono a dipingere i suoi connazionali come superstiziosi e “arretrati”, convinti come sono di queste fesserie. Le mie convinzioni sugli elfi sono in continua evoluzione, ma credo che Ragga racconti una storia che può essere letta come un’allegoria ambientalista.

È sempre stata così forte? Perché un conto è andare a controllare se ai tuoi vicini invisibili stanno bene i lavori già pianificati di espansione della casa, ma avviare un contenzioso col governo è tutt’altra cosa.
È conscia del fatto che un’azione singola può avere molteplici conseguenze. La sua lotta per salvare la cosiddetta “chiesa degli elfi”, che ho mostrato nel film, è diventata un modo per salvaguardare i paesaggi lavici, e alla fine sono riusciti a difendere più territorio di ogni altra città in Islanda. Il suo lavoro ha un impatto enorme. Nel film non si vede, ma poco dopo si è trasferita in un’altra casa, in campagna. Era perfetta in tutto, tranne che per la fabbrica di alluminio che incombeva all’orizzonte. Come ci ha insegnato La donna elettrica [+leggi anche:
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intervista: Benedikt Erlingsson
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[di Benedikt Erlingsson], in Islanda rappresentano un grosso problema ambientale. Mi ricordo che ci ha scherzato su, dicendo “Bene, sarà la mia prossima battaglia”. E non smetterà mai, perché anche se la gente non crede che gli elfi esistano davvero, si spera che almeno capisca quanto sia speciale la natura.

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(Tradotto dall'inglese da Michela Roasio)

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